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Le sardine e i pescherecci della politica

A quei ragazzi bisogna dare del “lei”, come si fa con le persone che si rispettano

Le sardine, quei ragazzi che mobilitano le piazze in nome di una buona politica chiedendo e proponendo il superamento della retorica populista attraverso l’arte, la bellezza, la non violenza, la creatività e l’ascolto, è un movimento in fasce che non ho ancora approfondito nella mia riflessione. Al momento dunque non mi avventuro in alcuna analisi né provo a esprimere valutazioni di merito. Oggi posso dire che – probabilmente – si tratta di un’esperienza generata dal vuoto di senso della politica tradizionale. Quei ragazzi avrebbero colto la necessità di frenare la deriva verso il nulla, degli attuali esponenti dei partiti, che si esprime in uno scontro e in un linguaggio molto pericolosi sul piano civile.

Ciò che colgo è l’incapacità della politica, del mondo dei media e degli intellettuali di avvicinarsi con la giusta dose di serietà e di rispetto a questi ragazzi.

L’approccio della politica di fronte al “fenomeno” delle sardine appare strumentale e ipocrita sia da destra sia da sinistra. A sinistra sono già salpati pescherecci equipaggiati alla bisogna. A destra sono salpati i sommergibili con il loro carico di veleno.

L’approccio dei media – quelli di sinistra –  appare immaturo. Da un lato è confidenziale di quella confidenzialità che si usa con i bambini (un pucci pucci giornalistico) dall’altro è amorevole e entusiasmante, come si fa con i figli che ti danno soddisfazione. Dare del “tu” a uno degli organizzatori del movimento e accoglierlo come un bambino prodigio del civismo, è – come accaduto in una trasmissione televisiva – penoso. A quei ragazzi bisogna dare del “lei”, come si fa con le persone che si rispettano. Quel “tu”, quella confidenza istruita all’istante, non li valorizza, li banalizza. L’approccio dei media di destra è da un lato sarcastico e denigratorio, dall’altro di irritazione come si fa con i figli che danno problemi, capricciosi e viziati.

Insomma, prevale in tutti l’atteggiamento tipico di quei genitori che si rivolgono ai bambini con un linguaggio “idiota”, buffo, fatto di versi e versacci: brumm, ciuff, splash, ciaccia, pucci pucci.

Tra politica e media il Paese appare sostanzialmente immaturo nell’affrontare esperienze nuove che mettono in crisi certezze e consuetudini della realtà consolidata. Soprattutto se quelle esperienze sono originate da ragazze e ragazzi che vivono realtà civiche, di solidarietà, di partecipazione alla vita pubblica delle loro comunità di appartenenza. Insomma le sardine o fanno paura – per la novità – o fanno tenerezza – in quanto ragazzini idealisti. Il fatto che abbiano oscurato, successivamente ripristinata, la loro pagina Facebook, per causa di un fiume di segnalazioni, è il sintomo che molti hanno paura di questi ragazzi che, al momento, sono gli unici ad aver messo in seria difficoltà la bestia di Matteo Salvini.

Gli intellettuali non prevenuti. Eppure quei ragazzi potenzialmente rappresentano un rilancio del pensiero, una rielaborazione della realtà dal punto di vista dei giovani. Gli intellettuali potrebbero fornire un contributo di riflessione magari utile a quel desiderio di scuotere e rimuovere la bruttezza, la grettezza, la rozza materia che oggi caratterizzano la politica e la società italiana.

Il 7 dicembre le sardine scendono in piazza a Salerno. Chissà quando le vedremo a Potenza.

Il disegno nella foto è di Gabin Dante, 13 anni