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La crisi italiana spiegata ai bambini

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Come spieghiamo ad un bambino che non si intende di economia e finanza e tanto meno di politica economica perché l’Italia è in crisi? Certo non capirebbe se parlassimo di “spread”, di “borse al ribasso o al rialzo”, di “speculatori” e via dicendo. Come glielo spieghiamo? Semplice. L’Italia spende più di quanto guadagna.

Luigi Vizioso

Se devo fare un prestito a Luigi mi assicuro che Luigi nel tempo sia in grado di restituire il denaro ricevuto, magari pagando un tasso di interesse. Se il signor Luigi Vizioso guadagna 100 euro ne spende 143 per vivere, non è evidentemente in grado di restituire nel tempo l’eventuale altro debito. Questo perché ogni hanno ha già un debito di 43 euro e quindi non potrebbe far fronte ad altri debiti. Chi ha il credito di 43 euro nei confronti di Luigi vorrebbe cederlo, ma nessuno è disposto ad acquistarlo perché sanno che Luigi non è in grado di restituirlo. Qualcuno potrebbe pure acquistarlo, ma a condizione di pagarlo  ad un prezzo molto basso. Luigi dal canto suo potrebbe anche trovare qualcuno disposto a prestargli altro denaro, ma pagherebbe dei tassi di interesse altissimi che non si può permettere perché ai 43 euro di debiti aggiungerebbe altri debiti e altri interessi. Quindi Luigi deve darsi una mossa. Deve cioè dimostrare che è capace di ridurre il debito, di aumentare i suoi guadagni, magari raggiungendo l’obiettivo di equilibrio: guadagno 100 e spendo 100. Quindi Luigi entro un certo tempo deve ridurre i propri consumi, magari quelli più superflui, di almeno 43 euro, fino a portarli a quota 100. In tal caso crea un equilibrio nei suoi conti, diventa più affidabile ed è più facile che qualcuno gli presta del denaro, magari per acquistare una casa o per pagare i debiti vecchi. Meglio ancora se Luigi oltre a ridurre le spese superflue, lavorasse di più, per guadagnare di più. Fino a quando la sua ricchezza annua (che deriva dalla propria attività) supera la spesa annua (fitto, utenze, alimentari, vestiario, cinema, carburante, ecc.).

Luigi Virtuoso e l’Italia

Un signor Luigi Virtuoso guadagna 120 e spende 100. Proviamo a sostituire Luigi con l’Italia. Il nostro paese ha  lo stesso problema di Luigi: il rapporto tra la sua spesa corrente al netto degli interessi, cioè quello che lo Stato spende per il suo funzionamento e la ricchezza che annualmente produce è pari al 43% nel 2010. Era al 37% nel 2001. Quindi negli ultimi 10 anni, ma soprattutto negli ultimi 3 anni, la spesa è cresciuta più della ricchezza. Se Luigi spende per il funzionamento della sua vita (casa, alimentazione, vestiti, ecc.) lo Stato spende per le pensioni, per la scuola, per la sanità, per gli stipendi ai suoi dipendenti, per i trasferimenti agli enti locali, per l’acquisto di beni e servizi, insomma tutto quanto serve per far funzionare la macchina statale. Per far fronte al suo funzionamento lo Stato fa i debiti con i suoi stessi cittadini, con le banche, con altri creditori nazionali e internazionali. Per questi debiti paga un tasso di interesse. Questi debiti per lo Stato sono crediti per i creditori. I crediti possono avere la forma di titoli. Questi titoli per il fatto che rappresentano una somma da ricevere (es. 100) più un interesse (esempio 5) valgono teoricamente 105. Avendo un valore come tutti i beni possono essere venduti e comprati al mercato (in questo caso si tratta del cosiddetto “mercato finanziario). Se  l’Italia, come Luigi, continua a spendere più di quanto guadagna, i creditori cominciano a non fidarsi e magari vivono nella paura che i loro soldi prestati non gli saranno restituiti. O che magari quel valore di 105 si riduca a 95 con una perdita secca per il creditore. Se l’Italia, come Luigi, non dimostra che nel tempo è in grado di pagare i debiti, di pagare gli interessi, magari creando un equilibrio tra i guadagni e le spese o meglio ancora producendo più ricchezza di quanto spende, nessuno più farà credito e tutti i creditori correranno a farsi restituire i soldi, soldi che l’Italia non può naturalmente pagare oggi. Dunque per salvare l’Italia bisogna abbassare il rapporto tra spesa corrente e prodotto interno lordo: vale a dire ridurre quel 43% . Lasciamo tutto il resto delle complessità (Europa, mondo, globalizzazione dei mercati, moneta unica, sistemi interdipendenti ecc.) agli esperti. Qui decidiamo di spiegare soltanto, in aggiunta, le regioni per cui esiste un dibattito politico esasperato che chiama continuamente in causa “la fiducia”.

