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Il coraggio di scrivere di Luisa D’Elia Riviello

Una storia sconvolgente di dolore e rinascita, raccontata con sincerità e passione

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Involontariamente mi è capitato tra le mani un libro che ha come titolo un avverbio. Sì, proprio un avverbio, “Involontariamente” (Edizioni Il Seme Bianco). Nella grammatica italiana gli avverbi ricoprono un territorio vasto e vario, integrano parti del discorso determinando quello che sarà poi il significato finale.

Lo aveva lasciato tempo fa, sul mio tavolo di lavoro, un amico, “leggilo” mi disse. Una mattina il mio sguardo si è posato sul volto di quella ragazzina, i suoi occhi si sono alzati, mi hanno guardata. L’ho letto tutto d’un fiato e sono entrata nel suo mondo.

Non so come si scrive una recensione, non è il mio mestiere, e questo scritto non ha la pretesa di esserlo, piuttosto è un invito a leggere, perché leggere rende liberi.

Il libro di Luisa D’Elia Riviello è stupefacente, a partire dal titolo. Una storia di dolore e rinascita. È scritto in prima persona, Luisa ti guarda dritto negli occhi, non usa giri di parole, ti inchioda e comincia a danzarti intorno liberando la sua voce in un vortice di ricordi, pensieri, accuse. Flashback dell’anima dove ripercorre la sua vita: l’infanzia e l’adolescenza nella città di Potenza, in quella città di falsi segreti, avvolta nella nebbia dell’ipocrisia, dove sotto la cenere bruciano sorrisi amari e coscienze ferite.

Nonna Lina, i gerani e la Bohème, l’Irlanda e le isole Aran. Una bambina desiderosa d’amore incondizionato: “La mia più grande fatica è sempre stata quella di piacere a mia madre, essere accolta e lodata da lei. Tutto nella mia vita era in funzione di questo bisogno”.

Sgrana una perla dopo l’altra Luisa, in un filo immaginario per ricomporre la collana. Quella violenza subita a 13 anni che le segnerà la vita: lo smarrimento, la perdita di sé. E la ferma volontarietà nel ricostruire qualcosa che si è rotto senza nascondere le fratture, anzi, mostrandole, chiamandole per nome.

È spietata Luisa in alcuni passi del libro, spietata come solo un figlio può esserlo, uno specchio che riflette un’immagine impietosa: “Mamma era impotente nei confronti della mia angoscia… ci divideva un vuoto e una incomprensione”. Ma allo stesso tempo è il più grande atto d’amore che ha fatto verso sua madre invertendo, definitivamente, quel “processo involontario perpetuato all’infinito”. “Le nostre ferite le abbiamo curate insieme” ci racconta alla fine. Ogni madre dovrebbe avere la fortuna di avere una figlia come Luisa, un autentico fiore di Loto.

Tutti dovrebbero leggere questo libro, o almeno regalarlo a qualcuno. Farlo vivere, con coraggio e generosità. A partire dalla nostra città, Potenza. Lo stesso coraggio che Luisa D’Elia Riviello ha avuto nello scriverlo e la stessa generosità che ha avuto nel permetterci di leggerlo.

Grazie Luisa, per aver condiviso la tua storia, perché la libertà si prende, nessuno ce la può regalare.

Cara Luisa, ti dedico questa filastrocca che cantavo ai miei nipoti prima, e a mio figlio dopo, quando erano bambini, per farli addormentare serenamente.

La luna lo sa la luna lo sa
ma non lo racconterà
e senza un perché e senza un perché
lei dorme vicino a te
i galli al mattino cantano
e il giorno è di nuovo qua
ma il compito della luna chi lo sa?

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