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Le sorelle incestuose

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Tra l’Alsia e l’Arbea esistono strane relazioni che durano da anni. Una specie di “legame di sangue” al quale nessuno pare può opporre resistenza. E’ il simbolo del Potere che gira le frittate come vuole, che scombina piani e previsioni in base ai propri interessi, in barba alla ragionevole convenienza dei cittadini

Siamo andati a vedere le ultime nuove sugli scambi di favore tra le due Agenzie sempre al centro di polemiche e sotto i riflettori della Giustizia penale e contabile.
 

Chi è Alsia (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura)

Sul sito ufficiale  leggiamo che “l’Agenzia Lucana di Sviluppo e di Innovazione in Agricoltura è lo strumento operativo della Regione Basilicata nel sistema agroalimentare, con delega alla gestione dei Servizi di Sviluppo Agricolo e all’esaurimento della Riforma Fondiaria. Compiti e organizzazione dell’Agenzia, istituita con L.R. n. 38/96, sono stati poi integrati dalle leggi regionali nn. 21/98, 61/00 e 29/01. L’Agenzia ha assunto così un ruolo determinante anche come elemento di raccordo delle azioni operate nel settore primario da ciascuna delle componenti strutturali del sistema lucano dei Servizi di Sviluppo Agricolo.” A 15 anni dalla nascita questo ente ha creato soltanto problemi, come tutti gli enti che si rispettano nel circuito della spesa finalizzata a creare consenso e piccoli centri di potere. Nel corso del tempo è stato abbandonato a se stesso, relegato nella esclusiva funzione di esaurimento della Riforma Fondiaria. E cioè nell’alienazione delle proprietà agricole ed extra agricole un tempo assegnate alla Riforma, ovvero alla ex Esab. Ed è questo uno dei nodi su cui si concentra l’appetito di molti interessi. L’altro è, appunto, il parco dipendenti. Andiamo per ordine.

 
Chi è Arbea (Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura)

L’Arbea (Agenzia Regionale per le Erogazioni in Agricoltura) è istituita con legge regionale nel 2001. Le principali funzioni attribuite all’Agenzia sono l’Autorizzazione, l’Esecuzione e la Contabilizzazione dei pagamenti degli aiuti derivanti dalla politica agricola della Comunità Europea. In sostanza l’ente, attraverso un lavoro istruttorio, di verifica e di controllo della domande, autorizza i pagamenti alle aziende agricole e agli agricoltori beneficiari dei fondi agricoli comunitari. Oltre ai procedimenti di erogazione degli aiuti e contributi derivanti dalla politica agricola comune, all’Arbea può essere affidata la gestione di ogni altro aiuto in materia di agricoltura e sviluppo rurale dalla Regione Basilicata, dalle Province, dalle Comunità Montane, dai Comuni, dai Parchi e dagli altri enti pubblici operanti sul territorio regionale.

Arbea come Eva, nata da una sostola di Alsia

Arbea nasce da una costola di Alsia. Quando? Dopo la condanna in primo grado, del 1999, trasformata in assoluzione nei gradi successivi, di Gabriele Di Mauro, ex socialista, potente uomo politico, ex assessore all’Agricoltura. Forse perché si rendeva necessario trovare una “poltrona” per un uomo “ridotto” a semplice funzionario. Altri motivi fondati a base della nascita di Arbea non ne troviamo.

 

Spostamenti di qua, promesse di là

Appare significativo che la proposta di legge di istituzione di Arbea, “premiata” con numerose assegnazioni di benefici sotto forma di “posizioni organizzative complesse” (doviziosamente retribuite), nasca ad iniziativa di Angelo Di Mauro, fratello del Gabriele. Appare anche significativo che la nascita sia stata avallata dall’allora direttore del Dipartimento Agricoltura, quel Prospero De Franchi che, insieme ai fratelli Sergio ed Ottorino Macbeth, riceverà nel corso degli anni numerosi finanziamenti proprio da Arbea. Legittimi per carità. L’Arbea che vanta croniche “carenze di organico” a giustificazione delle proprie inadempienze guarderà spesso all’Alsia. Quando si ha paura a firmare carte o quando sarà necessario allocare negli uffici altro personale, per fare numero e giustificare fortunate e predestinate posizioni organizzative complesse.  A titolo di esempio, nel 2008 un Di Mauro dalla poltrona vacillante, a caccia di consensi, s’era giocato con proprio Decreto n. 24 datato 17 aprile la carta della “assunzione di unità da reperire […] tra i profili professionali idonei […] del personale precario dell’Alsia”. Nel consueto stile dell’imputato, la “promessa” si rivelava vana appena superata la temporanea difficoltà. Si preferiva guardare ai già assunti in Alsia con un “Protocollo d’intesa per l’utilizzazione temporanea” di personale stipulato con Decreto del Direttore Arbea n. 44 del 12.06.2008. La nostra indagine non ha permesso di appurare se si trattasse di una misura “premiale” per già dipendenti che “andavano a prendersi qualche soldo in più” (un caso non raro in Basilicata), o “punitiva” per persone “sgradite” all’Amministrazione Alsia del momento. In quest’ultimo caso, con qualche mese in un posto come Arbea, è da ritenere che si sia senz’altro raggiunto il risultato.

