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La Basilicata delle poltrone. Tavoli, Tavolate, Comitati e Fondazioni

Se fossimo maliziosi e malpensanti diremmo di sì. Ma siamo giornalisti e il nostro compito è informare, farci domande, non sentenziare, né sospettare. Avere dubbi sì, e magari seminarli per generare opinioni. La prima domanda che ci siamo posti è perché le informazioni su questo Ente scarseggiano? Non c’è un sito, né documenti diffusi circa l’attività istituzionale, un bilancio, insomma qualcosa che renda conto ai cittadini. Non fosse altro per il fatto che la Fondazione, sembra “vivacchiare” grazie a risorse pubbliche. Andiamo a vedere

A che cosa serve la Fondazione?

Istituita con un articolo nella legge di stabilità del 30 aprile 2014, quasi fosse una decisione urgente, la Fondazione ha la finalità di promuovere, coordinare e realizzare programmi di ricerca scientifica in ambito socio-sanitario, con particolare riferimento alle patologie cronico degenerative e a patologie emergenti, le malattie rare e quelle indotte da inquinamento ambientale. La Fondazione, inoltre, promuove l’aggiornamento culturale e la crescita professionale degli operatori del settore nonché la promozione dello sviluppo tecnologico di tutta la filiera compresa quella terapeutica. Tra gli altri compiti prevista anche la tutela brevettuale e la divulgazione dei risultati raggiunti oltre a sinergie e collaborazioni con altri organismi pubblici e privati nazionali ed internazionali che operano nel settore. Per la verità non è chiaro per quale motivo gli scopi affidati a questo Ente, semmai fossero importanti, non possano essere perseguiti da istituzioni o presidi sanitari e ambientali già esistenti. Cerchiamo di capire.

Le risorse a disposizione

Basilicata Ricerca Biomedica (BRB) è una Fondazione di partecipazione. Attestata al Dipartimento Presidenza della Giunta Regionale. Fondatore è la Regione Basilicata che, per l’avvio delle attività, ha stanziato con la legge di bilancio del 2014, 100mila euro. Sembra che a distanza di tre anni dalla nascita, il fondatore sia rimasto solo. Di soci sostenitori o partecipanti neanche l’ombra. Anzi no, c’è l’ombra dell’Arpab che, nell’aprile 2016 diventa socio partecipante della BRB, mettendo a disposizione della Fondazione personale e servizi.  Sulle risorse eventualmente aggiunte negli anni successivi alla costituzione è difficile trovare tracce, indizi sì. Nel dicembre 2014 la Regione Basilicata e la Fondazione firmano un protocollo d’intesa che prevede l’assegnazione di locali attrezzature, forniture e, in maniera temporale, di unità di personale in servizio presso la Regione o in Enti sub regionali. Ecco fatto. La Fondazione ha una sede, gli arredi, le attrezzature e anche, se occorre, personale distaccato. Tutto qui? No, i modi per aggiungere risorse al nuovo Ente, sono infiniti.

Il tavolo tecnico da 500mila euro e la svista dell’Arpab

Siamo nel 2015 quando la Regione Basilicata e l’Arpab, con un ritardo imperdonabile, si accorgono di una grave carenza nelle attività proprie dell’Agenzia per l’ambiente. Il nuovo direttore Edmondo Iannicelli con una nota indirizzata ai dirigenti, l’11 dicembre 2015, chiede un elenco di tutte le attività che non sono effettuate e che dovrebbero essere garantite a norma di legge. Nella nota si chiede di indicare la carenza di risorse umane e tecnologiche che non consentono il pieno svolgimento delle funzioni proprie dell’Agenzia. Quell’elenco, aggiornato e rivisto, diventerà, con delibera n.25 del 21 gennaio 2016, il “Piano Arpab- Attività di monitoraggio e Controllo da implementare”. Costo 10 milioni e 439mila euro, di cui 8 milioni per la spesa corrente. Il Piano è un “prospetto delle attività non espletate o espletate parzialmente, con l’indicazione delle correlate esigenze di risorse umane e tecnologiche, con relativa monetizzazione e con la specifica previsione delle ulteriori attività di monitoraggio e controllo per l’area della Val d’Agri, compresi i costi per l’istituzione del Tavolo tecnico tra Regione Basilicata, Arpab Iss, dipartimenti di Prevenzione delle Asl lucane e Istituto Zooprofilattico della Puglia e della Basilicata”. Tavolo, il cui costo è di 500mila euro, che deve “predisporre uno studio congiunto per valutare le interazioni tra ambiente e salute” nella Val d’Agri. Ma come, al tavolo non c’è la Fondazione Biomedica? Già, qualcuno deve aver notato la “svista”. Iannicelli, senza batter ciglio, ripara. Con delibera n. 31 del 22 gennaio 2016, rettifica il provvedimento del giorno prima. Al Tavolo c’è anche la Fondazione Basilicata per la Ricerca Biomedica, con funzioni di coordinamento! Addirittura. A questo punto l’Arpab deve fare il passo successivo: diventare socio della Fondazione. Chiede di entrare come socio partecipante il 2 febbraio 2016. La Fondazione accoglie la richiesta il 26 aprile dello stesso anno.

