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Scacco alle illusioni

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Attraverso i dati della Direzione Investigativa Antimafia  e di altre agenzie quali i Sert, le fonti giornalistiche e le fonti direttamente coinvolte nei fenomeni, abbiamo ricostruito la situazione della criminalità in Basilicata Limitandoci ad un focus sei fenomeni segnalati nel solo periodo 2010, per non fare una narrazione storica e per stare sulla questione oggi. Abbiamo intrecciato fatti e persone, fonti e dati di realtà, per tentare un’analisi giornalistica della situazione oggi. L’inchiesta ci porta su versanti oscuri e inquietanti. (Estratto dell’inchiesta pubblicata sul numero 16 di Basilicata24 in edicola sabato 10 dicembre)

La criminalità in fase di stallo, ma…

L’andamento dei fatti di criminalità registrati nella regione conferma una fase di stallo della criminalità organizzata lucana, indotta dalle ripetute azioni repressive delle Forze dell’ordine, che hanno portato all’arresto dei principali elementi apicali, accusati di gravi reati, tra cui l’usura ed estorsioni, eseguiti con modalità tipicamente mafiose. E’ la Direzione Investigativa Antimafia a parlare nel capitolo Basilicata della relazione 2010. Tra i capi arrestati, Renato Martorano, già detenuto per i reati di usura ed estorsione, nella prima decade del mese di maggio 2010, è stato condannato, per usura ed estorsione aggravata dalla modalità mafiosa, dal Tribunale di Potenza a 14 anni di reclusione, a seguito delle attività investigative condotte all’operazione “Nibbio”.  Un dato emergente sono i molteplici sequestri di modiche quantità di stupefacenti effettuati sia sulle principali arterie stradali sia a bordo dei convogli ferroviari che dal nord sono diretti nelle stazioni di Potenza, Melfi, Metaponto, Maratea e Policoro. In ogni caso al primo posto risultano piazzati i reati di furto e danneggiamento, a cui seguono i reati in materia di stupefacenti, i reati di estorsione e rapina, ricettazione, gioco d’azzardo e scommesse sportive illegali.

Clan e criminalità nella Provincia di Potenza

Sul fronte della criminalità organizzata è il caso di affermare che nell’area occidentale della regione, ove sono stanziati i clan egemoni, o quello che resta di essi, è evidente una fase deflattiva delle azioni delittuose. Tale scenario è attribuibile alle ripercussioni dei numerosi provvedimenti restrittivi emessi dall’Autorità giudiziaria a carico dei capi clan e sodali, che ne hanno disarticolato la nomenclatura strutturale.

A ciò si aggiunge un nuovo motivo costituito dal ravvedimento che ha interessato alcuni personaggi, i quali hanno deciso di collaborare con la giustizia. Tra loro  figurano anche elementi dotati di un’elevata caratura criminale, che in passato hanno occupato posizioni di vertice nell’organizzazione criminale denominata basilischi.  

Secondo la Direzione Investigativa Antimafia, nel Potentino esistono ancora segnali della presenza del gruppo Quaratino-Martortano e del gruppo condotto da Antonio Cossidente, esponente di spicco dei cosiddetti basilischi. Nel febbraio 2010 Cossidente viene arrestato, insieme ad altri malviventi,  perché accusato di far parte di un’associazione per delinquere di tipo mafioso, operante soprattutto a Pignola. Il gruppo disponeva di armi da fuoco e munizioni. Tra le principali attività criminali della cellula, la Dia segnala:

  • Estorsioni ai danni di imprenditori ed operatori economici  delle zone di Potenza e Pignola
  • Il controllo dei servizi di sicurezza nel locali pubblici nel territorio di Pignola
  • La gestione controllata del mercato degli stupefacenti (soprattutto cocaina), nel territorio di Pignola e Comuni limitrofi

Nella zona di Pignola, oltre alla cellula criminale capeggiata da Cossidente, rimane attiva quella capeggiata da Saverio Riviezzi, già detenuto. I due gruppi criminali in passato hanno agito in autonomia nel rispetto di un apparente equilibrio, ma in seguito sono nate delle tensioni, emerse anche nel corso delle indagini che hanno condotto alla cattura di Cossidente. Attualmente nella zona di Pignola, benché prive dei rispettivi capi in quanto detenuti e collaboratori di giustizia, sono attive alcune cellule criminali.

