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Il condizionale: la realtà di una città dal nome anacronistico

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Ho letto i primi articoli che riguardano la mia città. Solo che ora che ho finito di scrivere le mie osservazioni, non ritrovo più quello su cui mi sono…stupita. Avrei voluto rileggerlo. Ce n’è anche un altro che insiste sul “festina lente” a Matera ed è convincente, forse… Perché potrebbe essere anche ironico. Questo su cui mi soffermo è interessante per l’esito… Il titolo trionfalistico, mi induce a leggere con voracità la notizia. Il Ponte Musmeci sarà Patrimonio Mondiale dell’Umanità, ma la lettura riserva una sorpresa: La giunta Comunale si dice disponibile ad accogliere la proposta di eleggere il Ponte di cui sopra, etc, etc. Continuo a leggere e noto che tutto il discorso verte su Proposte, su Istanze di persone vivaci ed innamorate della propria città. Sotto forma di intervista. L’uno domanda all’altra in che senso la città potrebbe diventare un polo di attrazione per i turisti: “Su eventi a carattere popolare (ma non banali…)” e che vuol dire? mi chiedo. Ed ancora “su eventi a carattere elitario” (forse intende cinema, Teatro). E che cosa pensa, l’interlocutrice, dell’affermazione secondo cui la città è brutta? La risposta è: “non è vero che la città sia brutta”. “Anche la bruttezza può diventare ricchezza” Ah, ecco! mi dico: qui segue un discorso sulla bruttezza e sulla bellezza viste come convenzione… Invece no! Il brutto può diventare bello! Come? Con la riqualificazione dei quartieri brutti. Quindi, si dovrebbero abbattere brutte costruzioni , come a Scampia, e ripensare ad una nuova archittettura urbana. Perché di Architettura urbana si parla nell’articolo, en passant. E si chiede nel dialogo tra i due giovani appassionati e pieni di idee, che cosa l’altra pensi dei cittadini: “Li adoro”- risposta-. Qualche frase neanche tanto lunga su costoro, a coup d’oeil, pas de coeur e poi: “Ci si può imbattere nella loro indifferenza”, però. l’avversativa la aggiungo io. Allora questo, a parte il titolo roboante e fuorviante, è un articolo che comincia con la parola “Istanze” e finisce, col termine “Indifferenza”. I verbi usati sono al condizionale. Ovviamente. In fondo, questa è la realtà di una città dal nome anacronistico.

Maria Teresa D’Aiuto

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