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Prostituzione e commerci illegali sotto il tappeto della città di Potenza

Il giro della prostituzione e del mercato illegale dei prodotti africani a volte si allarga anche alla droga. Salimah insiste, “sì, fidatevi, gira droga”.

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Sarebbero circa 800 gli africani a Potenza, 400 nei paesi dell’hinterland. Tante donne, giovani,anche minorenni. Molte di loro vivono nei centri di accoglienza. Le altre, arrivate prima, hanno una casa, un alloggio diviso con altre connazionali.

L’immigrazione è un fenomeno complesso, difficile da affrontare, soprattutto sul piano politico e etico. Queste donne fuggono da situazioni drammatiche, o anche da disagi profondi sia economici sia sociali. Sperano di costruirsi una vita migliore in queste terre europee.

Alcune di loro, non poche, appena sistemate in un alloggio (che sia un centro di accoglienza o un’abitazione presa in fitto), vengono “agganciate” da altre donne o anche uomini che propongono lavori facili e remunerativi. E’ così che Salimah (nome di fantasia) e altre ragazze la sera vanno a passeggiare in fondo alla via del Seminario Maggiore, o nelle strade intorno alla zona industriale di Potenza o nei dintorni della stazione centrale.

Venti euro per una prestazione sessuale.  A volte anche cinquanta. Soldi che devono dividere con la “matrona” o il “padrone”, loro connazionali legati a una rete ormai ben organizzata di gestione della prostituzione. Adesso – ci racconta Salimah – chi può abbandona la strada per farlo a casa, in alloggi condivisi con altre amiche. A Potenza? “Sì,ma anche nella zona. I clienti sono africani e italiani”.

Alcune di loro, oltre a prostituirsi, guadagnano anche con un’altra attività, diciamo commerciale. Si va a Napoli, a comprare prodotti alimentari ( e non solo alimentari) africani per rivenderli a Potenza agli emigrati dall’Africa. Un vero e proprio “mercato illegale” nel quale girano solo contanti. E nel quale non esiste alcun controllo sulla sicurezza dei prodotti. La vendita viene effettuata nelle case private, ma anche nei centri di accoglienza. Non sarebbe meglio aprire un negozio alimentare di prodotti africani, alla luce del sole, con tutte le autorizzazioni del caso? “Ma che dici! Troppo complicato, poi bisogna pagare le tasse e non c’è guadagno così”.

Il giro della prostituzione e del mercato illegale dei prodotti africani a volte si allarga anche alla droga. Salimah insiste, “sì, fidatevi,  gira droga”.

Ma i capi o i gregari di questi giri organizzati sono soltanto persone di colore? Assolutamente no: “Ho visto italiani, credo di queste parti”. Di Potenza? “Sì di questa zona”.

Esistono pericolosi germogli di organizzazioni malavitose locali, legate a centrali campane, composte da africani e italiani. “Loro vanno dove stanno gli immigrati”. Loro chi? “Loro”.

La ragazza ha paura: “Se mi scoprono mi picchiano”. Assalita all’improvviso da un senso di consapevolezza su quanto sta dicendo, vuole andare via: “Basta, lasciatemi stare”. Ci dice dell’altro, ma con mezze parole, mentre si allontana. Smette di parlare in italiano e usa la sua lingua, forse ci sta insultando.

Non è escluso che questi fenomeni “invisibili” e, al momento, a “circuito chiuso”si stiano diffondendo senza che qualcuno faccia qualcosa.

Qualcosa per aiutare tanti ragazzi e ragazze immigrati che arrivano qui con bellissime intenzioni, con sogni sognati a lungo.  Aiutare queste ragazzi è forse l’unico modo per evitare in futuro fenomeni illegali e criminali ben visibili e a circuito aperto. C’è già chi li aiuta, ma forse occorre un intervento più incisivo delle istituzioni, forze dell’ordine e magistratura comprese per fermare i criminali che sfruttano le fragilità degli immigrati e delle immigrate.

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