Il Vulture Melfese

Alla luce dei fatti, si può prudentemente affermare, anche se in via del tutto transitoria nonché in attesa dei riscontri su quanto riferito dai collaboratori di giustizia, che: nei comprensori di Rionero in Vulture, Rapolla e Venosa resta attiva la cellula Martucci del clan basilischi; nel Vulture-Melfese, ed in particolare a Rionero in Vulture, Rapolla e Melfi, restano attivi il clan Zarra e la famiglia Cassotta, in contrapposizione al clan ex Delli Gatti-Petrilli, oggi Di Muro. In relazione alle dinamiche di scontro interclanico in essere, nel Vulture-Melfese, tra i sodalizi antagonisti Cassotta  e Delli Gatti-Petrilli, iniziate nel 1991 e divenute progressivamente una guerra di mafia, va posto nella dovuta evidenza  che, il 17 dicembre 2010, la Squadra Mobile di Potenza, in collaborazione con quella di Torino, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere  emessa nei confronti di sei personaggi, ritenuti responsabili a vario titolo dell’omicidio di Rocco Delli Gatti (Melfi, ottobre 2002), Domenico Petrilli (Rapolla, febbraio 2003) e Marco Ugo Cassotta (Melfi, luglio 2007). Tra i sei arrestati figurerebbe anche l’autore dell’abbandono dei resti umani di  Marco Ugo Cassotta rinvenuti, con relativa bara, da personale del Corpo Forestale dello Stato di Rionero in Vulture, l’8 dicembre 2010.

Alcuni dati

L’analisi dei dati della delittuosità nella provincia di Potenza evidenzia un sensibile aumento delle rapine (+14) che, considerato il contesto regionale, non è escluso sia da collegare al fenomeno delle infiltrazioni criminali dalle regioni limitrofe. Altro fenomeno in aumento è quello dei danneggiamenti seguiti da incendio (+7), mentre i dati inerenti alle estorsioni (-5) ed all’usura (-3) sono in diminuzione.

(…)

Clan e criminalità nella Provincia di Matera

Nella provincia di Matera, da più di qualche anno non si registrano fatti delittuosi di chiara matrice mafiosa. Allo stesso tempo, i clan storici, riconducibili agli Zito-D’Elia, dislocati sui territori di Montescaglioso, Matera, Miglionico, Pomarico, Bernalda, non offrono segnali di ripresa delle attività criminali. Anche per quanto attiene i clan storici operanti nella fascia jonico-metapontina, gli elementi investigativi acquisiti non lasciano presagire una ripresa dei conflitti sul territorio, in ragione della pesante condanna a 25 anni inflitta al capo clan Salvatore Scarcia. Nello stesso comprensorio è, inoltre, presente la consorteria criminale Mitidieri-Lopatriello, attiva nella gestione del traffico di stupefacenti e delle estorsioni, con influenza operativa nella zona di Nova Siri.  Il 24 luglio 2010, il Questore di Matera ha emesso il provvedimento di divieto di ritorno nel comune di Scanzano Jonico, per la durata di anni tre, nei confronti di Massimo Mitidieri, perché  ritenuto pericoloso per la sicurezza pubblica. Rimane il fatto che, dall’analisi dei dati relativi al secondo semestre 2010, la provincia non è affatto tranquilla. Raddoppio delle rapine, passate da 4 a 8, e sensibili aumenti della pressione criminale sul territorio, rappresentata dall’incremento di danneggiamenti (+7,8), danneggiamenti seguiti da incendio (+9) e da una preoccupante impennata degli incendi (+71).

Operazioni antidroga nelle regioni

Nel 2010 la Lombardia, con un totale di 3.602 operazioni, emerge come valore assoluto rispetto alle altre regioni, seguita da Lazio (2.345) e Campania (2.299). Queste tre regioni incidono sul totale nazionale delle operazioni per il 37,37%. I valori più bassi sono stati registrati in Valle d’Aosta (41), Molise (128) e Basilicata (190). Si tratta in questo caso delle regioni più piccole o con limitata popolazione, le quali, tuttavia, quando il dato viene rapportato a 100.000 abitanti presentano valori sostanzialmente più in equilibrio con i dati delle altre regioni, a conferma di un impegno costante dei reparti territoriali dal Nord al Sud. Rispetto al 2009 si sono avuti aumenti consistenti di operazioni nelle regioni Molise (+36,17%), Basilicata (+8,57%), Sicilia (+6,29%) e Puglia (+5,60%). I cali più vistosi, in percentuale, sono stati registrati nelle regioni Valle d’Aosta (-21,15%) e Friuli Venezia Giulia (-19,83%).

