Un fiore da 20mila euro al giudice e il processo si aggiusta video

L’audio che pubblichiamo, racconta in emblematica sintesi, le dinamiche, di quello che, da anni, sembrerebbe un “sistema” illegale di gestione delle procedure delle aste fallimentari.

La tela del ragno

I cittadini vessati sono convinti di essere finiti nelle maglie di un “sistema” che fa affari intorno alle aste. Avvocati, periti, magistrati, consulenti, funzionari di banche, faccendieri e malavitosi si coalizzerebbero per aggredire i patrimoni delle povere vittime, spesso inconsapevoli dell’esito, già deciso, delle loro vicende giudiziarie. Loro traccerebbero i percorsi giudiziari avvalendosi dei soliti periti che sottostimano il valore degli immobili, per raggiungere l’obiettivo della vendita a basso prezzo, ricavando percentuali sull’affare aggiudicato ai soliti compratori o ai loro prestanome. E se qualcuno dovesse, a valle del tracciato giudiziario, partecipare a un asta già assegnata a monte a Tizio, a quel qualcuno viene “amichevolmente” consigliato di ritirarsi dalla partita oppure gli viene offerto del denaro. Tutto avverrebbe, come scrive il signor Delli Santi nel suo esposto, nella certezza dell’impunità. “Tanto a Potenza archiviano”. “Il principio di rotazione dei consulenti sarebbe rispettato soltanto per molti, con pochi e marginali incarichi, ma non per alcuni, che si contano sulle dita di una mano, ai quali sarebbero affidati grossi incarichi in grande quantità. E’ il caso dei consulenti Paolo D’Amore e Valentina Valenti. Sarebbero tra i cinque consulenti che hanno collaborato costantemente con il giudice Martino Casavola. D’Amore in 7 anni avrebbe ricevuto 238 incarichi, 34 l’anno, quasi 3 al mese. Un’enormità. Scrive ancora nel suo esposto il signor Angelo Delli Santi: “Naturalmente, anche questa circostanza è stata denunciata al tribunale di Potenza e, manco a dirlo, anche questa volta Potenza ha ignorato.” Sembrerebbe che tra alcuni magistrati, consulenti, periti, avvocati ci siano legami parentali e amicali più o meno stretti.

L’estrema difesa dei cittadini: Chiedere aiuto al tribunale di Potenza

Le storie qui raccontate sono soltanto un frammento di una lunga narrazione che riguarderebbe molti altri casi. La narrazione di abusi, falsi ideologici, strafalcioni procedurali, usura e raggiri che hanno seminato e stanno seminando molte vittime. Sarebbero decine i cittadini che hanno denunciato i giudici, ma anche periti e custodi giudiziari tarantini, al tribunale competente di Potenza. Per ottenere cosa? Improbabili, eppure sorprendenti archiviazioni. Tra i casi più eclatanti quello della signora Spera finito, come altri, nelle mani del pm di Potenza Anna Gloria Piccininni. Spera denuncia il giudice delle esecuzioni di Taranto, Martino Casavola e il Ctu, Paolo D’Amore, per i reati di abuso d’ufficio, omissione in atti d’ufficio, falsa perizia o interpretazione. La Procura di Potenza chiede l’archiviazione sulla base delle sole dichiarazioni del custode, avvocato Fabrizio Nastri che doveva essere indagato. Tutto a posto. La signora Spera fa opposizione alla richiesta di archiviazione. Opposizione accolta dall’allora giudice per le indagini preliminari Luigi Barrella che dispone ulteriori indagini. Piccininni chiede nuovamente l’archiviazione. La signora Spera fa opposizione alla seconda archiviazione. Il gip Michela Tiziana Petrocelli dispone l’archiviazione, ma dispone anche che il Nastri sia indagato. E così via, per tutte le denunce contro i magistrati, i consulenti tecnici, i curatori, i periti del tribunale di Taranto. Eppure le denunce presentate dai cittadini sembrerebbero molto circostanziate e ricche di dettagli. Chissà. Non a caso dodici senatori del Movimento Cinque Stelle, nel settembre scorso, hanno presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia per sapere, tra l’altro, “se non ricorrano le circostanze per intraprendere le opportune iniziative ispettive, sia presso il tribunale di Taranto, che presso quello di Potenza…” (http://italia.basilicata24.it/cronaca/case-allasta-22082.php). Staremo a vedere.

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