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Psr al coriandolo…aspettando carnevale

Rianimare l’agricoltura significa, soprattutto ripopolare le campagne sia a fini produttivi, sia a presidio del territorio

In merito alla querelle di questi giorni, riguardante il mancato raggiungimento degli obiettivi inerenti lo sviluppo dell’agricoltura lucana, si sottolinea che tutti: organizzazioni di settore, responsabili politici e tecnici competenti stanno difendendo l’ operato svolto, attribuendo sempre ad altri l’insuccesso delle strategie di programmazione regionale.

E’ di questi giorni, come nella migliore tradizione della politica lucana, in prossimità di Ferragosto o altre feste comandate, la pubblicazione della graduatoria regionale del PSR (Piano di Sviluppo Rurale ). I quindici giorni disponibili per produrre osservazioni, in un periodo festivo, sono l’escamotage per evitare eventuali contestazioni e consolidare le solite storture.

L’inganno a danno degli aspiranti operatori agricoli è deplorevole, come non denunciare l’irragionevolezza dei criteri individuati a monte per la partecipazione? Dare la possibilità a tutti di concorrere, per soli 180 progetti finanziabili, rappresenta un’autentica strategia volta a favorire solo gli studi  dei dottori agronomi e  gli avventizi dell’ultima ora: figli di professionisti, studenti di facoltà che non hanno nulla a che fare con l’odore della TERRA! All’Assessore Braia, che afferma di aver visitato tante aziende agricole, chiediamo: quante famiglie lucane stanziali ha trovato nelle masserie?

Rianimare l’agricoltura significa, soprattutto ripopolare le campagne sia a fini produttivi, sia a presidio del territorio. Invece, dei cervellotici requisiti di accesso elaborati, fuori da ogni logica di buonsenso pratico, sarebbe stato meglio puntare su  semplici regole efficaci e selettive, quali:

  1. Selezionare a monte i partecipanti, privilegiando chi ha una storia personale di crescita rurale e competenza in materia;
  2. Valutare la disponibilità dei beneficiari di contributi pubblici a vivere in  campagna  nei periodi cruciali delle attività finanziate e in ogni caso non meno di  200 giorni l’anno. Dove sono finiti gli agricoltori di una volta che lavoravano la terra e vivevano nelle campagne? (D’altronde anche per essere promossi a scuola c’è un minimo di frequenza)
  3. Non richiedere grandi estensioni, bensì favorire qualsiasi attività agricola anche su piccole\medie aree, purché volte ad una produzione di qualità, in grado di assicurare un reddito agrario prevalente;
  4. Promuovere il biologico, a seconda della vocazione territoriale e ambientale, su aree specifiche ed estese e non a macchia di leopardo, al fine di non avere produzioni contaminate;
  5. Non attribuire punteggi a colture alternative come, successo per il coriandolo che, a causa delle difficoltà di commercializzazione, attende solo Carnevale.

Questi cinque criteri, uniti ad una programmazione  generale, incisiva sulle infrastrutture, sulla rete viaria e  sulle filiere commerciali agevolerebbero  la produttività ecosostenibile e la vivibilità nelle campagne.

La Regione non può continuare a favorire il consumo del suolo agricolo, approvando nuovi insediamenti industriali in zone non idonee.(vedi stazioni Terna in corso di realizzazione in Basilicata, Parchi eolici non a servizio dell’agricoltura e perforazioni petrolifere a danno dell’acqua che è la più importante risorsa naturale e che rischia di rimanere solo sullo stemma della Basilicata).

E’ ora di dire basta a questa politica scellerata che continua a progettare puntando  tutto sulle royalties del petrolio. Invitiamo i Consiglieri regionali e gli Assessori, tramite i colleghi presenti a Oppido il 13 agosto( Cifarelli, Giuzio e Lacorazza), in occasione della festa del PD, a riflettere sul malcontento popolare e sulle provocazioni di Edmondo Soave che, in qualità di moderatore dell’evento, ricordando il Conclave del 1270, ha suggerito come ultima ratio “un periodo a pane ed acqua in luogo chiuso”  per indurre alla ragione chi persevera negli errori di sempre.

Porzia Fidanza