Eugenio resta sempre un Grande…

Churchill dichiara  di preferire sempre e comunque una pessima repubblica ad una scintillante, poco attuale e poco credibile dittatura

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E’ scoppiata in queste ore l’ennesima polemica italiana del dire, del giudicare e del promettere, mai del fare, che vedrebbe quale unico condannato terminale al rogo il guru della sinistra di un tempo, il grande Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica.

L’accusa a suo carico potrebbe definirsi di “concorso esterno in Berlusconifilia acuta” e trae origine dal fatto che l’ormai anziano ma sempre lucido giornalista, intervistato dal collega Floris ed invitato a manifestare la propria preferenza tra il Silvio Nazionale ed il prof. Di Maio, pentastellato, optava per il primo, sottolineando come il populismo forzista avesse quantomeno una sorta di contenuto e sostanza, a differenza dell’altro.

Posto che il nostro Paese è allo stato democratico solo di nome, la conferma dell’assunto nasce dal fatto che questa scelta di outcoming Scalfariano è stata raggiunta da un fuoco di mitraglia ad alzo zero e da insulti diffusi dei “repubblicones” di estrazione Zagrebelskyana e del solito Fatto Quotidiano, ormai divenuto un tacito portavoce stellare. Invero se da un lato si dice che tutti possono manifestare le loro opinioni politiche, liberamente associarsi e propugnare idee e pensieri, dall’altro questa possibilità sembrebbe poi ristretta e riservata in concreto solo a persone e schiere politiche ben determinate.

Gli altri, quelli diversi, quelli non allineati a Micromega e quant’altro non possono parlare e se si permettono di farlo sono fascisticamente sommersi da beceri insulti e da critiche estreme ed aggressive, alla faccia delle premesse, dichiarate ma mai attuate, di una irrinunciabile libertà di pensiero e di espressione. Riempire e riempirsi la bocca e le orecchie di parole quali onestà, libertà, democrazia per poi coprire di “m…..da” chi si permette di manifestare un pensiero diverso dal tuo, di distinguere tra lupi grigi e lupi neri, di rivalutare, in tutto o in parte, precedenti convinzioni espresse ci sembra sia non un esercizio di sana volontà politica quanto un’inammissibile “eiezione e deiezione” disperata ed inconsulta di rancorosità e di odio nei confronti del “diverso”, elevato (per meglio dire degradato), per ci  solo, al livello di “nemico”.

Quelli che, rifiutando di conferire il proprio cervello all’ammasso, di limitarsi scimmionescamente a battere le mani al grido di onestà, onestà per poi aggredire tutti  coloro che la pensano in modo diverso, ricordino che il vecchio Churchill dichiara  di preferire sempre e comunque una pessima repubblica ad una scintillante, poco attuale e poco credibile dittatura, più o meno illuminata da grigie stelle.

Il samurai di Basilicata

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