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Eolico in Basilicata. È ora che qualcuno rimuova la nebbia che copre il malaffare

Quando avvertiamo l’odore della criminalità, sentiamo che non si tratta soltanto di mafia o camorra, ma soprattutto di ‘ndrangheta

La Dia di Caltanissetta ha dato esecuzione a un provvedimento di sequestro di beni emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale, su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura nissena, nei confronti di Santo Valenti, 57enne di Gela, ritenuto “contiguo” al noto “clan Rinzivillo”, facente capo a Cosa Nostra gelese.  L’uomo era stato già arrestato nell’ottobre del 2017 per attività estorsiva aggravata dal metodo mafioso ai danni di imprenditori ortofrutticoli. Le indagini della Dia nissena e i provvedimenti assunti dalla Procura non riguardano quindi gli affari illeciti nel settore eolico.

Tuttavia, la notizia che a Santo Valenti siano stati sequestrai, tra gli altri beni, un terreno con impianto eolico ad Avigliano e un terreno con impianto eolico a Potenza, guardata dal punto di vista delle nostre faccende locali, assume un significato importante.

È un segnale che conferma la nostra ipotesi, sviluppata in due anni di inchieste giornalistiche, che in Basilicata nel business del vento ci siano infiltrazioni criminali a carattere mafioso. Abbiamo studiato documenti, visitato luoghi, incontrato cittadini, operatori del settore e funzionari onesti della Pubblica amministrazione e oggi, a maggior ragione, quell’ipotesi la confermiamo senza dubbio. Anche perché nel frattempo siamo stati destinatari di “amichevoli” avvertimenti che, col senno di poi, ci hanno chiarito le idee.

Perciò insistiamo. Nell’affare eolico in Basilicata decine di funzionari, imprenditori, sportelli bancari, studi di progettazione, società veicolo e società esecutrici, società finanziarie, coperti da un ombrello politico spesso invisibile, hanno fatto strage di paesaggi e di terreni agricoli di qualità per procurarsi vantaggi illegittimi. Costruendo un labirinto di società nel quale serpeggiano altri interessi che nulla hanno a che fare con l’energia pulita. In questa giostra sono saliti anche uomini, in giacca e cravatta, legati ad ambienti malavitosi, interessati a riciclare proventi da attività illecite. Intorno all’eolico, si sono mossi e si muovono fatti e personaggi di dubbia reputazione. E alcuni ambienti politici di ieri e di oggi, con la compiacenza di funzionari pubblici, hanno fatto e fanno da copertura a un sistema di relazioni molto pericoloso.

Non sempre si tratta di affari illeciti, più spesso si tratta di accordi affaristici al limite e oltre la legalità tra sfere di business e politica. Ma quando avvertiamo l’odore della criminalità, sentiamo che non si tratta soltanto di mafia o camorra, ma soprattutto di ‘ndrangheta.

Noi facciamo i giornalisti, non gli inquirenti i quali, tra l’altro, hanno contezza di tutti i nostri articoli scritti in questi anni. Non spetta a noi fare il lavoro di altri, noi abbiamo il dovere di raccontare, e interpretare quando necessario, accadimenti e situazioni ed esporle alla valutazione critica dell’opinione pubblica.

I senatori e i deputati della Basilicata, specie quelli con la medaglia delle Commissioni Antimafia e Eco-Mafie, a parte qualche comunicato scontato e banale, dimostrino di meritarsi la fiducia dei lucani.