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Scarichi industriali a Corleto Perticara

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Pesanti gli esiti delle analisi chimiche presentate il 23 gennaio a Corleto Perticara dalla professoressa Albina Colella. Durante la conferenza stampa tenutasi nella sala comunale, la docente universitaria pugliese 

insieme all’ex imprenditore agricolo Rocco Toce hanno illustrato i risultati di alcuni campionamenti fatti oltre un mese fa a ridosso del pozzo Total – Tempa Rossa 1. 

 

Il campionamento di acque ha interessato le acque di quello che sembra essere un vero e proprio canale di scolo interrato, collocato a margine di una strada comunale posta a valle del pozzo.
  
Alluminio e ferro registrano valori paragonabili a quelli di Montemurro – Contrada La Rossa, infatti l’alluminio rinvenuto nel campione di Corleto ammonta a 14700 mcg/l, il ferro 13700 ( a Montemurro era 7100 mcg/l). Il manganese, con piombo e zinco registrano rispettivamente 349, 171 e 2800 mcg/l. I limiti di legge per gli scarichi in acque superficiali o suoli (dlgs 152/99) sono superati, e di molto, per tutti e cinque i metalli menzionati. Alluminio e ferro sono in ordine 14 e quasi 7 volte la soglia di legge per gli scarichi, nonché migliaia di volte superiori ai valori di bianco registrati dalla Prof.ssa Colella per le sorgenti della Val d’Agri. Lo zinco è oltre cinque volte la soglia di legge per gli scarichi ed il piombo, naturalmente presente nella misura media di 1,1 mcg/l, a Corleto è oltre 150 volte il valore di bianco quindi un sicuro contaminante antropico. Presenti anche: boro, bario, cobalto, vanadio e cromo. Altissimo il valore di silicio, 30,9 mg/l, il rame ed altissime le percentuali di sodio ( 100 mg/l) nonché solfati (216 mg/l). Assenti gli idrocarburi ma altissima la quantità di sali e solidi totali disciolti. Il caso si presenta come studio di assoluto interesse e gravità. La presenza di numerosi metalli pesanti, sali e sodio, nonché la mancanza di idrocarburi avvalora la tesi di contaminazione da additivi chimici industriali, molto utilizzati nella fase di perforazione.
  
Il punto di campionamento sembra uno scarico abusivo più che un canale di scolo. La botola in cemento presenta una profondità di tre metri, ed al suo interno appaiono almeno tre tubi di scarico ed uno maggiore di deflusso, quest’ultimo prosegue sotto il manto stradale perpendicolarmente e continua, interrato, verso un’ignota direzione. A valle del tutto vi è una fiumara che defluisce verso il fiume Sauro. La botola in questione presentava a monte delle gabbionate di difesa: difficile dire se il luogo fosse stato interessato da opere di rinforzo di un vecchio canale pre-esistente oppure se sia una canale di scolo clandestino costruito ex-novo. Una cosa è certa: i limiti per gli scarichi industriali hanno soglie più alte rispetto ai limiti di legge per la misurazione della contaminazione delle acque sotterranee, ciò implica che se questi valori fossero finiti nelle falde l’area avrebbe già superato le Csc ( concentrazione soglia di contaminazione ) previste dal dlgs 152/2006 e dovrebbe partire la caratterizzazione propedeutica alla bonifica. Le tracce fisiche degli scarichi e le variopinte colorazioni ( rossa e verde ) nonché il forte olezzo, testimoniati da Rocco Toce autore dei prelievi, fanno pensare ad un fenomeno artificiale ed in corso da tempo.
  
Le sostanze rinvenute sono tossiche e cancerogene. Dall’alluminio – neurotossico, alla cancerogenità di piombo e cromo. Le analisi discusse in conferenza non includevano la radioattività che necessitava di ulteriori esami. I fatti e le fotografie esposte durante la conferenza stampa evidenziano numerose ipotesi di reato. Gli organizzatori della conferenza stampa hanno preannunciato l’estensione dei controlli ad altre matrici nonostante alcuni agricoltori della zona abbiamo pubblicamente riferito che “squadre della Total farebbero già tempo campionamenti nelle campagne rassicurando gli abitanti locali “. Abitanti del posto non hanno escluso che le contaminazioni rilevate potessero derivare dalla percolazione di una vecchia discarica abusiva di fanghi petroliferi collocata, probabilmente, proprio a monte della zona di campionamento. Adesso alle istituzioni ed alla magistratura l’ardua, e speriamo veloce, sentenza: chi ha portato tutti questi contaminanti tra pascoli e coltivazioni?

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