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Un anno per una visita di controllo alla tiroide foto

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Nell’istituto di ricerca sempre più lunghi sono i tempi di attesa per una visita endocrinologica di controllo. Ma per la “prima visita” sono rispettati i termini di legge


Da diversi anni la Regione Basilicata si è fatta promotrice di iniziative di sensibilizzazione e divulgazione delle problematiche sanitarie legate alla ghiandola tiroide, una ghiandola endocrina (cioè a secrezione interna), posta nella parte anteriore del collo. Questa piccola ghiandola svolge un ruolo fondamentale nel controllo delle cellule e dei tessuti dell’organismo ed ha una forte influenza sulle molteplici funzioni corporee quali: vista, peso, stato mentale, massa muscolare, battito cardiaco, colesterolo, ciclo mestruale, cute e capelli. Una disfunzione tiroidea ha perciò delle ripercussioni su tutto il corpo.


I dati diffusi dopo l’ultimo appuntamento dedicato alla prevenzione delle malattie che colpiscono la tiroide nella Provincia di Potenza sono tutt’altro che confortanti: il 26,4 per cento dei soggetti (contro il 5 – 15 % della media nazionale) ha presentato anomalie ecografiche riconducibili ad una tiroidite autoimmune, patologia capace di dare una riduzione del funzionamento della tiroide, mentre il 21,7 % (contro una media nazionale del 3 – 6 %) dei soggetti ha mostrato la presenza di noduli alla tiroide.


A Rionero in Vulture però, presso l’Irccs C.R.O.B., Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, i tempi per una visita di controllo si sono estremamente dilatati arrivando addirittura a superare l’anno di attesa. Quindi chi volesse prenotare una visita utilizzando il Centro Unico di Prenotazione, per la prima data utile bisognerà attendere Gennaio 2013.


“Per la prima tempi rispettati”.


Se per le visite di controllo l’attesa è di un anno, per la “prima visita” vengono rispettati i termini di legge: 2 mesi al massimo questo perché, chiarisce il dottor Pasquale Di Leo, responsabile dell’Unità Operativa di Cure Palliative Hospice dell’Istituto di ricerca lucano, “essendo un’endocronologia orientata in senso oncologico, diamo priorità ai pazienti che abbiano un sospetto di patologia oncologica per cui le prenotazioni vengono fatte con questa logica cercando di dare maggiore spazio alle prime visite proprio nell’ipotesi che ci possa essere un problema anche di tipo oncologico. Avvantaggiare le prime visite significa, di conseguenza, svantaggiare le visite di controllo dei casi non urgenti ovvero di casi non di carattere oncologico”. Solo nel 2009 sono state effettuate 2140 prestazioni e, avendo l’Irccs Crob la possibilità sia dei trattamenti chirurgici che dei trattamenti di medicina nucleare che “sono particolarmente indicati nella  patologia neoplastica della tiroide, affluiscono in questa struttura utenti sia regionali che extraregionali. Essendoci questa utenza e essendo un unico giorno a settimana l’attività ambulatoriale si crea questa lista d’attesa, limitatamente però alle visite di controllo”.


“Seconda giornata soppressa”.


Un tentativo nel passato di ridurre la lista d’attesa è stato fatto: agli inizi del 2010 il dottor Di Leo presentò un progetto che prevedeva l’ampliamento dell’attività ambulatoriale con un ulteriore giorno a settimana di visite che però necessitava di un impegno aggiuntivo di spesa da parte dell’Istituto di Ricerca. Approvato dall’Amministrazione ed entrato a regime nel Luglio del 2010, “in seguito alle restrizioni della finanziaria regionale che ha ridotto la disponibilità di fondi per le attività aggiuntive limitandole al 70% del 2009, l’Azienda ha fatto delle sue scelte di priorità ritenendo non prioritario questo progetto arrivando a sopprimerlo nell’agosto 2010”.


“L’endocrinologia è un’attività residuale”


Abbiamo chiesto quindi al dr. Giovanni Bochicchio, direttore Sanitario dell’Istituto di Ricerca, il perché di questa scelta: l’ endocrinologia non oncologica non appartiene alla mission aziendale quindi se dobbiamo assumere altri professionisti, li assumiamo nelle branche specialistiche oncologiche, non per l’endocrinologia. Questa è un’attività residuale che è rimasta in capo al dottor Di Leo che chiede lui di continuare a fare e noi non glie l’abbiamo vietato perché l’alternativa sarebbe quella proprio di chiudere l’agenda di endocrinologia”.


Per gli stessi motivi, nel passato è stato soppresso anche l’ambulatorio di Cardiologia perché, continua Bochicchio, “significava sottrarre risorse per la nostra mission aziendale che è quella oncologica. Queste attività di tipo ambulatoriale non oncologiche competono all’azienda territoriale”.


Peccato, aggiungiamo noi, che nelle altre aziende sanitarie del territorio i tempi di attesa siano ancora più lunghi. Al Poliambulatorio madre Teresa di Calcutta di Potenza per una visita endocrinologica prenotata ad aprile 2011 la prima data utile era fine novembre 2013.


Ma torniamo a Rionero. Nonostante i tagli il dottor Rocco Maglietta, direttore Generale dell’Irccs, fiducioso sul futuro dell’Istituto, sottolinea che “anche quest’anno chiuderemo in pareggio di bilancio. La Regione ci ha sempre salvaguardato perché il problema oncologia è uno dei problemi più emergenti oggi, dove di più si investe, dove di più si ottengono risultati. La Regione Basilicata sul tema oncologico ci crede, ci hanno coinvolto nella questione degli screening e saremo sempre di più un punto di riferimento a livello nazionale”. Segno che forse l’Istituto si sta muovendo nella direzione giusta.


“Pronto a riprendere il progetto”.


Dal canto suo però il dottor Di Leo, per ovviare alla lunga lista d’attesa, si è detto “pronto a riprendere il progetto dell’allargamento dell’attività ambulatoriale in endocrinologia” nel caso in cui l’Azienda o la Regione decidesse di ritornare ad investire in questa direzione.


Chi ha però necessità di una visita di controllo in endocrinologia e non vuol attendere un anno, “deve – riferisce il Dottor Maglietta – rivolgersi agli altri ambulatori regionali deputati a questo. Anche in altre strutture, in altri distretti c’è la possibilità di fare la stessa attività ambulatoriale”. Essendo il problema limitato al controllo quindi il paziente o si organizza a tempo debito o va altrove. La speranza però è che la situazione non sfiduci il paziente costringendolo a rivolgersi al privato che purtroppo resta l’unica alternativa ad una diagnosi precoce.

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