I danni non finiscono mai. L’aiuto della sorellina Alsia

Oggi l’Arbea vive l’ennesimo momento critico. Dopo la revoca delle funzioni di Organismo Pagatore (un caso unico in tutta Europa) e la connessa multa da 86 milioni di euro erogata per le inadempienze delle solite “posizioni organizzative complesse”, appare ormai certo il “disimpegno” di fondi del PSR 2007-2013, ovvero la perdita di una cifra che, secondo le nostre analisi e nella migliore delle ipotesi, oscilla fra i 15 ed i 23 milioni di euro, e che per “non averla saputa spendere”, sarà decurtata dai futuri finanziamenti dell’Unione Europea per lo Sviluppo Rurale lucano. Ed è in questo momento così critico (ma solo per gli stipendi degli “apicali” di Arbea) che torna buono “giocare” la carta dell’Alsia. Con Deliberazione di Giunta Regionale n. 1825 del 13.12.2011, apprendiamo che il “Piano pluriennale dei Servizi di Sviluppo Agricolo” dell’Alsia è stato modificato per far arrivare 15 unità di “personale” in Arbea. Cosa significa, “personale”? Dipendenti? Precari? “Esperti”? Non è dato saperlo. Nella deliberazione c’è un riferimento ad un “protocollo di intesa fra Alsia, Regione Basilicata e organizzazioni sindacali del 7 aprile 2009”, potrebbe far propendere verso l’ipotesi dei “precari”? Non lo sappiamo, probabilmente non lo sapremo, mai.

Sorellina Alsia dammi 3 laureati e 12 diplomati

La D.G.R. n. 1825/2011 appare, ad una prima lettura, una deminutio nei confronti dell’Alsia. Le vengono sottratte le risorse per le attività inerenti gli ambiti “Biodiversità” e “Formazione”, destinandole ad un nuovo progetto di “Assistenza tecnica all’istruttoria ed al pagamento delle domande di aiuto al PSR 2007-2013”, del quale beneficerà l’Arbea.
È facile immaginare, prima ancora che  il nuovo progetto “Assistenza tecnica” nasca per rispondere alle elemosine di Arbea, che chiede nuove risorse umane (3 laureati e 12 diplomati) per le consuete attività per le quali questo carrozzone, da dieci anni, viene fatto sopravvivere, senza che mai le abbia svolte.
Fra le “attività” che i 15 di Alsia dovranno svolgere, troviamo la “gestione delle domande di pagamento PSR delle annualità pregresse”. Evidentemente, mettere mano alle pratiche oggetto di tante inchieste comporta “qualche” difficoltà, che si aggira col metodo, così in auge nella Pubblica Amministrazione, dello scaricabarile, del far firmare ad altri quel che non si vuole firmare di persona.
Ai 15 di Alsia che verranno “incardinati” in Arbea non possiamo che consigliare di vendere a caro prezzo il passaggio nell’ente più gettonato dalle Procure italiane. Nella speranza che la “contrattazione” vada ad erodere le strapagate “posizioni organizzative complesse”, invece che gli stipendi dei funzionari “ordinari”, sicuramente i più bassi fra tutti gli enti subregionali. I soldi per pagare le “posizioni organizzative complesse” di Arbea, quanto le “alte professionalità” regionali, da qualche parte dovevano pur uscire.
Le premesse ci sono tutte: per un progetto della durata prevista di cinque mesi, vengono allocati duecentomila e passa euro. Un rapido calcolo, e si ricava che ad ognuno dei 15 verranno destinati quasi 2.700 euro al mese: una discreta cifra, anche al lordo di ritenute previdenziali ed altri oneri. Se poi le risorse umane in questione percepiranno le cifre d’uso per un precario/dipendente dell’Amministrazione regionale (fra i 900 ed i 1.500 euro al mese), bene sarebbe cominciare a chiedersi, che fine fa la differenza, per questo e per gli altri, sempre ben finanziati, “progetti” regionali.

