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Pesci del Pertusillo contaminati da 16 idrocarburi, metalli pesanti e microcistine foto

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C’è uno studio, presentato a Calvello solo pochi mesi fa, che riporta dati allarmanti sui pesci della diga del Pertusillo, l’invaso artificiale della Val d’Agri, in provincia di Potenza. La “contaminazione è così estesa da rappresentare una minaccia per gli abitanti”. 

Non bisogna infatti dimenticare che l’invaso lucano fornisce acqua potabile alla Puglia e alla stessa Basilicata. Va detto però, per dovere di cronaca, che Azienda sanitaria di Potenza e Istituto zooprofilattico, dopo l’ultima morìa di pesci nella diga, (ad agosto scorso) hanno tranquillizzato gli “allarmisti” spiegando che quei pesci sono morti di caldo. 

 

I pesci del Pertusillo sono “pesantemente contaminati”. Nel 2010 durante una conferenza di servizi ad hoc sull’invaso artificiale del Pertusillo, l’ex direttore Arpab, Sigillito, si alzò per abbandonare la conferenza nel momento in cui un tecnico dell’IZS ( Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata), il dott. Chiaravalle, espose gli esiti analitici sulle microcistine rinvenute in tre specie ittiche dell’invaso, valori prossimi alla soglia di rischio cancerogeno – cronico secondo i limiti IARC – EPA a tal punto da costringere lo stesso Chiaravalle a parlare di “rischio acuto”. Intanto le morìe sono continuate negli anni così come le florescenze algali ma di studi approfonditi neanche l’ombra fino al giugno di quest’anno quando, a Calvello, veterinari sempre dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, hanno pubblicato dati scioccanti: il 20% dei pesci prelevati nel Pertusillo tra il marzo 2012 e l’aprile 2013 aveva una contaminazione da microcistine compresa tra la soglia di rischio sanitario cronico e la soglia di rischio acuto EPA con il 13,3% di campioni maggiore anche alla soglia stessa di danno acuto. Nei 22 pesci esaminati i veterinari hanno rinvenuto: piombo fino a 30 ng/g, PCB (sommatoria) fino a 1,38 ng/g e 16 tipi diversi di idrocarburi policiclici aromatici fino a 2,4 ng/g. Rame e mercurio sono stati rinvenuti nei muscoli di persici e carpe fino a 3 ng/g, come la presenza di fluorantene e fenantrene, gli stessi idrocarburi che l’Arpab ha rinvenuti in sedimenti ed acque durante gli ultimi due monitoraggi del Pertusillo. Per i veterinari dell’IZS la situazione è così estesa da rappresentare una concreta minaccia per gli “abitanti – consumatori”, tuttavia pochi giorni fa Azienda Sanitaria di Potenza e Istituto zooprofilattico hanno detto il contrario, ossia che gli esiti analitici sulle carcasse delle ultime morie sono negativi. Il pesce è nel barile e forse ha scelto il barile, quello di petrolio s’intende. I veterinari autori dello studio presentato a Calvello scrivono che occorrerebbe monitorare anche le foci dei fiumi interessati da invasi contaminati, in quanto alghe e batteri tossici possono rinvenirsi anche presso le relative foci, come accaduto in Puglia per il lago di Occhito, contaminato, il quale scaricava nel fiume e dopo nel mare, acqua d’invaso contaminata da un’alga tossica. Le sostanze rinvenute nei pesci del Pertusillo, come idrocarburi, pcb e metalli pesanti sono cancerogene, mutagene e tossiche ad ampio spettro, assorbibili in base ai casi per ingestione od inalazione, resistenti alla potabilizzazione e le microcistine resistono anche alla cottura. 

Quella moda di pubblicare i comunicati stampa senza analisi. ASP ed IZS dicono che è tutto a posto ma non hanno cercato nei pesci né diossine, né pcb, né polimeri ed acidi, né organo alogenati né tanto altro. Inoltre non pubblicano i certificati d’analisi di pesci putrefatti, quindi campioni compromessi, un particolare quest’ultimo omesso nelle considerazioni del loro comunicato ufficiale, usato solo in premessa e non in conclusione. Ridicolo il comunicato dell’Azienda sanitaria di Potenza e dell’Istituto Zooporfilattico pubblicato sul sito istituzionale della Regione Basilicata: privo di analisi allegate non riporta quale parte del pesce hanno analizzato. E dunque come è spiegabile un esito negativo a fronte dello studio presentato a Calvello in cui invece le contaminazioni antropiche sono pesantemente positive? Come sono stati individuati i campioni rappresentativi? Se le carcasse sono state conservate con ghiaccio e studiate con l’acqua grezza in contradditorio con altri istituti come fatto con l’Istituto Superiore Sanità per lo studio precedente. Poi perché l’Asp ed Izs non hanno prelevato anche campioni di pesce “sano”? Come è possibile che nel giro di tre mesi l’IZS pubblica due referti antitetici tra loro? Come mai per lo studio presentato a Calvello ci sono voluti oltre due anni per la sua divulgazione? Perché presentare uno studio così importante nella piccola Calvello e non a Potenza o Matera o in Puglia vista la gravità dei dati e l’estesa utenza pugliese dell’aqua dell’invaso lucano? 

