Matera rischia di diventare la capitale dell’incultura foto

Animare culturalmente la città è un dovere delle istituzioni e di tutti coloro che tra una passerella e l’altra trattano la cultura come un banchetto esclusivo

Una Visione non può essere appannaggio di pochi, altrimenti è soltanto un misero punto di vista. Il titolo di Capitale Europea della Cultura viene dato non per quello che la città è, ma per quello che vuole diventare”. Questa è la definizione alla quale aderisco senza se e senza ma.

Ed è la questione principale sul tavolo dei materani e dei lucani oggi. Magari è anche tardi ma, se si vuole, si può recuperare. La polemica di questi giorni sulle librerie che chiudono e i ristoranti che aprono, seppure significativa, appare inconcludente. La città ha un’opportunità economica, certo, soprattutto dal punto di vista turistico. Ha l’occasione per mostrare al resto dell’Europa le ragioni per visitare il proprio territorio, per dire “ecco cosa possiamo offrire”.  Quindi i Sassi e tutto il resto. Ristoranti, gastronomia, ricettività alberghiera, va tutto bene. Va meno bene se gli aspetti più squisitamente culturali vengono trattati in forme inappropriate o, se volete, inopportune.

Non si vede oggi un coinvolgimento intenso, ampio dei cittadini ai processi culturali, che dovrebbe essere già in cammino verso il 2019. Non si vede perché da un lato non pare siano stati avviati percorsi culturali largamente partecipati, dall’altro perché ciò che appare “cultura” è appunto apparenza elitaria ed esclusiva. Eventi per specialisti. E la cultura non può essere roba da specialisti.

La prima e fondamentale domanda che va fatta non agli addetti ai lavori, non ai tavoli di progettazione e di selezione, ma alla città in carne ed ossa è: che cosa vogliamo diventare? Non mi sembra, da osservatore esterno, che questa finestra sia mai stata aperta. Forse sì, ma affacciata sulle organizzazioni, sulle associazioni, sugli organismi intermedi che non necessariamente sono rappresentativi di tutta la comunità cittadina nelle sue più variegate espressioni culturali, civili, partecipative.

Preoccuparsi di una libreria che chiude è giusto, importante. Preoccuparsi però di quante persone leggono libri a Matera forse è più importante. Se a uno spettacolo teatrale assiste un pubblico di 15 persone, ho il dovere di chiedermi perché la gente non va a teatro. Si preferisce rispondere invece ad un’altra domanda: “Quali e quante manifestazioni teatrali dobbiamo programmare?” Quando parlo di percorsi culturali largamente partecipati mi riferisco, solo per fare un esempio, alla capacità di farsi delle domande e di rispondere a quelle domande. Perché i cittadini non leggono? Perché i cittadini non vanno a teatro? La risposta corretta è mettere in campo azioni, iniziative finalizzate a promuovere concretamente la lettura e il teatro in vasti strati della popolazione. Prima del 2019.

Come saranno coinvolte le periferie? Come e con quale intensità saranno coinvolti i cittadini meno istruiti, più marginali, distratti, impreparati, disinteressati? Animare culturalmente la città è un dovere delle istituzioni e di tutti coloro che tra una passerella e l’altra trattano la cultura come un banchetto esclusivo. Che cosa vuole diventare Matera? Questa domanda è la chiave dell’animazione culturale che dovrebbe caratterizzare la città, con il coinvolgimento di tutti: bambini, anziani, intellettuali, artisti, disoccupati, istruiti e meno istruiti. Perché senza una visione non si va da nessuna parte o si va dalla parte sbagliata. E una Visione non può essere appannaggio di pochi, altrimenti è soltanto un misero punto di vista.