Le solite ridicolate di un piano perfetto

Certo, vi è l’ulteriore “particolare” che con atto datato 13 dicembre 2011, vengono approvate “attività” il cui inizio è previsto per il 1 novembre 2011. Ma ai paradossi temporali bisogna farci l’abitudine nell’Amministrazione regionale che giustifica a posteriori le scelte che “servono” per i beneficiati “a priori”.
Il termine delle “attività” è previsto per il 30 marzo 2012, ma in Basilicata c’è la quasi certezza di una proroga, ove si rendesse necessaria per la sopravvivenza degli stipendi di Arbea. A spese del cittadino, ma è davvero l’unico neo di questo piano perfetto.

Una D.G.R. così “favorevole” come la 1825/2011 trova pronta attuazione. Con  decreto del direttore dell’Arbea n. 185 del 20.12.2011, viene approvato uno “schema di protocollo d’intesa per un programma di distacco funzionale per un massimo di 15 unità di personale a tempo determinato presso gli uffici tecnici dell’ Arbea provenienti dall’Alsia”. Quando non si sa come giustificarsi, si scrive un titolo lungo.
Lo “schema di protocollo d’intesa”, come leggiamo in epigrafe allo stesso “per la realizzazione di un programma di distacco funzionale per un massimo di nr. 15 unità di personale a tempo determinato presso gli uffici tecnici dell’Arbea per garantire l’espletamento degli adempimenti ritenuti indispensabili per conseguire i risultati di accelerazione procedure istruttorie e pagamenti”, non fa mai riferimento alla D.G.R. n. 1825/2011, ma ne riprende per intero i contenuti, compreso il riferimento, nelle premesse, a quelle “misure a superficie” oggetto di tante indagini giudiziarie. Un tema evidentemente caldo nell’Arbea,  in cui vi è un’ispezione, o sequestro, di polizia giudiziaria. un giorno sì e l’altro pure.
Intanto, abbiamo solo la conferma che l’Arbea o chi per essa ritenga  necessario “mollare” a qualcuno l’istruttoria delle pratiche riguardanti le misure “agroambientali e forestali”. Proprio quelle oggetto d’indagine.

Minuziosa spartizione di personale e di locali

All’art. 4 vi è una minuziosa spartizione di personale fra le sedi Arbea “di Potenza, Matera e Villa d’Agri”: evidentemente, l’unica cosa che conta. Troviamo anche che “l’Alsia provvederà a distaccare […] proprio personale”. Il problema, se le 15 risorse umane saranno dipendenti Alsia, precari o “esperti”, sembra risolto. Fino alla prima modifica dell’atto. Fino alla prossima promessa.
All’art. 5, con pomposo “burocratese”, viene rimandato al “vaglio delle rispettive sedi istituzionali” l’impegno finanziario dell’operazione. Si decide tutto nelle “stanze dei bottoni”, al cittadino che paga le tasse non è dato di sapere.
In pari data (20 dicembre 2011), l’Arbea emette anche il proprio Decreto n. 186, con il quale viene ufficializzato “l’uso da parte di Arbea di locali nella disponibilità di Alsia”. Nello specifico, si tratta di non meglio specificati “locali” collocati “nell’Azienda di Bosco Galdo sita nel territorio del Comune di Marsicovetere – Frazione Villa d’Agri” (che venivano richiesti da Arbea) e di “n. 2 locali presso l’Azienda Sperimentale “Pantano” di proprietà dell’Alsia siti in Pantano di Pignola”, che l’Alsia “manifestava di voler cedere”. Non stupisce, a questo punto, la decisione “di rinviare a successivo atto [presumibilmente non pubblico, N.d.R.] la gestione delle spese derivanti dall’adozione del presente decreto”.
L’interesse dell’Arbea è, insomma, quello di avere una sede nella Valle del presidente. Incidentalmente, si tratta di “riaprire” la sede, soppressa per quasi un anno, nella quale sono state sequestrate le pratiche che hanno portato al rinvio a giudizio di 54 imputati, ed alla condanna con rito abbreviato di altri due.
Durante l’anno in cui tali pratiche hanno viaggiato tra la Val d’Agri, Potenza, Matera, e chissà dove altro… che ne è stato delle stesse? Non lo sappiamo.

