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Eolico, pareri sfavorevoli Regione. Le considerazioni di Italia Nostra

"Mi auguro davvero che l’atteggiamento della Regione Basilicata sia radicalmente cambiato nella valutazione dei progetti eolici"

La Regione Basilicata ha dato parere sfavorevole su due progetti eolici all’esame del Ministero dell’Ambiente. Riguardano uno i comuni di Castelgrande, Muro Lucano, San Fele, Ruvo e Rapone e l’altro quelli di Acerenza, Banzi, Palazzo San Gervasio, Genzano di Lucania e Forenza. Per quest’ultimo le conclusioni dell’istruttoria tecnica evidenziano come il progetto risulti in contrasto con la L.R. 54/2015 sui siti non idonei alla installazione di questo tipo di impianti.

Ma anche che quelle che i progettisti definiscono strade esistenti in qualche caso sono “molto probabilmente mulattiere e carrarecce”. Ancora tante altre osservazioni fanno i tecnici istruttori della nostra Regione, segno che hanno dedicato molta attenzione a quanto da tempo segnalo, cioè la superficialità con la quale vengono descritti i territori e la sufficienza con la quale si tratta degli impatti.

In particolare, fanno rilevare sempre gli istruttori regionali “risulta del tutto incomprensibile come si possa ritenere l’impatto visivo generato dall’impianto (18 pale!) come nullo, laddove la cartografia allegata allo studio dell’Inter visibilità contempla aree in cui risultano visibili fino a 94 aerogeneratori. Inoltre “si ritengono scarsamente significative le simulazioni d’intervento, limitate a soli tre punti che, relativamente alla Masseria San Germano, evidenziano una notevole intrusione visiva rispetto allo stato ex ante”. E così via con tutta una serie di contestazioni molto fondate. Per il primo progetto le contestazioni non cambiano sostanzialmente. Si riscontra tutta una serie di imprecisioni e insufficienze, fra le quali spicca sempre il fatto che “non è stata analizzata la compatibilità dell’intervento con la L.R. 54/2015 che definisce le aree idonee e non idonee ad ospitare impianti eolici”. E l’istruttoria prosegue evidenziando il mancato supporto di dati documentati e rilievi diretti circa la definizione dell’area vasta oggetto di studio e le assolute superficialità nella descrizione della flora e della fauna esistenti. E ancora,” risulta insufficiente lo studio paesaggistico dell’area d’interesse e la relativa valutazione dell’impatto, senza una specifica valutazione del grado di disturbo visivo arrecato dall’impianto”. E tante altre osservazioni di merito molto importanti.

Come dicevo, da tempo segnalo le “imprecisioni” nei progetti eolici che ho studiato è da ultimo le ho illustrate nel Seminario nazionale sulle rinnovabili che ho organizzato e coordinato a Roma lo scorso giugno con numerosi e qualificati relatori tecnici e istituzionali del GSE, della Guardia della Finanza e del Ministero dell’Ambiente (Capo della segreteria tecnica del ministro Costa, Tullio Berlinghi). Ora, mi auguro davvero che l’atteggiamento della Regione Basilicata sia radicalmente cambiato nella valutazione dei progetti eolici, a partire da quelli di propria competenza, oltre che per quelli di competenza ministeriale. Mi auguro che si cominci non solo a bocciare i progetti che palesano” imprecisioni” e superficialità, ma che si proceda sempre a denunciare questi fatti alla Magistratura affinché i giudici valutino la sussistenza o meno di reati quali falsa descrizione dei territori ex ante e/o finalizzati all’approvazione più facile dei progetti.

Parliamoci molto chiaramente: finora quanti progetti sono stati approvati nonostante fosse palese che non potevano bastare le rassicurazioni sul fatto che gli impianti sarebbero stati scarsamente visibili e che non avrebbero alterato in modo significativo il Paesaggio, o che avrebbero portato con sé ricchezza e occupazione a non finire? E chi ha verificato ex post la veridicità di tali affermazioni? Sotto gli occhi di tutti è invece il contrario. E allora ancora più coraggio, Regione Basilicata: Chiediamo insieme con forza che si ponga fine a questo scempio, e che si utilizzino i fondi per l’eolico per l’equità sociale, per creare davvero lavoro diffuso minimizzando gli impatti, ponendo fine alla speculazione. Come? Utilizzando gli stessi fondi ora regalati ai falsi benefattori ammantati di green per posare pannelli su gran parte delle superfici cementificate, fatte salve le zone di pregio, centri storici eccetera. Secondo l’urbanista Bordini, solo fra il 1995 e il 2005 abbiamo cementificato qualcosa come 750000 ettari d superfici utilizzabili allo scopo! Coraggio Regione Basilicata, salva una delle nostre grandi ricchezze, il nostro meraviglio Paesaggio. Gli strumenti li hai. Vedremo.

Vitantonio Iacoviello, presidente della sezione Vulture Alto Bardano e consigliere nazionale di Italia Nostra