L’immigrazione spiegata agli ingenui foto

L'Africa sta diventando la babele della geopolitica mondiale. Qui si scontrano le ambizioni economiche, politiche, e anche militari, delle potenze occidentali e della Cina

Chi fugge da una guerra si chiama profugo e avrebbe un destino da rifugiato che, per questo, chiede un’accoglienza temporanea.  Chi cerca di sottrarsi a persecuzioni, torture o morte per motivi politici o religiosi, si chiama richiedente asilo. Chi fugge dalla fame o desidera una vita migliore in un altro Paese, si chiama emigrante.

Eppure la vulgata li vuole tutti “immigrati” e spesso anche “clandestini, negri, stupratori e terroristi”. Detto questo veniamo al dunque.  Quasi il 90% di coloro che tentano di sbarcare sulle nostre coste sono giovani maschi, quindi emigranti, in  cerca di “fortuna”, come i nostri emigranti un tempo.

Perché questo 90% cerca fortuna altrove, in particolare in Europa? Come i nostri emigranti di un tempo in America, anche loro sono convinti che l’Europa sia così ricca che basta arrivarci per “fare strada”. Nessuno spiega a questi ragazzi quanto sia pericoloso affrontare un viaggio del genere e quanto sia incerto il futuro in Italia e in Europa. Al contrario i media diffondono immagini e informazioni di tutt’altra natura.

Passa il messaggio per cui a Roma o a Parigi sono tutti ricchi, felici e liberi, dove la prosperità abbonda. Naturalmente c’è chi ricava vantaggi da questa propaganda, per primi i trafficanti di esseri umani. E’ un peccato che tanti giovani abbandonino il loro Paese per via di illusori paradisi. Umanamente però, ne hanno il diritto. Sono emigranti, punto. Emigra chi può permetterselo, in termini economici ma anche di maggiori conoscenze, salute e istruzione o di legami con persone che già l’hanno preceduto. Ad emigrare non sono principalmente, quindi, le popolazioni delle aree di povertà assoluta, bensì quelle dei paesi a medio tasso di sviluppo e a povertà relativa rispetto ai paesi industrializzati. Questi si chiamano emigranti e hanno il diritto di emigrare.

E comunque con la globalizzazione si è ampliata la mobilità internazionale delle persone, come ovvia conseguenza dell’istruzione, delle conoscenze e della mobilità globale delle merci, dell’economia e della finanza. E’ favorita dal desiderio delle nuove generazioni di muoversi, aprirsi al mondo, conoscere altre realtà, vivere esperienze nuove, cercare nuove opportunità per sé e i famigliari, dare nuovo senso al lavoro e alla vita. Nell’insieme si tratta di cambiamenti epocali, a cui non siamo preparati e su cui la politica continua a rimanere cieca o superficiale, in particolare in Italia dove gli slogan abbondano senza mai definire politiche migratorie e di sviluppo lungimiranti e complessive, limitandosi ad affrontare come emergenze fenomeni da tempo strutturali. (Continua nelle pagine seguenti)