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Petrolio. La Basilicata col sedere ammaccato e i pantaloni strappati

Eni, la Regione e la sindrome di Calimero. Un applauso al presidente Vito Bardi per aver fallito con successo

L’avevamo scritto e previsto nelle settimane e nei mesi scorsi. Dilettanti allo sbaraglio con la presunzione di vincere un confronto mostrando muscoli di cartone. E così è andata tutto a puttane. La delegazione lucana seduta al tavolo delle trattative con Eni si ritrova sola e sconsolata. Come Calimero nei cartoni animati degli anni Settanta. E adesso la Giunta Regionale fa la vittima, tradita, ingannata da quei “cattivoni dei petrolieri irrispettosi dei lucani e della Basilicata.”

A versare più lacrime di tutti è l’assessore all’ambiente Gianni Rosa il quale probabilmente è il più convinto sostenitore di una svolta nei rapporti tra la multinazionale e la Regione. E sono lacrime inutili che scorrono sul volto degli ingenui e lacrime finte che seccano sulle facce dei presuntuosi e dei furbacchioni.

Il percorso delle trattative lascia aperto il dubbio che qualcuno abbia provato a fare propaganda pur sapendo che la palla sarebbe passata in altre mani. Fare la faccia dura per mostrarsi all’opinione pubblica come paladini dell’ambiente e degli interessi della Basilicata. In completo isolamento, contornati da una strana riservatezza, i nostri paladini si sono seduti al tavolo delle vecchie volpi dell’Eni, immaginando di avere a che fare con personaggi alla loro portata.

I nostri amministratori hanno preferito tenere “segreti” i termini del negoziato, tenendo fuori dalla discussione l’intero Consiglio Regionale e, naturalmente, l’opinione pubblica lucana. Una modalità utilizzata sia nelle trattative con Eni sia in quelle con la Total.

Non si può discutere di soldi e accettare impegni sulla tenuta dei controlli ambientali da chi ha già dimostrato di agire con cinismo militare e nichilismo imprenditoriale in questi decenni.

Su quel tavolo bisognava giocarsi bene l’unica carta a disposizione della Regione, la carta politica. Vale a dire la costruzione di un fronte coeso a livello amministrativo, politico, sociale che mostrasse la determinazione popolare nei confronti della multinazionale. La pressione politica, la protesta sociale diffusa e organizzata, sono le uniche “armi offensive” temute dai petrolieri. I costi di transazione con il territorio sono uno dei rischi che Eni e Total eviterebbero volentieri.

Al contrario, i nostri paladini si sono presentati alle trattative con la pretesa di rappresentare tutti senza coinvolgere nessuno. Una manifestazione di debolezza inaccettabile. Adesso, a frittata fatta, l’assessore all’Ambiente lancia l’appello alla mobilitazione. Dopo che il presidente Vito Bardi ci ha abituati alle sue tiritere rassicuranti: le trattative proseguono con soddisfazione stiamo lavorando in maniera proficua in difesa dell’ambiente e dell’occupazione.

I nostri paladini fanno le vittime. “Eni continuerà ad estrarre, grazie ad un ‘regalino’ legislativo del Governo Monti che permette, nelle more del rinnovo della concessione, di continuare ‘automaticamente’ ad operare. Non verserà più alla Regione alcuna forma di compensazione ambientale fino a quando non ci sarà il rinnovo della concessione.”  Scusate, ma non lo sapevate? Secondo voi i vecchi volponi avrebbero accettato un accordo “costoso” sapendo di poterlo evitare? E perché  avrebbero dovuto sottoscrivere l’impegno a sganciare denaro senza il formale rinnovo della concessione? E perché avrebbero dovuto farlo? Per l’amore e il rispetto dovuto ai lucani? All’Eni dei lucani importa un fico secco. Ciò che conta per loro sono i soldi, le transazioni finanziarie, gli accordi internazionali di business. Se non sapevate tutto questo siete degli ingenui pericolosi. Se lo sapevate siete dei furbacchioni della propaganda. Sia nell’uno che nell’altro caso, i lucani devono preoccuparsi della qualità politica dei loro rappresentanti regionali. Intanto, i parlamentari lucani non pervenuti.

Sarebbe interessante sapere che cosa pensano di questa vicenda gli sponsor di Vito Bardi e compagni. Che fine hanno fatto Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni? Quali suggerimenti hanno fornito ai loro scudieri lucani? Hanno detto qualcosa? Hanno più pronunciato la parola “Basilicata” dopo le elezioni del 24 marzo scorso?

Ora vedremo quanto tempo farà passare il Governo per mediare un accordo dignitoso prima del rinnovo della concessione. Più il tempo passa più Eni ci guadagna più la Basilicata affonda.

Non sappiamo quanto questa vicenda delle trattive sia stata una sceneggiata o un vero tentativo di portare a casa qualche spicciolo in più. Fatto sta che oggi la Basilicata batte in ritirata col sedere ammaccato e i pantaloni strappati. Un applauso ai nostri assessori e al presidente della Regione per aver fallito con successo.