Poche elementari regole contro il cancro terrorista

Ogni epoca del mondo ha le sue malattie

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Ogni epoca del mondo ha le sue malattie, le sue epidemie i suoi drammi collettivi: ai primi del ‘900 si passò dalle centinaia di morti della rivoluzione bolscevica alle migliaia se non ai milioni di vittime delle stragi naziste, ai milioni di morti delle purghe staliniste, alle migliaia di vittime delle pseudo rivoluzioni africane.

Per non parlare degli anni in cui la peste ed il vaiolo riempivano i cimiteri di mezza Europa. Ai nostri giorni irrompe sulla scena una malattia che forse è la peggiore di tutte: il terrorismo.

Dopo che l’Europa ha battuto quello di matrice brigatista, che pure aveva avuto i suoi morti, siamo oggi invasi da terroristi di importazione, provenienti un po’ da ogni parte, con matrice culturale originaria di natura musulmana, anche se poi orrendamente deviata e sfigurata dagli eccessi ideologici tipici di non poche deviazioni religiose del mondo orientale.

C’è da dire che fino ad oggi i vari paesi vittime delle ricorrenti stragi si sono comportati in modo del tutto scontato, seguendo canoni ampiamente previsti dalla bestialità terroristica, che si nutre prevalentemente della pubblicità operata dalle centinaia di mass media, che in modo del tutto dilettantesco non fanno altro che diffondere nomi ed immagini dei responsabili delle tante, troppe stragi, mentre le istituzioni, si trascinano stancamente nelle solite tristi commemorazioni dei caduti, promettendo una giustizia con data a determinarsi, nel corso delle ricorrenti grigie celebrazioni protocollari.

Ed è così che il sanguinoso bilancio di morte si accresce giorno dopo giorno dei nomi inutili di ulteriori carnefici, di altro non desiderosi se non di autoeliminarsi in nome di Allah.

Riteniamo che la prima regola per ridurre gli effetti negativi di queste stragi sull’opinione pubblica sia quella di fare piazza pulita nei tanti comunicati stampa dei nomi e delle immagini di quegli animali che si rendono responsabili di fatti di sangue.

Sarà sufficiente l’indicazione dell’età e del sesso, per quello che può interessare alla tante vittime, al fine di evitare a quei mostri la pubblicità dei loro nomi e la celebrazione delle loro gesta.

Analoga riservatezza dovrà presiedere alla celebrazione dei processi penali a carico di queste esecrande serpi velenose, che potranno essere agevolmente indicate con eventuali impersonali sigle di comodo inglobanti nazionalità, sesso ed età, posto che all’italiano medio non interessa affatto sapere se ad essere condannato sia stato tale Hussein o tale Alibabà.

Samurai di Basilicata

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