Perché l’Arpab diventa socio della Fondazione?

Semplice: “Per la realizzazione di sinergie progettuali ed operative mediante l’utilizzo di proprio personale e servizi nell’ambito di attività della Fondazione, ivi comprese quelle derivanti dalle deliberazioni n.25 e n.31 e dalle attività che saranno previste dalla programmazione regionale”. Tradotto significa prestito di personale e assegnazione di quote di risorse per le attività del Tavolo Tecnico. Personale che l’Arpab effettivamente assegnerà alla Fondazione. Insomma, la Fondazione dovrà pure sopravvivere, per farlo bisogna inserirla nei circuiti delle risorse di “pertinenza” dello scopo statutario.

Il Tavolo Tecnico e l’indagine epidemiologica

Sull’onda emotiva del Petrolgate del marzo 2016, il presidente della Basilicata, annuncia un’indagine epidemiologica ambientale su tutto il territorio regionale. Chi deve fare questa indagine? Ancona non lo sa nessuno. Chi, invece deve “definire e gestire le modalità attuative dell’indagine, e cioè predisporre un progetto d’indagine, è la Fondazione Biomedica. A che punto è l’indagine? Se lo chiede anche il Consigliere di Fratelli d’Italia Gianni Rosa, con un’interrogazione del febbraio scorso. Se lo domanda anche il Consigliere del Pd Piero Lacorazza quando, sempre nel febbraio scorso, chiede l’audizione in Quarta Commissione del presidente della Fondazione e dell’assessore Flavia Franconi. Novità? Sì, l’audizione c’è stata il 24 marzo 2017. Che cosa hanno detto gli auditi? “Hanno spiegato che la struttura, entrata nella fase operativa da circa tre mesi, cercherà di produrre ricerche su questioni ambientali, genetiche e sociali, relative agli stili di vita, per poter fornire modelli di cura adeguati e consentire alle strutture preposte di prendersi cura del cittadino nella sua specificità”. Cercherà? Mah! Abbiamo anche saputo dagli auditi che l’11 aprile 2017 “il Comitato etico unico regionale avrebbe dovuto esaminare il progetto dell’indagine epidemiologica sulla Val d’Agri”. Chissà perché da qualche parte abbiamo letto “su tutto il territorio regionale”. A distanza di tre anni dalla nascita della BRB e di un anno dall’annuncio di Pittella, ancora non sappiamo come sono stati spesi i 600mila euro assegnati alla Fondazione per l’indagine epidemiologica.

Quella lettera di Marcello Pittella ai referenti del Tavolo

E’ il 30 giugno 2016, il presidente della Basilicata scrive ai referenti del Tavolo di coordinamento istituzionale (un altro Tavolo? Quanti Tavoli!). Bontà sua. Oggetto della lettera è la “necessità di dare corso speditamente alla creazione di un sistema integrato di monitoraggio ambientale e sanitario esteso all’intero territorio regionale”. Chiarisce che “l’attività di raccolta e sistematizzazione dell’attività svolta” è demandata alla Fondazione Biomedica…” Aggiunge che “La Fondazione è destinataria di un significativo supporto economico di cui alle delibere Arpab n. 25 e n. 31 del 2016.” Come? Noi abbiamo letto quelle delibere. Non destinano risorse alla Fondazione! Ma sì, a leggerle meglio, si capisce lo stratagemma. In quelle delibere con svista, è scritto tra le righe: cara Fondazione, abbiamo trovato il modo per farti campicchiare, coordini il tavolo che vale 500mila euro; in più l’Arpab ti distacca personale tecnico anche se ha sempre lamentato carenza di personale. Già, era proprio questa forse l’intenzione. A nulla vale il fatto che quel coordinamento l’avrebbe potuto esercitare chiunque seduto a quel Tavolo. A nulla vale il fatto che l’attività istituzionale della Fondazione l’avrebbero potuta esercitare altre istituzioni o presidi sanitari e ambientali già esistenti. Ma sì! Chissenefrega.