Stranezze

Entrambi i decreti Arbea n. 185 e n. 186 sono stati “proposti” da Cinzia Claps, la potente segretaria del fu (attuale?) direttore dell’Arbea, quella alla quale ai tempi del potentato di Gabriele Di Mauro occorreva rendere omaggio. Una carriera fulminante quella della Claps, da segretaria a posizione organizzativa complessa.
È da dire che un soggetto di tale centralità nell’associazione che fa capo ad Arbea non sia mai stato oggetto delle indagini che quotidianamente si sono sviluppate in un  sistema volto ad erogare generosi “benefici” a sedicenti “imprenditori agricoli” che di mestiere fanno ben altro. Tutto legittimo, per carità, ma spesso la morale e la buona educazione non sono interessate dagli articoli del codice penale.
E’ da dire che neanche Antonio Romeo è mai stato coinvolto in vicende oscure. Il suo potere si regge su un curioso incrocio: sindaco del Comune di Cirigliano e presidente/commissario della Comunità Montana “Collina Materana”, contemporaneamente occupa una posizione apicale nell’ente che “casualmente” paga le milionarie “domande di aiuto” dei due Enti suddetti, a valere rispettivamente sulle Misure 125 e 226 del PSR Basilicata 2007-2013.
Attualmente il sindaco di Cirigliano è stato spostato (con congrua “indennità”) ad una sinecura come l’ufficio “Pagamento Unico”, un’attività delegata in toto ad Agea ma per la quale si continuano a pagare 12mila e passa euro all’anno, oltre lo stipendio, a Romeo.
Il suo posto in Direzione è stato preso da tal ing. Giacomo Cocola, nipote di mons. Agostino Superbo. Per quanto sia facile immaginare il motivo per cui Cocola percepisce anch’egli una congrua “indennità” oltre stipendio in un “ente” che non ha ragione di esistere, è altrettanto palese come per l’Arbea la minaccia rappresentata da continue attenzioni di vari organi di Polizia giudiziaria sia reale. Sembra che si avverta impellente il bisogno di proteggersi con frequenti mutamenti che rendano meno tracciabili le operazioni effettuate. Nel corso delle nostre indagini è emersa altra circostanza sulla quale ci riserviamo di notiziare in seguito: pare che l’Arbea voglia attingere personale anche dalle disciolte Comunità Montane. Al peggio, non c’è mai limite. Sembra che nessuno immagini la chiusura di questo carrozzone che adesso servirebbe ad ospitare personale di altri enti.

Conclusioni provvisorie

In chiusura, s’impone qualche riflessione anche sul ruolo dell’Alsia. Vittima o carnefice, di un gioco di potere, lauti stipendi ed indagini giudiziarie volto a far sopravvivere un danno del calibro dell’Arbea contro ogni logica ed evidenza?
Apparentemente, come detto, la D.G.R. n. 1825/2011 va in danno dell’Alsia, che si vede sottrarre risorse finanziarie a vantaggio dell’Arbea. Non vi è da stupirsi che il proponente della modifica sia l’Alsia. Sullo scacchiere regionale, in cui l’unica cosa che conta è la “poltrona” ogni tanto qualche sacrificio bisogna farlo.
Tuttavia, è impossibile dimenticare che Domenico Romaniello, attuale commissario Alsia, risulta già presidente di un Gal (Gruppo di Azione Locale) i cui finanziamenti arrivano proprio a valere sul Piano di Sviluppo Rurale. Ed i soldi del Piano di Sviluppo Rurale, fatalmente, passano per l’ex Organismo mal pagatore. Cioè l’Arbea.
Altra ipotesi, ancor più inquietante, è quello di un “riavvicinamento” fra le due sorelline che porti, cessata la necessità della “poltrona dimauriana”, ad una loro rifusione. Ma, in questo caso, chi butterà giù dalla torre il moloch regionale, fra Andrea Freschi, attuale direttore di Arbea e Domenico Romaniello, commissario dell’Alsia? Presumibilmente nessuno dei due. Viste le trascorse vicende, non è pensabile che un’operazione del genere avvenga, senza conservare tutte le “poltrone” già esistenti.
Occorrerebbe, di certo, porre molta attenzione alla contiguità di stanze (in tutte e tre le sedi Arbea) fra le due sorelline. Attenzione anche alle stanze materane. 

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