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Io, medico di guardia, sono indignato. La Regione ci tratta come ladri

“Legittimo pensare, a questo punto, che da parte degli amministratori della Regione Basilicata ci sia pressapochismo e poca consapevolezza di quello che si sta facendo". Giovedi prossimo, 19 ottobre, i medici della continuità assistenziale protesteranno davanti al palazzo della Giunta regionale

Pierdomenico Di Benedetto è un medico campano che da anni fa la guardia medica in Basilicata, a Savoia di Lucania, un piccolo centro della provincia di Potenza. “Ho una convenzione a tempo indeterminato guadagnata con sacrificio”.

Lo incontriamo di domenica mattina, in piazza, di rientro da una visita: “Una situazione difficile- dice- una persona anziana con serissimi problemi. Ho chiamato il 118 per il trasferimento in ospedale della paziente”.

Di fatto, i medici della continuità assistenziale fanno la prima emergenza, come in questo caso il dottor Di Benedetto. Ma non solo. Svolgono anche attività di ambulatorio. “Sono molte le persone che si rivolgono a noi per un consulto, o per farsi prescrivere un farmaco. E non cacciamo mai nessuno”.

Perché, un medico potrebbe rifiutarsi di fare un consulto?

Mai e poi mai- risponde- Ho però voluto sottolineare questa cosa perché oggi ci stanno trattando come ladri. Sì, ha capito bene, come ladri”.

Il riferimento è alla delibera numero 1037 del 29 settembre scorso, con cui la Regione Basilicata ha chiesto la restituzione di circa 18 milioni di euro, relativi, appunto, alla indennità di rischio, (di cinque euro lordi a ora) percepita negli ultimi dieci anni dai medici della continuità assistenziale. 

Ovviamente i medici non hanno rubato nulla. L’indennità in questione era stata riconosciuta sulla base del contratto integrativo del 2008 che la Regione Basilicata aveva stipulato con gli stessi medici.

Una somma omnicomprensiva dell’attività ambulatoriale svolta dalle guardie mediche o di quella pediatrica (in altre regioni riconosciute a parte). La somma comprendeva anche i rischi dovuti all’isolamento degli ambulatori sguarniti di telecamere e vigilanza e spesso in condizioni non proprio ottimali, e l’utilizzo della propria auto da parte dei medici, in altre regioni fornita dalla Asl di pertinenza.

Lo scorso aprile la Corte dei Conti ha chiesto alla Regione Basilicata di motivare l’assegnazione di questi 5 euro per evitare l’apertura di un procedimento per danno erariale.

La Regione a maggio ha sospeso l’indennità e poi ha pensato bene di rivalersi sui medici che l’avevano percepita fino ad allora chiedendo loro il rimborso di somme che vanno dai 30mila ai 60mila euro.

Come se li avessimo rubati -insiste Di Benedetto-noi non abbiamo mai rubato nulla, se mai sono altre le persone che in questa Italia rubano. Potrei farle vedere i miei cedolini- aggiunge- e si renderebbe conto che non abbiamo grandi stipendi”.

Di Benedetto è uno di quelli che crede fortemente in quello che fa e che durante il servizio di guardia medica va oltre quello che è il suo compito.

Siamo un avamposto sia per le urgenze che per l’attività ambulatoriale, accogliamo tutti, anche solo per ascoltare un problema. Il nostro giuramento (di Ippocrate ndr) lo rispettiamo e onoriamo facendo di più di quello che ci viene riconosciuto. E siamo orgogliosi di farlo. Ma essere trattati come ladri -torna a sottolineare- è una cosa che fa male”.

In paese, questo medico, lo conoscono tutti. E’ ormai parte integrante della comunità di Savoia di Lucania. In molti aspettano il fine settimana per rivolgersi a lui per un consulto o per farsi prescrivere un farmaco. “Magari è gente che durante la settimana lavora fuori e non riesce ad andare dal medico di famiglia, o semplicemente viene in guardia medica perché il problema sorge nel fine settimana. O ancora vuole essere semplicemente rassicurata su una diagnosi o una cura perché ci considera uno di loro. E noi non ci tiriamo indietro. Non abbiamo mai negato nulla a nessuno, né mai preteso nulla in cambio”.