Chi sono gli alti dirigenti della Fondazione?

Il gioco funzionerebbe così. Invento un nuovo Ente, gli attribuisco una funzione nobile, importante, necessaria e faccio in modo che sembri tale almeno all’inizio. Quindi, per accreditarne la nobile necessità, nomino dirigenti qualche luminare della materia, esponenti noti nel settore, possibilmente incontestabili. Lascio mantecare per un po’ nel silenzio la faccenda e al momento opportuno changé la dame! I luminari si dimettono ed ecco aperto lo spazio per collocare tizio e caio. Chissà se è il caso della Fondazione Biomedica. Fatto sta che dopo la presidenza di Achille Caputi, Professore Ordinario di Farmacologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Messina, la Fondazione dall’11 agosto 2016 ha un nuovo presidente. Chissà perché il prof. Caputi si è dimesso, eppure poteva contare su un ottimo Comitato Tecnico Scientifico presieduto dall’espertissimo ex assessore regionale alla sanità Attilio Martorano. Già, perché Martorano, laureato in giurisprudenza, ha un’importante esperienza nel settore dei Prefabbricati per l’edilizia, ha ricoperto incarichi in Confindustria Basilicata ed è stato assessore alla Sanità con la Giunta De Filippo. Chi, meglio di lui poteva presiedere un Comitato Scientifico che deve occuparsi di ricerca scientifica in ambito di patologie cronico degenerative e patologie emergenti, malattie rare e quelle indotte da inquinamento ambientale? Chi ha sostituito il professor Caputi, era già in Consiglio di Amministrazione, si tratta di Francesca Antonella Amodio, psicologa, psicoterapeuta, con una lunga esperienza nel campo dei disturbi specifici dell’apprendimento. Fate voi. Il presidente c’è, il presidente del Comitato Scientifico pure. Ma come può funzionare una Fondazione senza un direttore amministrativo? Anche quello è stato trovato, ma che fatica!

Dulcis in fundo, il direttore amministrativo

E’ il 31 dicembre 2015 (sì il giorno di San Silvestro, la vigilia di Capodanno). La Fondazione pubblica un avviso per titoli e colloquio riservato a dirigenti e funzionari amministrativi in servizio delle aziende ed enti del servizio sanitario regionale e dell’Amministrazione della Regione Basilicata, per l’affidamento dell’incarico, della durata di 5 anni rinnovabili, di Dirigente Amministrativo. L’avviso è postato sui siti delle aziende sanitarie, degli ospedali e della Regione Basilicata. Non male l’idea: affidare l’incarico ad un dipendente già in organico nell’Amministrazione pubblica, quindi, si presuppone esperto. Qualcosa, però, va storto. La Fondazione un mese dopo, il 29 gennaio 2016, dispone la revoca di quell’avviso. Non si conoscono le motivazioni della revoca. Il 1 marzo 2016 è pubblicato nuovo avviso, ma per affidamento dell’incarico part-time 50%, scadenza 21 marzo. Anche questa volta sembra sia andato tutto all’aria. Perché? Non è dato saperlo. Intanto il professor Caputi si dimette da presidente, intanto la Fondazione è senza direttore amministrativo. Evidentemente non è una tragedia. La questione ricompare sul BUR n. 17 dell’1 maggio 2016. Sembra ci sia un nuovo avviso che non siamo riusciti a consultare perché pubblicato nella parte seconda del bollettino che, a differenza della parte prima, non è caricata sul sito. Siamo riusciti a sapere, però, che quell’ultimo avviso è stato sottoposto a riapertura dei termini il 17 ottobre 2016 “in considerazione – leggiamo nel nuovo avviso – dell’esigenza di darne adeguata e migliore pubblicizzazione sul web”. Che vuol dire? Misteri. E siamo quindi all’ennesimo avviso. Questa volta, però, l’incarico è per tre anni rinnovabili, è a tempo pieno e non è riservato ai dirigenti e funzionari amministrativi dell’Amministrazione regionale. Voilà, finalmente dal marzo 2017 la Fondazione ha un direttore amministrativo. Come si chiama? Carlo Delfino. Chi è? A questo punto non ha molta importanza. Trovatelo sul web. Il dubbio è che oltre la sistemazione di Tizia alla presidenza e di Caio al Comitato Scientifico, questo sia il Sempronio sistemato alla direzione amministrativa. Insieme, Tizio Caio e Sempronio, costano 160mila euro l’anno, senza considerare tutti gli altri costi di funzionamento. In fondo, come abbiamo visto, la Fondazione è un ente molto utile. Meno male che c’è.