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Partito comunista: “Contro nuovi permessi petroliferi”

Presenti al presidio davanti alla Regione Basilicata

Il Partito Comunista ha preso parte al presidio di oggi, lunedì 21 ottobre, davanti al palazzo della Regione a Potenza, riguardante l’attività estrattiva in Basilicata, organizzato dalle forze sociali che si oppongono allo stato di cose attuali. E’ noto a tutti, oramai, che l’attività delle multinazionali del petrolio in Basilicata, ha fatto danni enormi all’ambiente e quindi a buona parte del tessuto economico preesistente, fatto di attività agricole e di allevamento con tutta la filiera connessa, tutto questo in nome del massimo profitto. E’ nota altresì tutta la vicenda delle promesse, puntualmente disattese,e dei vari accordi fasulli tra le multinazionali, le istituzioni borghesi e i sindacati compiacenti, come il protocollo di intesa del 5 ottobre 2012 stipulato a Viggiano, dove si prometteva, tra le altre cose “il continuo sviluppo delle tutele ambientali e della salute e sicurezza dei lavoratori”.

A tal proposito è emblematica la vicenda dei lavoratori dell’indotto Eni di Viggiano, i quali sono anni che subiscono sulla propria pelle condizioni di completa anarchia riguardanti proprio le tutele contrattuali e sanitarie, tutto questo grazie allo spezzettamento che si ha con il sistema degli appalti. Non c’è nemmeno bisogno di dire che i sindacati concertativi di cui sopra, andando avanti, tra tavoli di confronto col padrone e qualche mobilitazione, non hanno ottenuto altro che la presa in giro dei lavoratori. Quindi si presentano due problematicità, la prima è quella del lavoro e delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori, la seconda è quella della salute pubblica e dell’inquinamento ambientale e il legame che le unisce è sempre e comunque il massimo profitto.

In Basilicata, in definitiva, stiamo assistendo allo scontro tra le multinazionali e le piccole e medie realtà produttive che stanno soccombendo, generando emigrazione e di conseguenza calo della popolazione, a tutto vantaggio delle attività predatorie delle multinazionali. In ultima analisi assistiamo ad una concentrazione sempre più massiccia di forze produttive e dei profitti che da essi derivano nelle mani di pochi. Assistiamo alla socializzazione del lavoro e alla privatizzazione dei profitti. Per cui, analizzate le premesse, non possiamo esimerci dal dire che la questione ambientale va vista in una prospettiva di classe.

Secondo il punto di vista dei comunisti non si può scindere la questione della salute e dell’ambiente dalla questione dei lavoratori. E’ chiaro che i cambiamenti climatici impongono un passaggio dal fossile alle energie alternative, ma questo lo sanno anche i capitalisti, i quali ultimamente si adoperano a propagandare la così detta green economy . Coloro che hanno distrutto il pianeta in nome del profitto, lo vogliono salvare! Il compagno Chico Mendez diceva che l’ambientalismo senza lotta di classe è solo giardinaggio! Quindi è dalla lotta di classe organizzata che bisogna partire. E’ una questione di rapporti di forza che non volgeranno a favore del popolo se non si coinvolgono le classi lavoratrici, compreso chi con il petrolio ci lavora! Per questo motivo siamo contro qualsiasi ipotesi di nuovi permessi estrattivi e per la nazionalizzazione delle multinazionali e la messa sotto il controllo dei lavoratori della produzione in essere, eliminando la logica del profitto, perché solo con l’unità del popolo lavoratore possiamo avere una possibilità di cambiare modello di sistema, lottare per il socialismo-comunismo e quindi di salvare l’umanità dall’estinzione.

Partito comunista