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I misteri dell’Anas in Basilicata

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Riportiamo uno stralcio dell’inchiesta a firma di Giusi Cavallo pubblicata sul n. 9 di Basilicata24 in edicola da sabato 22 ottobre.


Questa storia è una storia di lavoratori a tempo determinato. Come ce ne sono tanti in Basilicata. E’ una storia di “ingiustizia” ci dicono i diretti interessati. Stiamo parlando di 35 operai specializzati per lo sgombro neve, in organico, all’Anas. Lavoratori che venivano chiamati quando c’era da pulire la neve sulle strade. Uomini, padri di famiglia che su quei tre o quattro mesi di lavoro contavano per sopravvivere. Che con la prestazione di servizio, anche se a tempo determinato, erano entrati in una graduatoria da cui speravano di essere scelti per continuare a lavorare. Purtroppo le cose non sono andate così. La questione è finita in tribunale. Due le parti in causa: Anas Spa e 35 operai specializzati assunti a tempo determinato.


Assunzioni irregolari


I primi cinque operai che si sono rivolti al Giudice del Lavoro, dopo la bocciatura in primo grado hanno visto finalmente affermate le loro ragioni in Appello. Con sentenza del 30 giugno 2001 la Corte di Appello di Potenza, Sezione del Lavoro, accogliendo il ricorso degli operai ha ordinato all’Anas di riammettere in servizio i ricorrenti e di corrispondere loro il risarcimento danni oltre le retribuzioni maturate dalla prima richiesta di tornare in servizio e i contributi. I giudici di Corte d’Appello hanno in pratica riconosciuto il diritto di precedenza nelle assunzioni a termine effettuate dall’Anas. Riconoscendo in tal modo che le assunzioni in realtà avevano aggirato le finalità di legge essendo stati i ricorrenti ( gli operai ndr) utilizzati per la normale manutenzione delle strade e non per fronteggiare esigenze eccezionali e che in ogni caso le medesime assunzioni erano state effettuate in violazione dei criteri formali e sostanziali imposti dall’ordinamento per giustificare il ricorso ai contratti a termine”.


L’azienda fa di testa sua”


Le graduatorie da cui l’Anas attingeva per la selezione degli operai a termine, erano in realtà divenute un uso aziendale cui l’Azienda era tenuta ad attenersi anche a prescindere da specifiche disposizioni legislative. Invece l’Anas aveva tralasciato tali graduatorie e non tenuto conto dell’anzianità di servizio di molti degli operai a tempo determinato che pur facevano parte dei quella graduatoria. Quello che emerge dagli atti è la mancata “collaborazione” dell’Azienda statale che non ha fornito documenti o informazioni utili a dirimere la questione. L’azienda si è trincerata- come si evince dalla sentenza di Appello-dietro la mancanza di alcuna fonte normativa che sancisse il diritto di precedenza nelle assunzioni a termine per il periodo 2002-2003” In seguito ad un’interrogazione regionale, sulle “strane procedure di assunzione all’Anas” il Centro per l’Impiego risponde che l’Anas regionale, essendo divenuta società per azioni, per legge, non è tenuta ad assumere rispettando le graduatorie del Centro per l’impiego. Ad ogni modo lo stesso Centro per l’impiego comunica, nella sua risposta alla Regione, che nel dicembre 2002 sono state comunicate 99 assunzioni di personale a tempo determinato, mentre per il 2003 le assunzioni sono state 43.


Quelli di Roma nemmeno le sanno queste cose”


La questione dei criteri di scelta al di là delle graduatorie e dei requisiti soggettivi degli operai nasce e muore al Compartimento Anas di Basilicata. Questo è quello che sostengono gli operai che hanno fatto causa all’Anas. Il problema- dicono- è sempre lo stesso. “Hanno favorito, mogli, parenti amici compari e comparielli, e così noi ci siamo ritrovati esclusi mentre invece veniva assunta un sacco di gente messa poi in ufficio”. Già, sembra che gli uffici dell’Anas in Basilicata siano pieni di impiegati. Mentre, è questo è un dato facilmente riscontrabile, il personale addetto alla strada è carente. “Basti pensare- ci dice Francesco Lapelosa- che la squadra addetta alla manutenzione e sicurezza delle strade che dovrebbe essere formata da cinque persone, spesso si compone di soli tre membri. E’ più facile per loro (per l’Anas ndr) ricorrere a ditte esterne che magari non hanno personale specializzato come invece siamo noi”.


Fatture false e automezzi in buone condizioni venduti come inutili”


Nelle denunce presentate dagli “stagionali dell’Anas”, emerge, all’interno del Compartimento Basilicata, anche un presunto giro di fatture gonfiate, riparazioni dei mezzi mai effettuate ma messe in conto, mezzi funzionanti ma“dati per irriparabili” venduti a prezzi convenienti dai capi officina che poi spartiscono l’incasso. Questo però e lo precisiamo per dovere di cronaca non è stato accertato dalla magistratura. Rimane agli atti nelle denunce presentate dagli operai che si ritengono testimoni diretti di tali “imbrogli”ed in qualche modo danneggiati da “procedure poco trasparenti messe in atto da alcuni impiegati del Compartimento Anas di Basilicata”.Tali circostanze poco chiare vengono infatti riportate nella denuncia che 12 operai stagionali dell’Anas fanno alla Procura della Repubblica, denuncia, che però viene archiviata.

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