Abolizione vitalizi, Idv: Non ci arrendiamo

Depositata proposta di legge per l’abolizione sia per i parlamentari nazionali che per i consiglieri regionali, anche per chi già la percepisce

Nel giorno in cui 608 parlamentari alla prima legislatura (417 deputati e 191 senatori) maturano la loro pensione (un assegno da circa 1000 euro netti da incassare al compimento dei 65 anni) Italia dei Valori rinnova la netta contrarietà all’utilizzo di soldi pubblici per pensioni e assegno di fine mandato ai parlamentari.

E’ quanto afferma Angelo Rosella, segretario regionale di IdV Basilicata, sottolineando che la decisione di revoca delle norme sui vitalizi adottata, dopo un ripensamento, di recente, dal Consiglio Regionale della Basilicata va invece in tutt’altra direzione, in quella sostenuta dal nostro partito per l’abolizione di ogni tipo di privilegio della “Casta”.

Soprattutto alla luce dei forti ritardi accumulati nell’attuazione del Reddito Minimo di Inserimento c’è bisogno di dare seguito al deliberato del Consiglio taglia-vitalizi con altri provvedimenti taglia-privilegi degli eletti dai cittadini, eliminazione di sprechi e contestualmente azioni per allargare la partecipazione popolare.

Quanto accade invece in Parlamento – dice Rosella – è ancor più insopportabile alla luce dei risultati del Rapporto Caritas che testimoniano, ancora una volta, il crescente ricorso all’aiuto della Caritas da parte delle nostre famiglie: circa 3mila persone non possono fare a meno di aiuti alimentari.

Italia dei Valori non si arrende e prosegue nella sua azione per l’abolizione dei privilegi della Casta. Per questo, abbiamo depositato una proposta di legge per l’abolizione dei vitalizi, sia per i parlamentari nazionali che per i consiglieri regionali, anche per chi già la percepisce.

Tanto per il passato quanto per il futuro, noi chiediamo che il vitalizio sia calcolato unicamente sulla base dei contributi effettivamente versati dal parlamentare.

E’ anche questo – è scritto nella nota – un argomento discriminante del nuovo centro sinistra che intendiamo costruire in regione e nel Paese con una chiara e netta connotazione di rifiuto di ogni privilegio per chi fa politica nelle istituzioni con il mandato dei cittadini. 

La sfida per la democrazia che si apre per i prossimi anni – dice il segretario IdV – ha connotati complessi. Essa coinvolge aspetti profondi come il ridisegno del modello di vita sociale e democratica e richiede, innanzitutto, l’impegno eccezionale della politica ad interpretare sempre e innanzitutto il disagio sociale dei cittadini.

Non si sottovaluti che a determinare la frattura con la democrazia è essenzialmente il venir meno della promessa di benessere, sviluppo e crescita che il modello ha rappresentato, specie per i ceti bassi, nel corso degli ultimi 60 anni, mentre il ceto medio, come riferisce il rapporto della Caritas, è scomparso.