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Tassiamo le chiacchiere e le idiozie

In un Paese logorroico come il nostro lo Stato incasserebbe molti quattrini

L’idea di tassare merendine e, aggiungerei, altre schifezze dannose non è peregrina. Anzi. Sono completamente d’accordo. Non è un provvedimento illiberale perché non impedisce a nessuno di comprare quella robaccia e di mangiarla. Basta pagarla qualche centesimo in più. Centesimi da destinare a misure utili per i cittadini. Se fosse possibile sarebbe un bene tassare anche qualcos’altro. Le chiacchiere, per esempio.

In un Paese logorroico come il nostro lo Stato incasserebbe molti quattrini. Le chiacchiere inutili su argomenti di interesse pubblico le tasserei un tot a parola, quelle dei politici un tot a lettera. Mentre le chiacchiere private, fatti loro, le lascerei nel novero delle conversazioni, quindi esentasse.

Se fosse possibile tasserei anche gli idioti. Se sei un idiota, inconsapevole – quindi doppiamente imbecille –  paghi un tot a idiozia appena ti beccano o ti segnalano all’apposito ufficio municipale. Un po’ come accade con le sanzioni amministrative per gli eccessi di velocità. Oltre la sanzione pecuniaria questi signori dovrebbero essere condannati a leggere la Divina Commedia e L’Eneide dieci volte al mese per un anno intero.

Se, invece, non sei idiota, ma lo fai consapevolmente per diffondere cretinerie al fine di procurare vantaggi a te stesso o a gruppi di appartenenza, ti devi iscrivere nel registro pubblico del municipio e pagare per le idiozie che diffondi. Gli evasori, cioè quelli che divulgano stupidaggini sotto forma anonima o non iscritti al registro, dovrebbero essere condannati a pagare un’ammenda che li costringe a lavorare giorno e notte in uno dei forni dell’Ilva, con la pena aggiuntiva del sequestro di ogni supporto collegato al web.

È impossibile lo so, ma lasciatemi sognare.