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La ‘Bucolica Lucania’ ridotta a una ragnatela dai predatori energetici foto

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Dopo “L’anno che verrà”, sorge spontanea la domanda “Quale Basilicata verrà?” La pubblicazione su Repubblica del 14 gennaio, relativa all’aggiudicazione di Edison di otto progetti presentati alla procedura d’asta, indetta dal Gse, sconcerta tutti. Edison continuerà a spadroneggiare nel Centro-Sud e in Basilicata seguendo sempre lo stesso iter: propone, la Regione autorizza, i privati, senza alcuna consapevolezza, accettano o subiscono. Nessuno più ricorda il pensiero della politologa Elinor Ostrom, prima economista donna a ricevere il premio Nobel in Economia nel 2009 (Lezioni globali, sfide locali). Elinor Ostrom, per anni si è occupata della necessità di educare e coinvolgere le comunità territoriali nella gestione delle risorse comuni, qui, invece, politici regionali e locali decidono da soli. Per il successo dell’evento di Capodanno si è puntato “sulla straordinaria bellezza, eterogeneità ed unità della Basilicata”, parole del Presidente Pittella, proiettando immagini di una Regione magica e dalla natura primordiale e incontaminata, ma per quanto possiamo ancora contare su queste caratteristiche? Il Presidente afferma che abbiamo la tendenza ad enfatizzare e strumentalizzare le criticità, ma ha consapevolezza di quello che sta succedendo? Gli Uffici, competenti a salvaguardare i nostri più grandi attrattori: il paesaggio, il territorio e le risorse naturali, rilasciano autorizzazioni che trasformano quotidianamente e selvaggiamente il territorio lucano sia nel sottosuolo, sia nella sua proiezione verso il cielo. Pur di accontentare i predatori energetici, negli Uffici regionali, a volte, si scambiano dati tecnici, temporali e topografici con un’ingenuità allarmante! Senza il tessuto industriale della Lombardia, la nostra “Bucolica Lucania” sta diventando una ragnatela di cavidotti, elettrodotti, stazioni Terna, Centro oli, a servizio di produttori energetici locali e multinazionali che continuano imperturbabili a depredare il Sud. In questa situazione è paradossale, ma anche il non far niente potrebbe assicurarci uno sviluppo economico! Se i Sassi fossero stati rasi al suolo, esisterebbe Matera capitale? Basterebbe investire sul consolidamento delle arterie di comunicazione, su un’agricoltura di qualità, sui nostri tesori archeologici, sulla creatività, su un ambiente sano e, invece, si sta puntando solo su una crescita economica senza regole che antepone i profitti privati a valori pubblici, quali la salute e l’etica (vedasi il caso Oppido Lucano). Politici, dirigenti e tecnici comunicano tra loro? Con questi presupposti il Sud è trattato come l’Africa, la rapina delle risorse naturali continua a non procurare alcuna ricaduta di crescita reale sul territorio e il contentino assistenzialista, ormai, indigna. Dovremmo, invece, favorire uno sviluppo dove si incontrino scienza, politica ed etica ed evitare l’ennesima ondata di emigrazione meridionale. L’incoerenza della linea politica regionale è ormai al capolinea, qualcuno, nella confusione totale, risponda: “Quale Basilicata verrà?”

Porzia Fidanza

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