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Il voto in Umbria e la nuova Resistenza

L’Italia e la classe politica che oggi la rappresenta, o crede di rappresentarla, hanno bisogno di sprofondare in un mare sovranista, fascista, isolazionista in cui naufragare

Il tentativo bisognava farlo. Un fronte parlamentare in grado di dare la maggioranza a un Governo che durasse tutta la legislatura e che segnasse una svolta democratica e valoriale. Una svolta in grado di rimotivare socialmente e politicamente quel popolo che un tempo, prima della disfatta del Pd renziano e prima del crollo dei Cinque stelle alle elezioni europee, si riconosceva nel centro sinistra e nel progetto penta stellato. Una maggioranza parlamentare che impedisse il ricorso anticipato alle urne e la quasi certa vittoria delle destre. Un esperimento rischioso, come ho già scritto più volte, ma necessario. Tuttavia le condizioni per quella prova di maggioranza giallo-rosa erano chiare a molti, ma non ai politici i quali hanno agito già dall’inizio per motivazioni non politiche né ideali ma oltre modo prosaiche.

Il fatto è che all’opinione pubblica è passato un solo messaggio: l’alleanza giallo-rosa è nata per impedire il voto e per il timore che le destre potessero conquistare la maggioranza. E questo è vero. Tuttavia questa verità aveva bisogno di essere accompagnata da un progetto politico che aspirasse non solo a sgonfiare la bolla salviniana ma, soprattutto, a dare una nuova prospettiva economica, sociale e morale al Paese. L’esperimento aveva bisogno di più vasti e qualificanti significati.

Su questa prospettiva non sembra che il governo e le forze che lo compongono stiano investendo e abbiano investito molti sforzi. Il Pd e Italia Viva in primo luogo. La scelta degli uomini incaricati al governo ha determinato un primo corto-circuito nel popolo che avrebbe dovuto sostenerlo. Il tira e molla sui nomi dei ministri e dei sottosegretari ha suscitato perplessità sul cambio di passo promesso dai leader. Se a questo aggiungiamo l’originaria titubanza e la disapprovazione di parte dell’elettorato del Pd e del M5S che non ha digerito l’alleanza, il quadro di debolezza dell’esperimento è quasi completo. Si completa se analizziamo la manovra finanziaria: senz’anima, almeno così è apparsa agli occhi dell’opinione pubblica.

Il voto in Umbria potrebbe non avere un valore generalizzabile per causa delle condizioni particolari in cui si trova quella regione. Tuttavia, è il chiaro segnale del vento che tira nel sentimento degli elettori e lo conferma con forza. Il piffero delle destre suona una musica orecchiabile, mentre la musica giallo-rosa sembra suonata da musicanti che si sono incontrati per caso, ciascuno con la parte del primo strumentista. Ai cittadini fanno male le orecchie.

Se continua così, i disastri saranno peggiori. Se ciascuno lavora per ricavare vantaggi dai cedimenti dell’altro per raccattare qualche punto in più alle prossime elezioni, le destre avranno di che rallegrarsi. Perciò sarebbe meglio andare al voto oggi piuttosto che perseverare nel fallimento e dare più forza alla Lega e camerati vari.

L’Italia e la classe politica che oggi la rappresenta, o crede di rappresentarla, hanno bisogno di sprofondare in un mare sovranista, fascista, isolazionista in cui naufragare. E solo dopo il naufragio, come è accaduto in passato, si renderanno conto degli errori commessi. Il disastro potrà salvarci. Però, se qualcuno oggi capisce la lezione e inverte bruscamente la rotta forse quel disastro potremmo evitarlo. Ma la sensazione è che sia troppo tardi e che questo Paese tra qualche anno debba rinascere da una nuova Resistenza. Ecco, che cosa penso, oggi. Lo dico a coloro che mi hanno sollecitato a scrivere un commento sul voto di ieri in Umbria.