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Appalti, i lavoratori dei servizi i più penalizzati

Dalla Cgil la proposta di un protocollo per le aziende sanitarie lucane con l’obbligo di bandi a misura di lavoratori

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Nonostante gli sforzi delle organizzazioni sindacali per garantire clausole di salvaguardia per i lavoratori nei cambi di appalto, la legislazione nazionale tende ad essere sempre meno garantista e i lavoratori subiscono tagli al salario e ai diritti. Con l’aumento dei subappalti aumenta la possibilità per le aziende di fare dumping contrattuale. E a perderci sono sia i lavoratori che i cittadini, che vedono erogati servizi di minore qualità nell’ambito di sanità, mense, pulizie e manutenzioni”.

È l’allarme lanciato dal segretario generale Filcams Cgil Potenza all’incontro “Appalti, garantire lavoro e diritti” promosso dal sindacato con l’obiettivo di affrontare il delicato tema degli appalti che ha conseguenze concrete anche in Basilicata. “Ne sono esempio – continua Sannazzararo – le gare d’appalto nelle pulizie al Crob di Rionero dove i lavoratori hanno subito il taglio del 30% delle ore o l’azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza dove, dopo una trattativa di circa due anni, siamo riusciti a non far perdere ore ai lavoratori ma lo spettro di un esubero è sempre presente. Ancora, ultimo solo ordine di tempo, l’appalto di pulizie nelle sedi dell’Inps, dove si prevede un taglio del 26% nella sedi di Matera.

E meno ore – denuncia Sannazzaro – vuol dire carichi di lavoro più pesanti che si traducono in maggiore disattenzione e aumento degli infortuni e delle malattie professionali, con il relativo costo umano e sociale oltre che con i noti effetti sulla finanza pubblica. Gare d’appalto che, oltre a non rispettare le tabelle ministeriali sul costo del lavoro, non sono redatte sulla base del costo effettivo del servizio generando quelle anomalie che si traducono in tagli del personale o delle ore”.

La Cgil ha denunciato con forza i rischi del decreto Sblocca cantieri e le modifiche al codice degli appalti che produrranno una parcellizzazione delle stazioni appaltanti. Il decreto elimina l’obbligo di procedere tramite centrali di committenza unioni di Comuni o stazioni uniche appaltanti per i Comuni non capoluogo in possesso della qualificazione di stazione appaltante. Ogni Comune, anche quelli con poche centinaia di abitanti, potrà indire bandi di appalto.

Il rischio – spiega Sannazzaro – è che gli enti adottino il criterio di aggiudicazione più semplice per risparmiare, ovvero quello al massimo ribasso, accrescendo i livelli di discrezionalità, aumentando le soglie per l’affidamento diretto e allargando le procedure negoziate senza bando di gara. Si aggira la norma del limite del subappalto e i possibili controlli antimafia aumentando il limite dei lavori in subappalto  dal 30% al 50% dell’importo complessivo del contratto.

Tornare al criterio del massimo ribasso significa scegliere di infliggere un colpo mortale alla qualità complessiva dell’appalto – dice il segretario della Filcams – Il costo del lavoro e il costo della sicurezza concorreranno a definire il valore dell’offerta e si tenderà a comprimerli”. Un pericolo forte specie negli appalti pubblici, “pezzo di politica industriale che dovrebbe sostenere impresa e lavoro di qualità – afferma Sannazzaro – E invece la tendenza della pubblica amministrazione in questi anni è stata quella del risparmio, realizzato attraverso la cosiddetta spending review. A ogni cambio di appalto gli addetti del settore scontano il fatto che l’azienda aggiudicatrice vince il più delle volte grazie a un’offerta che garantisce lo stesso capitolato, ma con importo d’asta assai inferiore a quella precedente. Con le imprese esecutrici che non applicano i contratti nazionali di riferimento bensì i cosiddetti “contratti pirata”, che abbassano la paga oraria minima e rendono chimere diritti come la quattordicesima”.

Per Sannazzaro è necessario “spingere le aziende all’individuazione e all’applicazione dei contratti leader, ovvero quelli sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, per evitare l’abuso del dumping contrattuale, rafforzare il ruolo della stazione unica appaltante e intervenire sulla legge regionale 24/2010, che disciplina il mantenimento dei livelli occupazionali nei cambi di appalto, inserendo misure che rendano cogente la previsione della cosiddetta clausola sociale, troppe volte rimasta inapplicata e confinata a una mera funzione di enunciazione di principio. Infine, sull’esempio dell’Emilia Romagna, la firma di un protocollo di intesa proposto da Cgil, Cisl e Uil per le forniture di affidamento in appalto in sanità, che obblighi tutte le amministrazioni pubbliche a preparare bandi di gara a misura di lavoratore”.

Non è un caso che il tema appalti “sia uno dei punti centrali del manifesto per il lavoro in Basilicata presentato da Cgil, Cisl e Uil – afferma il segretario generale Cgil Basilicata Angelo Summa – Avere regole più stringenti vincola committente e appaltatore a quelle regole che determinano le condizioni materiali di chi lavora, conseguenti alle scelte del legislatore su come si applica legge e su come si fanno gli appalti a seconda se si è più sensibili alle risorse economiche o alla qualità del lavoro e ai diritti dei lavoratori. Negli appalti passa un pezzo del nostro Paese: illegalità, corruzione, voto di scambio. Come Cgil dobbiamo costruire azioni prendendo a esempio le buone pratiche delle altre regioni. La proposta è di un accordo anche in Basilicata per cui gli appalti si basino sul principio della premialità, dando garanzia nel cambio appalto sia sul mantenimento dei livelli occupazionali sia sulle medesime condizioni economiche. Chiederemo a tutte le aziende sanitarie della regione di firmare questo protocollo e sarà la prova del nove per capire chi fa solo propaganda e chi è interessato ai diritti delle persone”..

Conclude la segretaria generale Filcams Cgil, Maria Grazia Gabrielli: “Se il pubblico non assume la responsabilità degli appalti su di sé, è difficile che le regole possano contaminare il privato. Per sbloccare il lavoro nel nostro Paese, grandi e piccole opere, sembra che l’unico modo sia allentare le maglie delle regolamentazioni, facendo passare un messaggio preoccupante e distorto. Il Codice degli appalti ha permesso, invece, proprio di definire le regole, a partire dalla leale concorrenza tra imprese. Definire le regole significa dare certezze alle imprese e a chi opera negli appalti. In questa partita degli appalti il ruolo del pubblico è fondamentale: se vogliamo tendere all’efficienza del servizio e alla qualità non si può prescindere dalle scelte della politica e dagli investimenti nella pubblica amministrazione”.

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