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Sigillito e Bove “parlano” e chiedono di tornare in libertà

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Sigillito e Bove rispondono ai giudici. I legali chiedono l’attenuanzione della custodia cautelare. Entrambi sono agli arresti domiciliari “per aver tenuto nascosti i dati sull’inquinamento della Fenice di Melfi”. Sono indagati per disastro ambientale


Interrogatorio di garanzia per gli arrestati. Nelle aule del Palazzo di Giustizia di Potenza, l’ex direttore dell’Arpab, Sigillito, e il coordinatore provinciale della stessa Agenzia Bove, hanno risposto alle domande del gip, Silvana Petrocelli, e del pm Salvatore Colella nel corso dell’interrogatorio di garanzia. I legali di Sigillito e Bove, che ricordiamo sono agli arresti domiciliari da mercoledì 12 ottobre, hanno riferito che entrambi gli indagati hanno risposto e fornito ulteriori elementi utili all’indagine. Indagine in cui sono coinvolte altre persone tra le quali l’assessore Erminio Restaino. Quest’ultimo è però indagato per presunte assunzioni pilotate all’Arpab. Si attende ora, fanno sapere gli avvocati degli arrestati, la decisione del Riesame. Per entrambi è stata chiesta la rimessione in libertà.


I sindaci fanno fronte comune contro la Regione e la Provincia. A Melfi, invece in mattinata, si è svolto un Consiglio comunale aperto agli altri sindaci dell’area. Al centro dell’assise straordinaria la firma di un documento congiunto, approvato a maggioranza, in cui si sollecitano Regione e Provincia a risolvere la vicenda dell’inquinamento dell’area circostante il termodistruttore. I sindaci del Vulture-Melfese chiedono che chi ha inquinato paghi e soprattutto che in futuro non si ricorra più al sistema dell’incenerimento dei rifiuti come sistema di smaltimento.

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