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“Trivelle d’Italia”, il libro di Dommarco in Senato

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Si terrà domani, martedì 9 ottobre, all’interno di un omonimo convegno organizzato da WWF, Legambiente e Greenpeace – dalle 10,00 alle 13,00, nella Sala del Palazzo Bologna del Senato della Repubblica, in Via Santa Chiara 4 – la presentazione del libro di Pietro Dommarco “Trivelle d’Italia” edito da Altreconomia.

Trivelle d’Italia, al di là dell’analisi dell’intera filiera del petrolio dal punto di vista economico – fa rilevare la Ola – fotografa le comunità del nostro Paese interessate da queste attività facendo conoscere i risvolti legati a consumo del territorio, agli impatti ambientali, all’incidenza sanitaria. Aspetti questi spesso 
sottovalutati o per i quali vi sono informazioni distorte o del tutto carenti dirette ai cittadini oltre che carenza neui monitoraggi ambientali.

“Così capita – sottolinea l’autore – volendo citare la regione più sfruttata d’Italia dal punto di vista petrolifero, che in un piccolo centro della Basilicata come Marsicovetere, viene autorizzato un pozzo petrolifero in pieno centro urbano, a poche centinaia di metri, in linea d’aria, da un ospedale. Capita che in una diga, quella del Pertusillo – continua Pietro Dommarco – vengano ritrovate tracce di idrocarburi e chi ha denunciato la contaminazione oggi è sotto processo. Capita che, sempre in Basilicata, spostandosi dalla Val d’Agri alla Valle del Sauro, dove la Total è pronta a salvare le sorti di approvvigionamento del nostro Paese, la Regione Basilicata autorizzi con regolare delibera lo sversamento di acque di strato – tossiche – nel torrente Sauro, per effetto di una prescrizione imposta 
di 5 anni”.

La Ola in occasione della presentazione del libro domani presso la prestigiosa Sala si Palazzo Bologna, Senato della Repubblica, evidenzia la nescessità che la Regione Basilicata corra ai ripari e, prima ancora di aspettare l’esito della Corte Costituzionale sulla legge di moratoria, applichi la normativa regionale VIA in senso restrittivo per le nuove istanze petrolifere, rilasciando pareri ambientali negativi sulla base di analoghi dinieghi da parte di numerosi comuni lucani, associazioni e cittadini, per non vedere trasformata l’intera Basilicata in gruviera petrolifera e dei rifiuti d’Italia. 

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