La famiglia di Luigi

E torniamo a Luigi. Luigi vive in una famiglia. Se le decisioni di Luigi di abbassare le spese e magari aumentare le entrate non sono condivise da tutta la famiglia sorgono dei problemi. La moglie vorrebbe abbassare si le spese, ma assolutamente non quelle dell’estetista. Il figlio è d’accordo ad abbassare le spese, ma non quelle del carburante per lo scooter. Insomma si litiga e mentre si litiga, i creditori sono in fibrillazione. Un giorno Luigi dichiara che la moglie è disponibile a ridurre le sedute dall’estetista di una volta al mese con un risparmio complessivo di 480 euro nell’anno. Quel giorno i creditori sono contenti. Un altro giorno il figlio di Luigi dichiara che venderà lo scooter, ma comprerà una macchina con i soldi di papà. Questa decisione costerà nell’anno 2700 euro che rendono vano il risparmio di 480 euro dichiarato dalla mamma. Quel giorno i creditori sono tristi. Luigi chiede pazienza alla gente, alla banca, ai creditori. “Aspettate che adesso ci mettiamo d’accordo”.  Passa il tempo e intanto le cose peggiorano. Ci si mette pure la figlia che adesso non può più aspettare di fare la festa di fidanzamento. Vuole gli stessi soldi a suo tempo donati all’altra sua sorella più grande. Insomma! Così la gente non sa se fidarsi di Luigi, non è sicura che Luigi ce la farà. Troppi scontri in famiglia, troppi litigi, troppo difficile mettersi d’accordo tra di loro. Intanto un giorno tutti si troveranno di fronte al drammatico dilemma: o si assumono decisioni serie o si finisce in mezzo alla strada. Gli stessi creditori dovranno collaborare per evitare che la famiglia di Luigi finisca in mezzo alla strada perché anche loro avrebbero molto da perdere. 

L’Italia e la fiducia

E torniamo all’Italia. I tira e molla, gli attacchi a destra e a manca, le strumentalizzazioni politiche, le manovre ciniche delle corporazioni e delle lobby, la difesa ad oltranza dei privilegi acquisiti…tutto questo lascia pensare al mondo intero che l’Italia non ce la fa. Non si esce se non si afferma una sincera e onesta collaborazione fra tutte le sfere della società italiana. Certo un tempo qualcuno è riuscito ad abbassare il rapporto tra spesa corrente e prodotto interno lordo: Ciampi e Amato nel 1992-94; Prodi- Padoa Schioppa nel 2006-2008. Magari la situazione europea e mondiale era diversa. Lo hanno fatto senza mai incidere sugli sprechi e sui privilegi, ma spremendo con garbo, ancora una volta, i cittadini che lavorano. Però adesso qualcosa è cambiato, i cittadini sono incazzati. Perciò prima di chiedere inutili sacrifici alla gente, bisogna eleminare le spese inutili. Abbattere ogni privilegio, ogni diritto acquisito ritenuto a torto inviolabile, eliminare ogni euro di spreco. Qui e ora. Solo i vostri diritti,  bambini e bambine, sono inviolabili cascasse il mondo.

 

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