Sequestri di stupefacenti nelle regioni

Nel 2010 è la Liguria ad aver registrato, in assoluto, i maggiori sequestri di droga, che ammontano a kg. 7.842,16. Seguono la Lombardia con kg. 5.394,00 e la Campania con kg. 3.182,11. Le tre regioni incidono sul totale dei sequestri a livello nazionale per il 52,94%. I minori quantitativi sono stati sequestrati nelle regioni del Molise (kg. 34,53), delle Marche (kg. 83,23) e della Val d’Aosta (kg. 86,37). I sequestri di droga in Molise e nelle Marche si mantengono bassi anche quando vengono rapportati a 100.000 abitanti mentre come dimostra il relativo grafico la Valle d’Aosta si posiziona al secondo posto. Lo stesso conferma anche che i flussi sono proporzionali non solo alla potenzialità dei mercati, ma anche alla presenza di importanti frontiere. Rispetto al 2009 si sono avuti gli aumenti percentuali più consistenti dei sequestri in Val d’Aosta (+1928,99%), Basilicata (+585,48%), Molise (+550,12%), Umbria (+405,91%) e Piemonte  +168,26%). I cali maggiori, in percentuale, sul totale complessivo dei sequestri, sono stati registrati nelle regioni Marche (-91,27), Lazio (-51,11%), Veneto (-45,70%), Campania (-39,79%), Calabria (-36,72%) e Abruzzo (-6,44%).

Risultati conseguiti dall’agenzia delle dogane nella lotta al traffico di stupefacenti

Nel corso del 2010 si sono registrati sequestri per circa 2.460 Kg (-20,8% rispetto al 2009) e circa 54mila pezzi (pasticche o similari – nel 2009 erano circa 2.100 pezzi). Considerando le quantità in Kg, il 75,3% ha riguardato la cocaina, l’11,9% il kat e il 5,7% l’eroina. La Direzione Regionale/Interregionale che ha sequestrato i maggiori quantitativi (in Kg) è Campania e Calabria (48,3% del totale), seguita da Lombardia (25,9%), Lazio e Umbria (17,8%), Puglia e Basilicata (5,6%).

Focus Basilicata

Operazioni antidroga

Nel 2010  sono state 190, con un incremento dell’ 8,57% rispetto all’anno precedente. Negli ultimi dieci anni i due picchi massimi emergono nel 2010 con le già richiamate 190 operazioni e nel 2009 con 175, quelli minimi si sono avuti nel 2004 (85) e nel 2005 (99).

Sequestri di stupefacenti

In questa regione, nel 2010, le incidenze dei sequestri a livello nazionale è molto contenuto: lo  0,01% per la cocaina, lo 0,10% per l’eroina, lo 0,13% per l’hashish, l’1,22% per la marijuana e lo 0,01% per le droghe sintetiche. Il sequestro quantitativamente più rilevante è stato quello relativo a kg. 58,51 di Skunk 1 avvenuto a Nemoli  nel mese di dicembre. Nel 2010 si rileva, rispetto al 2009, un aumento generalizzato di tutte le sostanze ad esclusione dell’eroina

Andamento decennale

Nei grafici che seguono è espresso l’andamento dei sequestri per tipo di droga nell’ultimo decennio, durante il quale i picchi massimi sono stati: per l’eroina nel 2009 con kg. 2,24; per la cocaina nel 2008 con kg. 0,77; per l’hashish nel 2008 con kg. 67; per la marijuana nel 2001 con kg. 580 e per le droghe sintetiche nel 2003 con 111 pastiglie.

Persone segnalate all’Autorità giudiziaria

Nel 2010 il numero delle persone segnalate all’Autorità Giudiziaria per motivi di droga è stato di 303, in diminuzione (-13,43%) rispetto all’anno precedente, corrispondente allo 0,78% del totale nazionale. Le denunce hanno riguardato per l’ 83,17% il reato di traffico illecito e per il restante 16,83% quello di associazione finalizzata al traffico. Nel corso dell’ultimo decennio le maggiori denunce sono state registrate nel 2009 (350) e nel 2003 (316); i dati più bassi si sono avuti nel 2005 (164) e 2006 (176).

