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Neonatologia ospedale San Carlo. Gli infermieri: siamo al limite della sopportazione

Nominato il primario, dritto o storto, reclutata una manciata di medici, fatta la solita réclame mediatica si è chiusa la faccenda

Potenza. Nominato il primario, dritto o storto, reclutata una manciata di medici, fatta la solita réclame mediatica si è chiusa la faccenda. Insomma, aggiustata alla meglio la macchina, data una ritoccatina alla carrozzeria, adesso è possibile circolare nonostante il motore presenti ancora gravi anomalie. Non importa se il Servizio di trasporto emergenza neonatale è ancora fermo. Ci hanno pensato gli ottimisti di turno, stampa compresa, a tenere sottotraccia la questione.  A vederci chiaro, siamo in presenza della solita pezza per continuare a sopravvivere chissà per quanto tempo.

Perché i problemi veri, specie quelli invisibili ad occhio nudo, permangono e crescono. C’è chi invece, i problemi li vede bene, lavorando dentro quella macchina. E sono gli infermieri. Già, perché spesso siamo convinti che un reparto funzioni soltanto se ci sono i medici, anche se in numero inferiore agli standard di organico necessari. Per capire meglio che cosa stia succedendo il quel reparto abbiamo fatto una chiacchierata con alcuni infermieri che, “per paura di ritorsioni” – così ci dicono – preferiscono rimanere anonimi. Sono gli autori di una lunga lettera anonima, inviata all’Ispettorato del lavoro di Potenza. Rispettiamo la loro volontà e usiamo nomi di fantasia.

“Si ricorre a turni extra che non possono adottarsi vita natural durante – ci dice Paolo – anche turni di abbattimento (quelli per ridurre le liste di attesa e ben remunerati). Questi turni sono effettuati anche da infermieri di altri reparti, non formati per il lavoro specifico in neonatologia. Per cui il veterano di reparto, oltre al proprio carico di lavoro è obbligato a supervisionare e a svolgere frettolosamente il lavoro dei colleghi impreparati. Insomma mancano gli infermieri, anche perché alcuni di loro lavorano in regime di part-time.”

“La carenza di infermieri – ci dice Raffaele – è nota da anni, ma nessuno ha mai adottato provvedimenti per risolvere nella sostanza il problema. Lo stesso Servizio di trasporto d’emergenza a suo tempo è stato avviato senza l’organico necessario. Comunque ci sono altri problemi interni organizzativi e di gestione del personale.”

Problemi di che tipo?

“Insomma, c’è tutto un giro di simpatie e appartenenze per cui qualcuno non fa mai i turni di domenica e di notte, però fa quelli di abbattimento che sono pagati profumatamente, mentre gli altri sono costretti a sobbarcarsi molti turni di notte in regime ordinario. E poi i Capo sala anziché essere nominati secondo le norme vengono eletti come si fa con i politici.”

“Scusa se interrompo – interviene Alberto – c’è anche chi svolge funzioni amministrative e burocratiche, anziché il lavoro specifico infermieristico di assistenza al neonato, e percepisce l’indennità di terapia intensiva. Un’unità in meno grava pesantemente su noi infermieri ormai decimati e allo sbando”

“E poi – aggiunge Raffaele –  siamo vittime di un altro disagio di cui nessuno parla. I turni vengono quasi sempre redatti alla fine del mese anziché entro il 20 del mese, come previsto dalla disciplina, turni tra l’altro non ufficialmente validati da chi di competenza. Questo modo di fare si riflette sulla nostra vita privata, non possiamo programmare nulla”.

Amici e compari fanno il bello e cattivo tempo, è questo che volete dire?

“C’è chi arriva in reparto – racconta Alberto – senza fare nulla di concreto, a volte anche sbeffeggiando e imponendo diktat a chi lavora veramente e cioè all’esiguo numero di infermieri superstiti. Individuare posizioni di comando tra i circoli degli amici, determina scelte di parte, si fanno figli e figliastri secondo logiche sbagliate”.

“Diciamola tutta – interviene Paolo – qui si assumono decisioni brevi manu in barba alle regole e alle normative. Per esempio i coordinatori non devono essere individuati tra gli infermieri della stessa unità operativa, lo prevede la disciplina, perché altrimenti si aprono ampi spazi di discrezionalità”.

Perché ci avete chiesto di incontrarvi?

Stiamo chiedendo aiuto – risponde Paolo – per anni in silenzio abbiamo sopportato il tono “padronale” di chi ci dirige, oberati di lavoro al limite della sopportazione, adesso siamo stanchi. Vi chiediamo di comprendere le nostre difficoltà. Provate a mettervi nei nostri panni. Un neonato non è una bambola, occorrono soluzioni idonee e concrete.”

E quali sarebbero queste soluzioni concrete?

Parla Paolo: “Reclutare personale idoneo e in numero necessario alle attività del reparto. Attualmente si lavora con un contingente ridotto ai minimi livelli, 5 persone per turno, e questo non accade in via eccezionale ma è la prassi. Bisogna definire nero su bianco un organigramma. Bisogna definire periodicamente il livello di complessità assistenziale. Bisogna individuare un coordinatore infermieristico esterno al reparto. I turni devono essere stilati secondo legge, entro il 20 di ogni mese.”

“Se non ci aiutate – conclude Raffaele – sarete anche voi implicati nelle logiche del potere politico, mediatico e medico. Ci rassegneremo al fatto che anche chi dovrebbe aiutarci è complice dello sbando di questa sanità”.

Noi pubblicheremo i contenuti di questa chiacchierata che riteniamo sia uno sfogo del malessere, dello stato d’animo, vissuto anche da altri operatori della Sanità. Comprendiamo anche la vostra resistenza ad esporvi. Tuttavia, non è con l’anonimato che si fanno le battaglie. E i problemi della sanità lucana sono molto più vasti e complessi di quelli da voi raccontati, seppure il vostro sfogo meriti di essere conosciuto perché espone problemi vissuti in prima persona e su cui vale la pena riflettere. Vogliamo ricordarvi che quando abbiamo pubblicato i nostri articoli sui problemi della Neonatologia, sono stati proprio alcuni infermieri ad accusarci di aver gettato fango sul reparto.