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Agrobios, Arpab e De Filippo spieghino l’aumento dei tumori

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È poco istituzionale spacciare per risultati tranquillizzanti i dati scientifici mostrati ai consiglieri regionali nella recente audizione in Terza Commissione, con affermazioni insensate del tipo: “Le colture della zona del centro olio di Viggiano sono come quelle coltivate a Milano e non più come in un centro agricolo”. È anche poco istituzionale pubblicare tabelle che equiparano le emissioni del centro olio di Viggiano, con rilievi di 0,0075 particelle per milione 
ogni mezzora (ppm/1/2hr), a standard addirittura inferiori a quelli dello Stato più rigido e inflessibile al mondo – la California – e di poco superiori ai limiti ottimali proposti dall?Oms (Organizzazione mondiale della sanità).


La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) denuncia questa esplosione logaritmica del “tuttappostismo” regionale, chiedendo al Dipartimento ambiente della Regione, e al suo direttore Donato Viggiano, di spiegare se anche i cittadini di Milano, come quelli di Viggiano, “viaggiano a medie di patologie cardiorespiratorie-civetta”, che colpiscono il 50% degli abitanti (uno su due) – come da relazione sanitaria della stessa Regione, pubblicata nel 2000, dopo uno studio del Mario Negri Sud di 3 anni (dal 1997 al 1999) -, contro il 19% del resto dei lucani che vivono lontani dal centro oli. Una relazione sanitaria, ricordiamo, che si è deciso di interrompere proprio nel 2000, anziché predisporre immediatamente uno studio più approfondito e dettagliato. Oppure, ci diano una spiegazione sull’aumento di linfomi e leucemie 1,5 volte superiore alla media – come accade a Santarcangelo -, oppure ancora, ci diano una spiegazione sui 105 decessi del 2007 (55 per tumore) di Pisticci”.


Secondo la nostra Organizzazione, anche le tabelle con emissioni così “americane” del Centro olio di Viggiano, rilevate da Metapontum Agrobios e dall’Arpab, hanno dell’incredibile, perché ogni giorno in cui sono state registrate forti emissioni di gas, le centraline- o nasi elettronici- deputate al controllo, sono risultate “spente”. 
Come è accaduto anche in uno dei più gravi episodi di cronaca (il 6 aprile 2011), che ha visto 22 dipendenti della Elbe (azienda a 200 metri dal centro olio) ricoverati d’urgenza in ospedale per intossicazione da H2S (Idrogeno solforato). Quel giorno la centralina di riferimento era “spenta”. Sarebbe interessante, dunque, sapere come l’Agrobios Metapontum – società privata di proprietà della Regione, che riceve commesse da 2,5 milioni di euro all’anno dal pubblico, che è presieduta da un politico nominato da politici e che non ha un comitato scientifico -, o la stessa Arpab – che per anni ha speso i 
suoi finanziamenti per arredi e non per reagenti – abbiano prodotto tale media di emissioni di 0,0075 particelle per milione ogni mezzora (ppm/1/2hr), in un’area che è ormai invivibile. Oppure ancora: come e dove siano stati fatti i carotaggi per i metalli pesanti e gli idrocarburi nei sedimenti dell’Agri e delle falde sotterranee, dato che tecnici ed esperti indipendenti trovano ciò che Arpab e Agrobios non rilevano?


Secondo la Ola è il sistema regionale messo in piedi dai “Signori del Piano energetico” che va discusso seriamente, azzerando ogni pianificazione petrolifera e ogni piano di rifiuti/incenerimento programmato ed attuato, finora, dai “Signori delle ceneri e della monnezza”. Alla luce di un fallimento che è di cronaca, che è ambientale, che è economico, che si è rivelato anche penale e che non può essere più tecnicamente credibile, che mostra sempre di più intrecci tra politica, gestori di discariche, estensori di piani di rifiuti, e parenti in società di smaltimento delle ceneri, in cenere dovrebbe andare la politica energetica di Vito De Filippo, di Agatino Mancusi e del capo dipartimento ambiente della Regione che in 30 mesi – in quasi 3 anni – vuole bonificare Fenice con una tecnica di pompaggio combinato tra “Air Sparging” e “Soil vapor Extraction”, simile alla scelta fatta per il centro oli di Viggiano con gli “emungimenti piezometrici”. Termini ed azioni che ricordano tanto gli ambienti descritti da Franz Kafka, con procedure di bonifica definite risolutive dopo dieci anni di dati nascosti e che non sono state corredate da valutazioni di efficacia, espressi da tecnici rigorosamente indipendenti e riconosciuti come tali. L’indipendenza dei tecnici, riconosciuti come tali, doveva quindi essere prerogativa indispensabile per un ente Regione, palesemente in forte difficoltà verso ciò che sta accadendo ed in forte debito di credibilità verso i cittadini. Invece, l’evidenza sottoscrive l’ennesimo lasciapassare a Fenice – divenuta oggi società a responsabilità limitata-, disegnando tutta la vicenda come un episodio di cronaca nera e un esempio di malamministrazione lucana che fa il giro del mondo.


Ola (Organizzazione lucana ambientalista)
 

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