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L’omaggio del Musma a Marino di Teana foto

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 Si è spento domenica 1° gennaio 2012, all’età di 92 anni, nella città francese di Perigny, nei pressi di Parigi, lo scultore Marino Di Teana, uno tra i maggiori scultori contemporanei che il Musma, sin dalla sua istituzione, ha accolto nelle sue collezioni, dopo che nel 1988, con una sala personale ospitata in Madonna delle Virtù, nell’ambito del ”Periplo della scultura italiana contemporanea”, Matera, tramite La Scaletta, lo poneva prepotentemente all’attenzione del suo paese d’origine e della Lucania tutta.


Biografia: L’artista, nato nel 1920 a Teana, in provincia di Potenza, nel triangolo Castronuovo-Chiaromonte-Senise, fin da fanciullo conduce le esperienze di pastore appresso al nonno e poi quelle di apprendista muratore fino a 16 anni, allorché emigra in Argentina. A Buenos Aires continua l’attività di muratore e ben presto diviene capocantiere. Affascinato dalla grande metropoli e assetato di sapere, si iscrive ai corsi serali del Círculo de Bellas Artes e a quelli della Scuola Politecnica E. Salgueira. Infine, superate da privatista le prove d’esame per accedere alla Scuola Nazionale Superiore E. de La Cárcova, la frequenta con successo e ne esce laureato Profesor Superior. Ritornato in Europa nel 1952, nel 1953 si stabilisce a Parigi, la città dell’arte per eccellenza. Conduce una vita da clochard e vive lavorando come decoratore. Incontra Huguette Séjournet, che poi sposerà, e grazie a lei frequenta la galleria Denise René nel 1956. Denise René organizza molte esposizioni personali di Marino a partire dal 1960 e lo inserisce nelle tournée internazionali che lo vedranno presente con opere poi entrate a far parte di collezioni pubbliche e private. Ha rappresentato l’Argentina alla Biennale di Venezia nel 1982 e la Francia al 27° International Symposium of Arts a Seoul nel 1997. È stato invitato d’onore alla Międzynarodwe, Triennale di Poznań (Polonia) nel 2009. Ha realizzato più di 50 sculture monumentali di cui parecchie misurano intorno ai 15 metri di altezza (Fontenay-sous-Bois, Montpellier, Chévilly-Orléans, Canjuers (Var). La scultura Liberté di Fontenay è una delle più alte sculture in metallo in Europa.


L’opera. La lunga e ricca carriera di Marino, considerato fra i maggiori scultori in metallo del secolo XX, è segnata dall’imprescindibile connubio tra scultura e architettura, dalla studio sui rapporti tra lo spazio e la massa, dall’elaborazione della “Logica triunitaria”, frutto di una personalissima idea del vuoto: Il mio modo di agire personale e essenzialmente imperniato sulla dinamica dello spazio creato allorché le masse della scultura separate a metà, diventano più astratte lasciando penetrare lo spazio nel cuore dell’opera in un rapporto dove 1+1=3. Questo principio che io scopro, mentre la mia opera è ancora figurativa, io l’applico alle forme pure elementari del cubo e del cilindro. In seguito io sviluppo i parametri della mia teoria della disintegrazione della massa tramite lo spazio applicandoli all’architetturaGià in embrione a Buenos Aires, la Logica trinitaria è ufficialmente nata nel 1954 a Parigi sull’Explanade du Trocadéro. Una sera, contemplando quello spazio che proveniva come un fiume d’etere dalla Scuola Militare e che, attraversando il Campo di Marte, passava sotto l’arcata della Tour Eiffel andando a infrangersi contro la statua del Maresciallo Foch al centro della piazza, Marino pensò che, spaccando simmetricamente in due il maresciallo a cavallo, avrebbe ottenuto fra le due metà un cavallo spazio. Lo spazio così poteva continuare il suo percorso e circolare liberamente, secondo l’equazione 1+1=3, vale a dire: 1, la prima metà del cavallo + cavallo-spazio + la seconda metà cavallo = 3 la triunità. Disintegrando la massa, egli otteneva la sua equazione volumetrica che trova applicazione nella scultura-architettura e nell’urbanistica: Io ho scoperto una sorta di geometria completamente nuova che mi ha permesso di strutturare le mie sculture, poiché lo spazio per me è un’energia continua. Io libero lo spazio interno totalmente per ottenere una relazione nuova fra il volume e lo spazio. In realtà il vuoto non esiste. Per me non c’è vuoto possibile nello spazio, perché questo è sempre un’energia vivente.


Il pensiero filosofico. Considerato da molti critici artista, poeta e filosofo, poiché il pensiero filosofico precede e governa tutta la sua arte, Marino concepisce dunque la scultura in senso architettonico, nella ricerca di un insieme di spazio e massa viventi. Lo dimostrano le due piccole sculture ”architetturali”, del 1967, che l’artista donò al Musma nel 2006: opere che evidenziano il personale utilizzo della geometria per strutturare l’opera in cui lo spazio, liberato dal concetto di “vuoto”, è considerato un’energia continua, “vivente”. In questo contesto si determina la “struttura in sviluppo”: parte integrante della ripetitività di un modello mentale dove si accorda un rapporto con l’habitat dell’uomo, con forze naturali che suggeriscono architetture millenarie. Il volume non è più isolato nello spazio ma entra in simbiosi armonica con lo “spazio vivo” che, nella tensione a una unità stilistica, attenua le eventuali rigidezze di formulazione e rivelando la primitiva semplicità, quell’interna emozione che affiora dal modello geometrico, perviene al cuore della scultura. A questa scultura, che ha dialogato alla pari con l’opera di Schwitters, Etienne-Martin, Vantongerloo, Bloc, Wotruba e Chillida, il Musma nei prossimi mesi renderà il dovuto omaggio.



 

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