La Basilicata ‘eccellente’ è in 3D. Paga Eni

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    E’ un’altra dimensione, non c’è dubbio. Si chiama fiction. E come al solito a recitare la parte delle ‘cavie sorridenti’, ci siamo tutti noi, abitanti di questo sfortunato ‘regno’ chiamato Lucania. 

    ‘Basilicata, another dimension’ (un’altra dimensione, dr); è questo il nome del progetto ideato da Confindustria Basilicata e finanziato da Eni. Ieri la presentazione nella sede di Confindustria Matera. L’obiettivo è quello di raccontare in 3D la Basilicata che funziona, il mondo agricolo al lavoro, l’industria laboriosa e un mondo felice appena sbarcato da Marte. Can’t forget Italy è la casa di produzione cinematografica con sede a Matera a cui verrà affidato il lavoro. Fotografi e reporter saranno pagati (da Eni, evidentemente) per raccontarci una realtà che va oltre la realtà. Una sorta di mistificazione del reale. Eni è sotto inchiesta in Basilicata per aver ammorbato aria e terra grazie agli scarti di lavorazione del petrolio smaltiti “in modo illegale”, secondo l’Antimafia. Ma il marketing è un’altra storia. Richiede un po’ di maquillage, siringhette di acido ialuronico per camuffare l’immagine. E così, a parlare del progetto, davanti a taccuini e telecamere dei cronisti, è il presidente di Confindustria Basilicata, Michele Somma. Quello stesso Somma indagato dall’Antimafia, in qualità di rappresentante di Tecnoparco, l’impianto (pubblico-privato) che per anni, sempre stando alle carte degli inquirenti, ha fatto business con gli scarti di petrolio in modo “illegale”. Il sospetto è che le acque ‘chimiche’ senza opportuno trattamento siano state sversate nel fiume Basento, a Pisticci Scalo, in un’area in cui l’agricoltura è praticamente morta e i pochi contadini rimasti in attività stanno aspettando che qualcuno gli dica se le loro produzioni, tra cui carciofi, cavoli, finocchi e formaggi, sono ancora ‘commercializzabili’. In questa strana accozzaglia tra reale, immaginifico e fantasy, della Lucania raccontata in 3D, sarebbe logico che emergessero anche questi spaccati disperanti. Sarebbe logico che scatti fotografici e video si soffermassero sul fiume Basento, sul Cavone, e sulla fiamma anomala sprigionata dal Centro oli di Viggiano, simbolo dell’Eni in Basilicata. Non resta che affidarsi ai reporter di fama “internazionale” arruolati da Confindustria. Ma già sorge il sospetto che i reporter siano un po’ troppo embedded. Con l’elmetto dell’Eni e il favoloso mondo di Amélie nella testa. E’ un’altra dimensione, non c’è dubbio. Si chiama fiction. E come al solito a recitare la parte delle ‘cavie sorridenti’, ci siamo tutti noi, abitanti di questo sfortunato ‘regno’ chiamato Lucania.

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