Stranieri segnalati

In Basilicata, gli stranieri risultati coinvolti nel 2010 nel narcotraffico sono stati 9 e corrispondono allo 0,07% dei segnalati a livello nazionale; Le nazionalità prevalenti sono state quelle albanesi e marocchine. Le denunce hanno riguardato esclusivamente il reato di traffico illecito. Nel decennio il picco più alto di stranieri è stato registrato nel 2002 con 16 denunciati.

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Il mercato e i consumatori

La Basilicata risulta essere la seconda regione con la più alta percentuale di utenti in trattamento presso i Sert per uso primario di eroina, dopo l’Umbria e insieme a Tentino Alto Adige e Liguria. Il problema è che ormai sono molti gli spacciatori, quindi presumibilmente molti anche i consumatori. Ma il fatto più evidente e semplicemente chiaro è che il consumo di stupefacenti è in costante amento con punte probabilmente altissime tra il 2007 e il 2008. La Basilicata è il luogo preferito di nuove carriere criminali, di sperimentazioni organizzative dei circuiti di approvvigionamento e spaccio. E’ un mercato in espansione. Si sta sviluppando un’articolazione reticolare fatta di micro-punti di riferimento collocati nei piccoli Comuni. Ma anche una organizzazione che disegna nuovi confini e ruoli geografici. Se dal reticolo si passa al tentacolo, la Basilicata diventerà terra più complicata e difficile. Ma sul fronte del consumo è chiaro che la situazione è già grave. Ormai possiamo parlare di migliaia di tossicodipendenti, un mercato significativo dove il sistema dello spaccio agisce con un marketing centrato sul prezzo per allargare la base di consumo. Dall’eroina alle cosiddette droghe leggere, fino alle nuove droghe. Una dose di eroina pronta per l’uso non costa più di 15 euro. Una tabaccata di erba costa meno di 5 euro.

Che cosa sta accadendo?

Le Forze dell’ordine fanno il loro mestiere. I dati che trasmettono sono numeri freddi relativi alle operazioni di contrasto dei fenomeni criminali. Sono numeri che riguardano i reati accertati o situazioni a evidente carattere delittuoso. Ma le Forze dell’ordine non leggono, perché non è il loro lavoro, né interpretano sui versanti sociali i fenomeni criminali che, anche apparentemente, sembrano rallentarsi o addirittura fermarsi. Anche gli analisti della Dia, oltre a  molti osservatori ritengono che qualcosa di particolare stia accadendo. Cosa? Il tessuto mafioso è in fase di oggettiva disgregazione ma, contemporaneamente,cresce il rischio di diffusione e di “silenzioso impianto” nel sociale. Le due cose sembrerebbero in apparente contraddizione. Quel che scrive la Dia è micidiale per chi vuole leggere il seguito: le metastasi più pericolose sono quelle “imprenditoriali, politiche e finanziarie“, che non sono cloni dei picciotti ma soggetti “evoluti nel tempo, progrediti, riservati, dinamici e vitali”, che sanno coniugare al metodo criminale, ereditato dalla storia delle organizzazioni criminali, “una più sottile e meno appariscente cultura manageriale”. Vale questa considerazione per la Basilicata?

I diversi livelli dell’illegalità e della criminalità

Il livello imprenditoriale. L’evoluzione dei fenomeni illegali registrati negli ultimi 20 anni in Basilicata ci porta dritti su due versanti. Quello dei rifiuti e quello degli appalti. Qui esiste un sistema che ha origini antiche e sorgente nelle penetrazioni mafiose dalla Campania e dalla Calabria sull’affare rifiuti, su Fenice, sulle aziende della Val Basento e dell’area industriale di Tito. Penetrazioni sull’affare petrolio in Val d’Agri. Questo è un livello ormai consolidato che chiamiamo “livello imprenditoriale”. A questo livello si sviluppa un sistema di illegalità che spesso non offre segnali di criminalità eclatante. Niente morti, niente estorsioni, niente attentati incendiari, niente cocaina. Ma soldi, giro d’affari spaventoso nutrito dal traffico illegale di rifiuti, dal business dello smaltimento, dal raggiro delle normative sulla sicurezza ambientale, dagli appalti pilotati, ma formalmente legali, inequivocabili sul piano della correttezza procedurale.

Il livello finanziario. La quantità di denaro che viene generata da questi affari produce una massa di risorse finanziarie che in buona parte finisce nel circuito delle banche, del commercio, nell’edilizia e del gioco d’azzardo. Il settore commerciale e quello immobiliare sono i più attraenti per il riciclaggio del denaro. E qui si intreccia il livello imprenditoriale con quello finanziario.

