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Petrolio Val d’Agri: tutela ambientale non si persegue solo a colpi di diffide

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La tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini della Val d’Agri come delle rilevanti risorse del territorio da ogni tipo di rischio rappresentato dalle attività petrolifere è un obiettivo prioritario che non si può raggiungere solo a colpi di diffide nei confronti dell’Eni che, come insegna la decisione del Tar, non in tutte le occasioni sortiscono l’effetto desiderato. E’ il commento del segretario regionale di Italia dei Valori Basilicata Angelo Rosella. Rispetto ad una situazione sempre più convulsa con l’accavallarsi di servizi televisivi nazionali, inchieste giornalistiche, notizie spesso incontrollate che girano attraverso i social, a parere di IdV – continua la nota – diventa urgente tranquillizzare le comunità della Val d’Agri e in generale dell’intera regione. Si tratta di ridare piena credibilità agli strumenti di controllo sui fattori di potenziale contaminazione riferiti al Cova di Viggiano, allo smaltimento dei reflui della lavorazione, di trasporto del greggio, alle attività di ricerca ed estrazione, in modo da assicurare un “punto di riferimento” certo, trasparente e scientificamente autorevole che, purtroppo sinora è mancato anche a causa delle note vicende che hanno interessato l’Arpab. Secondo Rosella il punto di debolezza continua ad essere la “cattiva” informazione che circola: non è sufficiente divulgare più o meno periodicamente i dati delle rilevazioni periodiche su aria, terreno e acqua nell’area industriale di Viggiano se non sono accompagnati da una strategia comunicativa più ampia che arrivi direttamente nelle case dei residenti della Val d’Agri. Contestualmente – dice il segretario lucano di IdV – su ogni aspetto vanno individuate le contromisure più efficaci. Ad esempio per prevenire ulteriori casi di fuoriuscita di sostanze dai pozzetti antistanti al Centro Oli Eni Viggiano e lo sversamento la realizzazione dei doppi fondi di serbatoio, così come richiesto dalla Regione, è una risposta necessaria che richiede tempi ragionevolmente brevi. Come per il piano di riorganizzazione e potenziamento dell’Arpab. Il passo successivo è il confronto di merito sul piano di caratterizzazione che l’Eni deve presentare insieme al cronoprogramma di azioni che intende svolgere per la completa bonifica dell’area interessata dallo sversamento. Per noi – conclude Rosella – la battaglia più che nelle aule giudiziarie si vince, con il pieno sostegno popolare e delle Amministrazioni Comunali, al tavolo di concertazione con Eni, chiamando il Governo ad assumersi le sue responsabilità perché non si può certo “lavare le mani” dopo l’accentramento di competenze in materia energetica. E non si sottovalutino ulteriormente gli effetti della campagna di demagogia e populismo che contribuisce ad accrescere la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella politica.

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