Altro che caldo killer!  Perché la Gazzetta del Mezzogiorno, con ben tre firme diverse il medesimo giorno (30 agosto), riporta unicamente la tesi del caldo killer unitamente a vecchi articoli riportando in anteprima le parole del Direttore Fasanella, esperto di antrace e bioterrorismo, che senza pubblicare un certificato d’analisi anticipa di due settimane il comunicato ufficiale dell’Asp, dicendo che è tutto negativo? Perché sono servite due settimane dopo le analisi per uscire sulla stampa? Come mai l’Arpab ha pubblicato solo il 18 settembre le analisi sulle acque grezze dell’invaso? Per analizzare i pesci sono bastati pochi giorni e per le acque dell’invaso c’è voluto quasi un mese? I giornalisti dimenticano in quei giorni i dati sulle contaminazioni della fauna ittica sia del 2010 che quelli divulgati in sordina a giugno di quest’anno a Calvello. Pesanti le amnesie visto che vengono ignorati i dati sia dell’Istituto superiore di Sanità che dell’Arpab che negli ultimi anni “qualche” problema serio nel Pertusillo lo hanno rilevato eccome. Una su tutte: nel 2012 l’ISS rilevò le cianotossine i cui soli aerosol sono tossici. Altro che caldo assassino! 

L’IZS sta facendo al meglio il suo lavoro? Fasanella ci tiene a sottolineare che è arrivato da poco all’Istituto zooprofilattico, che da oltre cinque mesi non ha il responsabile della trasparenza, che per motivi di salute non può lavorare al meglio tuttavia nessuno ha pensato di sostituirlo, violando la normativa in materia, e Fasanella da esperto di antrace forse non sa che l’inquinamento può interferire con lo scambio ionico branchiale che permette ai pesci di respirare e che il caldo delle nostre zone può incidere pesantemente sull’ossigenazione di un piccolo specchio d’acqua non su un invaso da 155 milioni di m3, circondato da fitta vegetazione e pieno di immissari. Perché nessuno scienziato dell’Izs parla dei problemi derivanti dal bio-accumulo di queste sostanze e dell’eventuale effetto sinergico che tra i vari contaminanti potrebbe innescarsi?

Il sottosegretario De Filippo, l’ISS ed il Pertusillo che non compare mai negli studi romani. Altra coincidenza: il Pertusillo come ogni altro invaso lucano è sempre stato escluso dai rapporti nazionali dell’Istituto superiore di Sanità, denominati Istisan. Strana la Basilicata che pur avendo un sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, accusa la mancanza non solo di veri studi epidemiologici regionali ma addirittura vede i suoi invasi completamente ignorati dai rapporti Istisan. Eppure l’ISS nel 2012 rilevò cianobatteri nell’invaso lucano, una situazione che a Roma pare non fosse preventivabile infatti nel rapporto Istisan 10/23 la Basilicata non compare. Nelle pubblicazioni sui ciano-batteri dell’ISS la Basilicata non viene mai studiata regolarmente invece alcune regioni come la Sardegna hanno oltre 10 laghi monitorati, il Lazio 4, le Marche 4, invece la Basilicata 0, ed addirittura anche la Campania e la Puglia un solo lago a testa. Addirittura il Ministero della Salute con l’ISS avevano messo in piedi il “Centro nazionale per la prevenzione ed il Controllo delle Malattie” (CCM) che ha il preciso compito di prevenire e monitorare i fenomeni tossici nei principali corpi idrici nazionali, e all’interno del CCM è presente altresì il “Gruppo nazionale gestione del rischio ciano batteri in acque a consumo umano”. Tante belle parole in cui la Basilicata non compare mai. Nel 2012 Basilicata24 pubblicò una video-inchiesta molto significativa da questo punto di vista, dal titolo, “Pertusillo: la verità è cosa nostra” che vi invitiamo a rivedere cliccando qui. 

L’inchiesta giudiziaria archiviata. Nessuna istituzione, nessun magistrato, nessuna associazione di categoria ha chiesto per il Pertusillo maggiore attenzione per il versante petrolizzato dell’invaso. Del resto tutto torna ripensando all’inchiesta del pm Marotta che indagò sulla moria del 2011 ed i suoi tecnici, molto celermente, esclusero cause ambientali archiviandola. Eppure già dal 2010 alcune importanti contaminazioni erano note e negli anni successivi sono solo aumentate, come il piombo, di sicura natura antropica. Alla luce di quanto fin qui documentato la magistratura quali iniziative vorrà adottare? Oltre alla morìa dei pesci non possiamo assistere inermi anche alla morìa della legge. Serve un giudice a Berlino per far luce sul Pertusillo?

Giorgio Santoriello – Gian Paolo Farina (Isde Basilicata) – Giusy Puppo

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