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L’omicidio volontario della dignità dei lavoratori migranti

Trattati come animali: randagi dal tramonto all’alba e schiavi dall’alba al tramonto

Siamo nel ventunesimo secolo, precisamente nell’anno 2019. E qui, in una regione del Sud della penisola italiana, accade qualcosa di tragicamente vergognoso. Centinaia, migliaia di lavoratori agricoli provenienti da altri Paesi, dove il ventunesimo secolo non è ancora arrivato, sono costretti, per pochi euro al giorno, a vivere in condizioni disumane. Accampati in baracche improvvisate o in capanni abbandonati, in condizioni igieniche disastrose, senza acqua, né luce, né gas. Al freddo d’inverno e torturati dalla calura d’estate.

Si tratta di persone di cui tutti hanno bisogno. Senza di loro non è più possibile raccogliere e mettere sul mercato i prodotti ortofrutticoli. Eppure, sono trattati come animali: randagi dal tramonto all’alba e schiavi dall’alba al tramonto.

Sono anni ormai che assistiamo all’omicidio volontario della dignità  e dei diritti di questa gente. Anni di polemiche e di lacrime bugiarde. E quando ci scappa il morto sentiamo all’istante quel cattivo odore di ipocrisia.

È possibile che questi lavoratori non abbiano un posto dove stare, dove andare? Per lavarsi, prepararsi da mangiare, riposarsi, guardare un film, leggere un libro? Non ci credo. Credo invece all’ignavia del potere, alla mediocrità dei politici che avrebbero dovuto e potuto risolvere almeno le situazioni più incresciose. Credo alla superficialità delle istituzioni, alla violenza dell’odio, al nichilismo della burocrazia, alla disumanità dei governi e delle amministrazioni locali.

Sgombrato un ghetto se ne fa un altro. Il caporalato si trasforma in agenzia di servizi, perfino di “servizi immobiliari”. Ai “randagi” offrono un capanno, tra i ruderi delle campagne, un posto letto, la fornitura di pasti. Così gli scippano una parte del misero salario e si spolpano le ossa di quegli avanzi di vita martoriata.

Dobbiamo ringraziare con il cuore i volontari, i movimenti e le organizzazioni che, oltre a rendere meno dolorosa la quotidianità dei lavoratori migranti mantengono alta l’attenzione dell’opinione pubblica sulle loro condizioni di vita e di lavoro.

Le istituzioni e le organizzazioni imprenditoriali parlano, ipotizzano, si scandalizzano. Eppure, basterebbe poco per salvare quelle vite. Quanto costa un sistema di accoglienza per i lavoratori stagionali? Soprattutto: quanto vale la dignità di quelle persone? Il rumore delle vostre parole è ormai insopportabile: “stiamo cercando una soluzione”, abbiamo provveduto alla gara”, stiamo sbloccando i fondi”, “stiamo facendo il possibile”.

Siete dei mostri. Vergognatevi.