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Fenice: cittadini inquinati e beffati

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La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) rende noto che il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) di Basilicata – con proprio decreto del 3 novembre 2011 – ha disposto la sospensione degli effetti della determinazione n.2930 del 14 ottobre 2011 dell’Amministrazione Provinciale di Potenza, la quale stabiliva il blocco dell’attività dell’inceneritore Fenice a San Nicola di Melfi per 150 giorni. La sospensione della determinazione provinciale da parte del TAR è decisa in attesa dell’esame collegiale della domanda cautelare, fissato per il 16 novembre 2011. Tale decisione del Tribunale Amministrativo era stata, purtroppo, già da tempo prevista dalla nostra Organizzazione, come sbocco della vicenda Fenice che già in passato, grazie alle compiacenze, reticente ed ambiguità degli enti regionali, sub regionali e territoriali, a colpi di sentenze favorevoli al TAR ed al Consiglio di Stato, si è servita per far valere le proprie ragioni di profitto privato.

Il TAR Basilicata ha motivato la propria decisione sottolineando, in primis, che le inosservanze da parte di Fenice sono state indicate dalla Provincia nella propria determina in maniera non “analitica”, risultando una semplice richiesta rivolta a Fenice Ambiente srl di riscontrare gli elementi necessari alla verifica della compatibilità dell’esercizio dell’impianto in una inversione di ruoli tra controllante e controllato. Il TAR prosegue sottolineando che non vi siano situazioni epidemiologiche di pericolo per la salute pubblica in base a quanto affermato dalla ASP di Potenza. C’è da chiedersi quali siano le rilevanze epidemiologiche a cui fa riferimento la ASP. 
Esistono forse dati epidemiologici di cui non abbiamo conoscenza? E se esistono, perchè i dati del registro dei tumori del CROB sono aggiornati solo fino al 2006? Dov’è il Registro Tumori della Basilicata?

Sempre tra le motivazioni si ribadisce anche che non vi sono pericoli per l’ambiente in base a quanto sostiene l’Arpab (Conferenza dei servizi del 20 settembre 2011 confermata con nota prot.8981 del 14 ottobre 2011) che afferma, nello specifico, gli interventi di Messa In Sicurezza di Emergenza (MISE) hanno ridotto sensibilmente i livelli di contaminazione delle acque sotterranee in attesa di interventi di bonifica specifici che valuteremo. A cosa si riferisce l’Arpab? Quali sono i livelli di contaminazione delle acque sotterranee si sarebbero ridotti? Sono state rilevate anche le matrici di inquinamento del 
suolo in prossimità dell’impianto e in un raggio di almeno 10 Km, considerando che Fenice inquina da oltre 10 anni? È stato reso noto alle comunità ed ai comuni il piano di caratterizzazione ed il progetto di bonifica? Vogliamo ricordare, ad esempio, che a settembre 2011 avevamo nei pozzi piezometrici valori di nichel e manganese anche 20 volte superiori a quelli consentiti dalla legge.

Molte perplessità solleva un ulteriore motivazione addotta, e cioè che l’interruzione dell’attivita di Fenice possa compromettere anche gli interventi di bonifica già avviati. Ma non era stata la stessa Fenice Ambiente srl a garantire il proseguimento delle attività di bonifica, nonostante la sospensione? C’è forse un finanziamento regionale di cui la nostra Organizzazione non è a conoscenza? In ultimo il TAR ha ribadito che, alla base della propria scelta, vi sia anche il bilanciamento degli interessi coinvolti alla luce della domanda risarcitoria presentata da Fenice nel proprio ricorso. Il risarcimento richiesto è di 40.000 euro al giorno a far data dal 15 ottobre 2011, e quindi, facendo rapidamente due conti, si arriverebbe ad un totale di circa 800.000 euro di risarcimento danni richiesto, fino ad oggi.

La OLA sottolinea come tale richiesta, se confermata, sia da interpretare come un atto di assoluta arroganza da parte di una multinazionale che, non solo, si deresponsabilizza sui danni prodotti al punto di cambiare la propria ragione sociale da SPA in SRL (Società a Responsabilità Limitata) ma che svolge la propria attività nel territorio di una Regione che oggi è chiamata a dimostrare di essere ancora sovrana della tutela del proprio ambiente e della salute dei 
propri cittadini. Cittadini che meriterebbere ben altro rispetto e considerazione dal momento che da vittime dell’inquinamento devono oggi subire la beffa di pagare anche i danni ad una società a responsabilità limitata che – è bene sottolinerare – è stato dimostrato inquina da oltre 10 anni grazie alla connivenza colpevole di chi avrebbe dovuto controllare e non l’ha fatto e che oggi offre “patenti di impunità” ed addirittura offre a chi inquina l’occasione arrogante di far pagare i danni prodotti per il fermo dell’impianto. 
La Ola auspica che il pronunciamento definitivo del TAR faccia chiarezza e che gli enti pubblici non continuino ad insabbiare verità scomode che rappresentano una macchia indelebile sulla credibilità delle pubbliche amministrazioni.

Ola (Organizzazione lucana ambientalista)
 

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