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Quattordici domande sulla morte di Luca e Marirosa

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L’ultima perizia sulla morte dei due giovani, redatta da Franco Introna, anatomopatologo dell’istituto di Medicina Legale di Bari, avvalora la tesi della morte causata dal monossido di carbonio. Restano però agli atti numerose discrepanze. E’ su queste discrepanze che il coordinamento lucano di Libera ha basato l’incontro con la stampa di questa mattina, lunedì 7 novembre.

Le quattordici domande che Libera si pone sulla morte di Luca e Marirosa riguardano ad esempio l’ora in cui i carabinieri si recarono sul posto. In un verbale  diranno verso  le ore 01 del 24 marzo. Nella relazione di Introna invece si parla di un verbale dei carabinieri redatto alle ore 0.30. Ha sbagliato Introna o c’è veramente un verbale redatto a quell’ora?

Ci sono poi le foto che ritraggono la scena. Che però non corrispondono a quanto visto da diversi testimoni. C’è poi l’ora della morte, che i medici fanno risalire alle 22 circa del 23 marzo 1988. Testimoni (alcuni vicini di casa e un amico di Luca che quella sera passò vicino alla villetta) riferiranno che alle 22.30 la luce al piano terra della villetta era ancora accesa. La madre di Marirosa riferirà che al suo rientro a casa la luce al piano terra era spenta e la porta socchiusa.

Contro la tesi che vuole la causa del decesso dei due giovani nell’avvelenamento da monossido di carbonio c’è poi la perizia dei due anatomopatologi, Umani Ronchi e De Zorzi, in cui si escludeva la presenza di carbossiemoglobina nei frammenti prelevati dagli organi interni dei ragazzi e analizzati da i due esperti in occasione della prima autopsia effettuata nel 1996.

 

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