Il disastro idrogeologico, l’asino e le pecore

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    I politici e i dirigenti della Basilicata, in questa tragica vicenda del disastro idrogeologico, si comportano come quei bambini i quali, dopo aver fatto il guaio, chiedono perdono e aiuto alla mamma In questo caso la mamma è lo Stato. Ma, a differenza del bambino che riconosce il malfatto, i nostri “eroi” menano il can per l’aia. Nessuno è responsabile. E come ai vecchi tempi di Giustino Fortunato la colpa è di “questa terra maledetta”. Anche un asino sa che il territorio lucano è gravemente esposto ai rischi del dissesto idrogeologico. La storia è piena di disastri. Tutti sanno che cosa è accaduto in passato e che cosa potrà accadere in futuro. Eppure, in questi giorni, come il solito, molta gente cade dalle nuvole. Chi ha consentito l’edilizia selvaggia a ridosso dei fiumi e dei torrenti? Chi ha costruito le strade sui corsi d’acqua? Chi ha deciso di spezzare le foci? Politici, dirigenti, funzionari, tecnici, cittadini corruttori, servitori, ruffiani di se stessi. Ecco, la responsabilità è chiara, precisa, indiscutibile. Almeno sul piano morale. E’ ora che tutti, anche alcune testate giornalistiche, compreso la Rai, la smettano con la retorica della “tragedia venuta dal cielo.” Basta con l’ipocrisia dell’accadimento. Un’intera classe politica non solo ha fallito, ma ha provocato danni irreparabili. Un intero sistema di funzionari, dirigenti, burocrati di ogni genere e in ogni amministrazione pubblica, ha messo in ginocchio il futuro del territorio. In una ideale classifica della vergogna la nostra classe dirigente sarebbe al primo posto. Invece no. Quella gente è al primo posto nella classifica della sfacciataggine. Tutti parlano come se la questione riguardasse altri ominidi. Parlano come pastori che additano con rabbia le pecore. Ecco, la responsabilità è delle pecore. Magari l’asino ci crede.

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