Del resto basta farsi un giro in paese per avere la conferma di quanto siano apprezzati il dottor Di Benedetto e gli altri colleghi che si alternano a coprire il servizio nei giorni festivi.

Entriamo nel merito della vicenda e comprendiamo meglio lo scoramento e la rabbia del nostro interlocutore: “Mi chiedo perché la Regione ci chieda i soldi indietro prima che ci sia stata una sentenza. La Corte dei Conti ha chiesto spiegazioni, che però sembra non siano arrivate. 

Vuole far cassa (la Regione ndr)? Vuole soldi che lei stessa ci ha dato sulla base di un accordo contrattuale. E’ paradossale e illegittimo tutto ciò. Potrei pensare che forse c’è una volontà di depotenziare le guardie mediche in favore del 118. Bene, ma parliamone. Ad oggi però nessuno ha voluto discuterne seriamente. Preferiscono metterci le mani in tasca trattandoci come dei farabutti”.

Legittimo pensare, a questo punto, che da parte degli amministratori della Regione Basilicata ci sia pressapochismo e poca consapevolezza di quello che si sta facendo. E altresì legittimo pensare che questi signori dalla delibera facile non conoscano il territorio sul quale operiamo, le difficoltà per i pazienti di avere un soccorso in tempi utili a salvargli la vita, le difficoltà per i cittadini di un piccolo centro di poter reperire un medico nel fine settimana anche solo per avere un farmaco”.

Sembra – aggiunge amareggiato- che tutto questo non interessi a nessuno, considerato il silenzio che c’è sulla vicenda sia da parte dell’ente di Via Verrastro che da parte degli amministratori comunali che dovrebbero essere i primi a preoccuparsi per la salute dei propri concittadini”.

Chi conosce la Basilicata può ben comprendere quanto possa essere importante avere dei presidi medici territoriali. Strade non sempre degne di questo nome, la particolarità del territorio, le gelate invernali possono compromettere un tempestivo soccorso in caso di emergenza.

E’ di questi giorni la notizia che, da una verifica dei Lea, livelli essenziali di assistenza il servizio di soccorso (118) è risultato essere tra i peggiori d’Italia in termini di tempo: il dato della Basilicata è di 27 minuti rispetto al valore di riferimento normale che non può essere superiore a 18 minuti.

Un dato preoccupante? chiediamo al nostro medico. “Certo. Preoccupante e sconfortante, ma che non meraviglia affatto. Noi che ci relazioniamo con il 118 sappiamo quali siano le difficoltà che i nostri colleghi del soccorso possono incontrare. E’ anche per questo che ci preoccupa e indigna la richiesta di rimborso da parte della Regione Basilicata”.

I primi effetti la richiesta di rimborso e prima ancora la sospensione dell’indennità li ha già causati: molti colleghi di Di Benedetto, quelli chiamati a tempo determinato per esempio, stanno rinunciando a fare la Guardia medica. Lavorare di sabato e domenica, a Natale e Pasqua, sacrificando la propria vita, di fronte a tanta superficialità può avere un limite anche per chi crede fortemente che fare il medico sia una missione e ha scelto di farlo lontano da altisonanti strutture sanitarie o rinomati studi medici specialistici dove però se non puoi permetterti di pagare non puoi neanche pensare di arrivare.

Alla fine della fiera chi rischia di pagare il prezzo più alto sono sempre i cittadini. E chi ha sbagliato, se ha sbagliato, a riconoscere l’indennità che oggi rivuole indietro, magari sarà premiato. 

Per questo non ci arrendiamo- conclude il dottor Di Benedetto- andremo avanti per difendere un diritto che non è solo nostro ma di tutti i cittadini lucani”.

In attesa di ricevere le prime ingiunzioni di pagamento, giovedì prossimo, 19 ottobre, i medici della continuità assistenziale protesteranno davanti alla Regione Basilicata.