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I nostri figli disabili, alunni di serie b. La testimonianza di tre mamme lucane

"Come ogni anno si ripete il problema degli assistenti e così i ragazzi sono costretti a stare a casa"

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Arriva da tre mamme di Bernalda (Matera) la testimonianza che il diritto a frequentare la scuola non è uguale per tutti.

Nunzia, Rosaria e Pina  hanno a che fare ogni giorno con la disabilità dei loro figli, che frequentano, rispettivamente, il Liceo Scientifico, il Geometra e la Ragioneria nello stesso plesso scolastico. 

“Ogni anno- spiegano- dobbiamo sopportare il ritardo, anche di mesi, con cui arrivano gli assistenti per i nostri figli. Questo comporta che, fatte le ore con l’insegnante di sostegno, i nostri ragazzi o rimangono a scuola senza far niente, o tornano a casa.

La scuola ci assicura che la richiesta del personale per assistere i ragazzi disabili la fa a giugno ma poi, per motivi a noi sconosciuti, quando le lezioni cominciano la storia si ripete”. 

“Ho anche scritto una mail, due giorni prima che iniziassero le lezioni al presidente della Provincia di Matera, Piero Marrese, per segnalare il problema-racconta Rosaria- Ad oggi non si è degnato nemmeno di rispondere. 

L’unica risposta è arrivata da un addetto della Provincia, che ho incontrato personalmente, il quale mi ha assicurato che il personale sarebbe arrivato entro pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico. E’ passata ormai una settimana e ancora non si vede nessuno”.

I ragazzi -lamentano- sono ancora in età dell’obbligo all’istruzione, ma poi siamo costrette a tenerli a casa perché non c’è chi li segue e questo è un controsenso”.

“Oggi per esempio-ci racconta Rosaria- mancava anche l’insegnante di sostegno. Mi hanno avvisata prima, cosa che negli anni passati non sempre è accaduta, e mia figlia è rimasta a casa”.

Anche Pina oggi ha dovuto tenere a casa il suo ragazzo per “mancanza di personale”. “A mio figlio-racconta con voce dolce- piace stare a scuola e anche per me, avere delle ore libere, è importante per poter fare cose che con lui è più complicato fare”.  

Se queste mamme d’acciaio non accusano stanchezza nel doversi dedicare ogni giorno anima e corpo ai figli, sono stremate dal doversi confrontare con una scuola che non garantisce il diritto all’istruzione alla pari dei loro compagni. Le loro sono vite scandite dalla disorganizzazione che si ripete puntale negli anni. Dalle riunioni “per risolvere il problema, che però non si risole mai in maniera definitiva” che sono diventate ormai una routine. 

“Siamo stanche- ammettono- Perché non si organizzano prima? E’ così difficile? Perché non si mettono nei nostri panni?” 

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