Questi due livelli non mirano al consenso sociale, ma all’occultamento sociale dei propri affari. Non mirano alla penetrazione sociale, ma alla penetrazione nelle élite affaristiche, negli ambienti politici e nelle sfere dei decisori. Si organizzano sotto forma di lobby con le scarpe lucide e la cravatta di seta. Lo scopo principale è fare soldi, evitando di finire nelle maglie della giustizia.

Il livello politico. Non esiste un livello politico socialmente percepito criminale. Esiste un sistema illegale affidato a dirigenti e tecnici compiacenti i quali o in autonomia, o condividendo con ambienti politici, cedono alle pressioni degli altri due livelli. Aprono piste più facili per il decollo e l’atterraggio di affari occulti e spesso illegali. Insomma fanno da agevolatori nelle maglie della burocrazia e delle autorizzazioni e nella matassa dei controlli. Questo livello ha il solo scopo di fare soldi, di prendere la provvigione per i servizi resi. Ma a volte accade che lo scopo venale si intreccia con lo scopo politico del consenso elettorale.

La cosiddetta criminalità vera e propria. E’ quella di cui vi abbiamo raccontato in queste pagine attraverso le relazioni della Direzione Investigativa Antimafia. Furti, estorsioni, danneggiamenti, spaccio. Questo livello ha poco a che fare con gli altri tre livelli. Lo spaccio di droga, per esempio, non ha ancora il carattere organizzato riconducibile ad un’unica entità criminale che gestisce e governa il mercato. Quelle che vengono chiamate guerre di mafia nel Vulture, per esempio, sono guerre tra bande criminali dedite all’estorsione, allo spaccio, alle rapine. Collegate con altri gruppi, quelli sì più organizzati, del medesimo livello di altre Regioni. Questo livello di criminalità, è quello che fa più paura alla gente, perché è vivo nelle strade, è percepito come rischio di prossimità. Il furto, la rapina, l’estorsione, le minacce, l’usura, la sparatoria per strada sono cose che mettono a rischio direttamente il cittadino, il commerciante, il tabaccaio. In alcuni territorio, quali il Metapontino, dove le infiltrazioni ndranghetiste sono più consolidate e dove il crimine è caratterizzato fortemente da modalità mafiose, questo livello cerca di ottenere il consenso sociale, allargando l’azione al mercato dell’usura. Ma questo livello, come è accaduto in Basilicata nei primi anni 2000 con l’affare rifiuti, spesso fa da manovalanza e da bassa intermediazione per i livelli superiori.

Dunque

I primi tre livelli sono quasi sempre impercepibili, ignorati, se non quando per qualche giorno finiscono sulle colonne dei giornali. L’ultimo livello è al contrario, percepito, anche quando i giornali non ne parlano. Come accade in Calabria da anni, la criminalità dell’ultimo livello serve spesso a distrarre l’attenzione dalla criminalità dei livelli superiori. L’arresto dell’usuraio e dell’estortore appare sempre come un grande successo, ma il vero successo lo incassa chi ai livelli alti della società accumula denaro per gli affari sporchi e occulti, senza colpo ferire, senza estorcere soldi a chicchessia. Ma con una grande capacità di estorcere denaro alla collettività dei cittadini, alle risorse pubbliche, ai beni comuni. Loro sanno danneggiare di nascosto, sanno violentare il territorio nel nome dello sviluppo, sanno usurpare terra e acqua. Ma sanno apparire anche come benefattori, contribuiscono a progetti di beneficenza, fanno donazioni, e spesso si fanno voler bene. E’ questa la grande truffa criminale che si è radicata negli ultimi 20 anni in Basilicata. Con tutto il rispetto per le Forze dell’ordine le quali non possono fare politica, né sostituirsi agli economisti e tanto meno ai sociologi o ai criminologi. Loro devono agire sulla base di fatti, e per nostra fortuna agiscono bene. Noi invece, possiamo agire anche sulla base di studi e analisi, condivisibili o non condivisibili. L’augurio è che queste analisi facciano almeno riflettere i cittadini più attenti. Se il livello della cosiddetta criminalità vera e propria è in gran parte un problema di contrasto e di lotta affidate alle Forze dell’ordine, gli altri livelli sono affidati anche alla capacità di risposta della società civile.

 

 

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