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Imprese “green”, in provincia di Potenza sono 497

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Mentre l’attenzione politico-istituzionale sembra tutta concentrata intorno all’annuncio di nuovi investimenti Eni in Val d’Agri, la piccola e media imprenditoria della provincia di Potenza dà segnali importanti sulla vitalità dell’ “economia green”: in provincia di Potenza sono 497 le imprese attive caratterizzabili come “attività green” (che spaziano dalla vendita di piante alla raccolta dei rifiuti, al recupero e riciclaggio di rifiuti, alla consulenza alle imprese, ecc.) con un incremento annuo dell’8,3% che in cinque anni diventa più 53,9%. Lo riferisce Confcommercio Imprese Italia Potenza che ha rielaborato su scala provinciale i dati di un Rapporto della Camera di Commercio di Milano. Anche sul piano dell’occupazione – continua la nota di Confcommercio – si rafforza la positività di questa esperienza imprenditoriale: al 2016 gli addetti sono 9.451 con un aumento del 18,4% rispetto al 2015 e del 32,6% rispetto al 2011. Un comparto importante – dice Fausto De Mare, presidente Confcommercio – in cui le imprese stanno crescendo fortemente negli ultimi anni e da cui ci aspettiamo un rilancio dell’economia. Oggi le imprese hanno l’opportunità di incrementare le vendite ed acquisire nuove quote di mercato attraverso lo sviluppo e la vendita di prodotti “Green” qualificati e riconoscibili attraverso l’etichettatura ecologica e la certificazione Ecolabel. Si apre così una nuova strada in un mercato che appare sempre più attento al consumo Eco-sostenibile: le scelte dei cittadini stanno infatti orientando le imprese di produzione, di servizi e del turismo verso le certificazioni ambientali di prodotto, al fine di poter dimostrare la corretta gestione degli impatti ambientali del prodotto”. Confcommercio ricorda la positiva esperienza avviata nel 2014 con il protocollo di intesa siglato tra Confcommercio, Anci e Green Service per avviare l’operazione “Rifiuti Zero”. Scopo del protocollo, e dell’iniziativa, è quello di incentivare e sostenere nei comuni della Basilicata la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, per ridurre il conferimento e lo smaltimento in discarica. I benefici? riduzione dei costi della gestione rifiuti solidi urbani e delle aliquote delle tariffe del tributo comunale sui rifiuti e servizi. Nella nota si sottolinea che nei prossimi cinque anni saranno oltre 1 milione i nuovi occupati le cui mansioni richiederanno maggiori competenze green. Un trend in crescita determinato da due componenti: la crescita dei settori green e l’aumento delle competenze green nei settori tradizionali. A stimolare la crescita di questa domanda sono diversi fattori, tra cui le innovazioni tecnologiche, le politiche ambientali, le conseguenze dei cambiamenti climatici e le nuove abitudini di consumo. I settori economici più coinvolti saranno i servizi avanzati di supporto alle imprese, i servizi formativi, l’agricoltura e la pesca, le costruzioni, i trasporti e le public utilities (energia, gas, acqua e ambiente). Saranno maggiormente richiesti i lavoratori con livelli di istruzione più elevati, in particolare laureati nell’area economica: si renderà infatti sempre più necessario coniugare equilibrio economico, utilizzo delle risorse e salvaguardia ambientale. Ma vi sarà anche un incremento della domanda di ingegneri civili e ambientali, architetti e urbanisti territoriali. La green economy – commenta De Mare – si dimostra dunque una delle più significative ed efficaci risposte alla crisi. Una reazione che incrocia la natura profonda della nostra economia: la spinta per la qualità e la bellezza, naturali alleate dell’uso efficiente di energia e materia, dell’innovazione, dell’high-tech. Una evoluzione di sistema avviata ‘dal basso’ e spesso senza incentivi pubblici da una quota rilevante delle nostre imprese. Una scelta, che si basa su investimenti e produce lavoro, non scontata in tempi di crisi, ma coraggiosa e vincente.

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