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La c(l)ava di Barile

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Una Cementeria, quella di Barile, ha ottenuto lo scorso mese di marzo, dal Dipartimento regionale all’Ambiente, l’autorizzazione integrata ambientale (Aia). In tal modo potrà utilizzare 25mila tonnellate l’anno, di un particolare tipo di rifiuti, classificati come combustibili secondari solidi, nel processo di combustione. Troppi aspetti, però, non tornano. Dalla facilità con cui è stata concessa l’Aia, all’atteggiamento del Comune di Barile, che prima si siede ai tavoli regionali, e solo ad autorizzazione già concessa coinvolge davvero i cittadini, a fine marzo di quest’anno, in un incontro pubblico. Incontro in cui va in scena il ‘tuttapostismo’ dell’assessore regionale all’Ambiente Mancusi. Da quell’incontro poco o nulla è cambiato. Se non l’impegno dell’Amministrazione di Barile a siglare un protocollo d’Intesa con la Cementeria, e l’impegno a nominare, tramite bando, un ente terzo che faccia i dovuti controlli ambientali. Già, perché il vero nodo della vicenda è che sinora, benché l’impianto bruci dagli anni ’90, sui controlli non si sa proprio nulla. Le ultime verifiche quest’estate con centraline mobili dell’Arpab.

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