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Corruzione. Il posto di lavoro è la nuova moneta di scambio

In Basilicata la tangente è un “dovere di riconoscenza per l’amicizia dimostrata e per l’interessamento prestato”

Secondo l’Anac – Autorità anti corruzione – il posto di lavoro è la nuova moneta di scambio della corruzione e riguarda il 13% dei casi scoperti nel triennio 2016 – 2019 dalle autorità. I fenomeni corruttivi si espandono e si “smaterializzano”, perciò calano in termini percentuali i casi di contropartita in denaro o sotto altre forme economiche per lasciare più spazio a nuove forme di corruzione. I casi di corruzione scoperti sono stati 152, uno a settimana.

Il denaro continua a rappresentare il principale strumento dell’accordo illecito, tanto da ricorrere nel 48% delle vicende esaminate, anche a fronte di cifre esigue, nell’ordine di 50 o 100 euro appena. Il posto di lavoro è usato come controvalore soprattutto al Sud, dove l’assunzione di coniugi, congiunti o soggetti comunque legati al corrotto è stata riscontrata nel 13% dei casi. A seguire, a testimonianza dell’avvento di più sofisticate modalità criminali, si colloca l’assegnazione di prestazioni professionali (11%), specialmente sotto forma di consulenze, spesso conferite a persone o realtà giuridiche riconducibili al corrotto o in ogni caso compiacenti. Le regalìe sono presenti invece nel 7% dei casi: benefit come viaggi, cene, ristrutturazioni edilizie, riparazioni, servizi di pulizia, il trasporto mobili, i lavori di falegnameria, giardinaggio o tinteggiatura.  Ed anche, talvolta, il soddisfacimento della richiesta di prestazioni sessuali.

I Comuni rappresentano gli enti maggiormente a rischio: dei 152 casi censiti, 63 hanno avuto luogo proprio nei municipi (41%), seguiti dalle società partecipate (24 casi, pari al 16%) e dalle Aziende sanitarie 16 casi, ovvero (17;11%).

Il settore più centrale si conferma quello legato ai lavori pubblici e appalti,  Segue il comparto relativo al ciclo dei rifiuti (raccolta, trasporto, gestione, conferimento in discarica) e quello sanitario (forniture di farmaci, di apparecchiature mediche e strumenti medicali, servizi di pulizia).

Il quadro emerge dal dossier “La corruzione in Italia nel triennio 2016-2019: numeri, luoghi e contropartite del malaffare”, presentato a Roma dal presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, il 17 ottobre scorso.

La Basilicata dei fenomeni

Se per l’Anac siamo tra le regioni in fondo alla classifica per casi scoperti, per il “Quality of Government Institute” nel 2017 la Basilicata è tra le peggiori in Europa per faccende di corruzione. Una cosa sono i casi scoperti altra cosa i parametri utilizzati dall’Università svedese di Goteborg che danno un’idea più realistica della corruzione in quanto fenomeno.

Il posto di lavoro si configura dunque come la nuova frontiera dello scambio corruttivo. Se così è il cosiddetto fenomeno delle raccomandazioni e dei concorsi truccati, degli scatti di carriera facili nella pubblica amministrazione, dei comandi da un ufficio scomodo a quello più comodo, molto diffuso in Basilicata, sarebbe inquadrato nel campo della corruzione. E in Basilicata non sarebbe affatto una nuova frontiera ma una pratica antica e diffusa. Così come sarebbe pratica antica e diffusa quella delle regalìe e delle consulenze. In tempi più remoti quando non era nemmeno chiaro chi fosse il corrotto e chi il corruttore, si regalavano “galline e formaggi”, oltre i servigi domestici. In tempi più recenti, si regalano appartamenti, pale eoliche, viaggi e prestazioni sessuali. In alcuni ambienti lo scambio di favori sarebbe anche possibile con qualche dose abbondante di cocaina.

Scopriamo l’acqua calda. Ma in Basilicata si tratta di acqua calda particolare. Qui la “compiacenza” ha origini antiche e culturali. E la corruzione si chiama “riconoscenza”

I fatti di corruzione, piccoli e grandi, sono molto diffusi, e ben nascosti, collocati in ambienti capaci di occultare tracce e raggirare norme. E il fenomeno è cresciuto nel corso del tempo anche per ragioni diciamo “culturali” che giustificavano azioni illegali ritenute lecite per consuetudine. E finalmente ciò che un giorno era ritenuto un “dovere di riconoscenza per l’amicizia e per l’interessamento dimostrati”, oggi è corruzione. Ma non tutti, pare, si siano accorti di questo cambiamento. Per cui regalare una pala eolica, o prendere 10mila euro per ogni Pas (Procedura autorizzativa semplificata) rilasciata, regalare qualche migliaia di euro per la campagna elettorale di Tizio o regalare un appartamento, o fare assumere la figlia di Caio all’agenzia regionale pinco pallo, per molti resta ancora una consuetudine, un gesto di educazione, un “dovere di riconoscenza”. In molti casi tra il  corruttore alla fonte e il  corrotto a valle, esiste una catena di compiacenze, per cui non sai distinguere i ruoli dal primo e all’ultimo, soprattutto quando gli “scambi di cortesia” avvengono nei settori dell’energia e dei rifiuti, petrolio compreso.

E tutti i consuetudinari sanno bene a quale studio notarile rivolgersi per sancire le regalìe, sanno bene quali procedure adottare per non finire nella lista dei reati accertati e sanno bene come trasferire mazzette da una mano all’altra senza che il denaro sia visibile. In Basilicata siamo dei fenomeni, all’Anac ancora non lo sanno.