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Dissesto del suolo e ritardi del Governo, situazione allarmante

Piano "Italiasicura" del 2014 a rilento

Solo qualche giorno fa ho posto il problema degli addetti alla forestazione dei paesi dell’Area Programma Melandro-Marmo-Platano.

Oggi dopo i gravissimi fenomeni di dissesto del suolo e le polemiche innescate dai ritardi degli interventi programmati dal Governo precedente, la situazione è doppiamente allarmante: sul piano occupazionale le giornate di lavoro che potrebbero fare i nostri operai idraulico-forestali sono molto di più delle 151 annue, sul piano delle responsabilità si assiste ad un rimpallo tra la struttura di missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri contro il dissesto idrogeologico e le Regioni sull’utilizzo dei fondi stanziati anche se solo sulla carta.

La verità è che ogni volta che si verifica una situazione di emergenza si riaccende con prepotenza la polemica sulle colpe per morti, distruzioni, allagamenti, danni diffusi.

Hanno fatto bene tanti sindaci dei comuni maggiormente colpiti dalle calamità naturali di questi giorni a chiedere conto a Governo e Regioni perché ci sono 7,7 miliardi di euro da spendere entro il 2023 per costruire muri di contenimento, casse di espansione per le piene, allargare i canali tombati, rinforzare argini e scolmatori, mettere in sicurezza i territori.

Eppure nel Piano “Italiasicura” del 2014 lanciato dal governo Renzi nel maggio del 2014 sono stati spesi appena 114 milioni di euro: in totale poco più dell’1 per cento di quanto si ha a disposizione.

Una situazione che non assolve nessuno e che invece vede le popolazioni locali e i lavoratori del settore idraulico-forestale pagarne le conseguenze. Interrogarsi di chi è la colpa perciò non può essere uno dei tanti motivi di polemica politica.

Ancora più preoccupante è l’affermazione del responsabile della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico di Palazzo Chigi secondo il quale ci vorrà tempo, mediamente un quinquennio perché i cantieri delle opere ancora non progettate si aprano.

Di questo passo servirebbero quasi 200 anni. Un paradosso che non ci possiamo permettere. Bisogna sveltire, andare più veloci del clima che cambia e sperare di anticipare la prossima calamità.

Ci sono 100 milioni per il sostegno alle progettazioni, bloccati da un anno e mezzo al ministero dell’Ambiente; c’è un prestito da un miliardo della Banca centrale, intonso da due anni; c’è un Piano nazionale, “Italiasicura”, che doveva muovere i primi concreti passi nel 2015 dopo la delibera Cipe, e invece è partito alla fine del 2016. E c’è la solita, ingarbugliata, dinamica dei bandi di gara, con i suoi ricorsi e le sue stranezze.

Motivo in più per accogliere la richiesta di Cgil Cisl Uil rivolta al presidente Pittella di un confronto di merito dopo l’annunciato trasferimento della forestazione al consorzio unico di bonifica perché non si può pensare di mettere mano ad una riforma del comparto tanto attesa, in passato affidata ad un’Agenzia Agro-forestale da istituire, senza un adeguato approfondimento con sindacati, partiti ed Amministrazioni Locali.

Come dicono i sindacati bisogna evitare di pensare ad un nuovo carrozzone per assegnare poltrone ed evitare che si continui a raccattare risorse senza legarle ad una progettualità degna di tale nome.

Carmine Ferrone, assessore Comune di Bella e responsabile del Marmo-Platano per Art. 1-Mdp