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La scorpacciata di rifiuti alla tavola degli insaziabili

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L’opinione pubblica dovrebbe alzare il tiro, perché la vicenda delle discariche non bonificate né chiuse, è soltanto un capitolo di una brutta storia che continua. E’ passata sottotono la notizia diffusa dall’europarlamentare Piernicola Pedicini

L’esponente politico ha citato fonti ufficiali: l’Italia è stata deferita alla Corte di giustizia per mancata bonifica o chiusura di 44 discariche di rifiuti. Ebbene, oltre la metà, 23, di quelle discariche è in Basilicata. Un primato assoluto nazionale ed europeo. E’ la medaglia di percolato assegnata a una Regione che, sulla gestione dei rifiuti, ha collezionato una montagna di fallimenti. Alcune di quelle discariche sono finite più volte in inchieste giudiziarie e sono state oggetto di nostre inchieste giornalistiche. Dal 2000 al 2016, la Regione Basilicata ha varato almeno 3 piani di gestione dei rifiuti che al momento hanno prodotto nulla. La questione, più spesso diventata emergenza, è stata spudoratamente affrontata a colpi di ordinanze. Le inadempienze delle istituzioni locali e regionali di questi anni a noi giornalisti di frontiera non sono mai apparse trasparenti. Ricordiamo le vicende oscure della discarica di Carpineto a Lauria, gli arresti e i rinvii a giudizio di alcuni “giostrai” dei rifiuti quali Agoglia, Copeti, Castellano e altri.  Ricordiamo le nostre inchieste su Tecnoparco, sul Consorzio Industriale di Potenza, su Fenice, sul Cementificio di Barile, sulla Total e su Eni, sulla Val Basento, tanto per fare degli esempi. Qualcuno in questi anni, ha nascosto la testa sotto la sabbia, altri hanno accumulato ricchezze sulla pelle dei cittadini. Cittadini che, oltre a pagare tasse altissime, avendo in cambio il puzzo di immondizia sotto casa, hanno subito e continuano a subire danni alla salute. L’opinione pubblica dovrebbe alzare il tiro, perché la vicenda delle discariche non bonificate né chiuse, è soltanto un capitolo di una brutta storia che continua. Continua ad emergere un mondo di affari sui rifiuti che sembrerebbe fondato sulla corruzione e sulla concussione. Un fenomeno “criminale” che, attraverso inconfessabili intrecci tra imprenditori senza scrupoli, colletti bianchi, politici compiacenti, magistrati “distratti”, esponenti delle forze dell’ordine “svogliati”, sembra destinato a crescere. Lo zampino delle mafie avrebbe lasciato impronte nel Materano, nel Lagonegrese, nell’area industriale di Tito, nel Melfese. Non bastano le indagini giudiziarie, presentate in pompa magna nelle conferenze stampa, né lo sdegno di facciata di certa politica. Occorre che la magistratura vada fino in fondo e che i giudici, almeno una volta, condannino qualcuno di quelli che partecipano alla “grande abbuffata”, evitando prescrizioni spesso annunciate o prevedibili. Troppe le indagini di cui si sono perse le tracce. Troppi i processi finiti nel nulla. 

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