Basilicata24 - Il quotidiano online di inchieste, approfondimenti e notizie di politica, cronaca, economia, cultura, ambiente, sport - Il quotidiano online della Basilicata dedicato a notizie di politica, cronaca, economia, cultura, sport

Radioattività mille volte superiore alla norma. A rischio l’Europa, Italia compresa

La Russia ammette: Presenze molto elevate di Rutenio-106 nella regione degli Urali meridionali rispetto ai limiti. Scatta l’attenzione in tutti i Paesi europei, a partire dall’Italia

Il servizio meteorologico russo Rosgidromet ha confermato ieri che in diverse parti del paese sono state trovate concentrazioni «estremamente alte» di rutenio-106 a fine di settembre, confermando i rapporti europei sulla contaminazione usciti qualche giorno fa. Gli esperti hanno anche annunciato che l’isotopo è stato rilevato in Tatarstan e nella Russia meridionale, raggiungendo infine «tutti i paesi europei, dall’Italia al nord dell’Europa».

«Le sonde nelle stazioni di monitoraggio Argayash e Novogorny hanno rilevato radioisotopi Ru-106 tra il 25 settembre e il 1 ottobre», hanno detto i meteorologi. Le concentrazioni più alte sono state registrate ad Argayash, un villaggio nella regione di Chelyabinsk, negli Urali meridionali, che aveva dove i livelli di fondo sono stati superati di 986 volte. Il rutenio-106 è un prodotto della divisione degli atomi dentro un reattore, e viene anche utilizzato in alcuni trattamenti medici. Di sicuro, non è presente in natura se non come scoria di impianti nucleari.

Il rutenio-106 è un prodotto della fissione nucleare, il processo utilizzato nelle centrali atomiche per produrre energia elettrica. Il primo allarme, in realtà, era stato lanciato il 9 novembre scorso dall’Istituto per la Sicurezza nucleare francese, che aveva rilevato tracce di rutenio-106 in territorio francese fra il 27 settembre e il 13 ottobre: la fonte della contaminazione — che in Francia non risultava comunque a livelli pericolosi per la salute umana — era stata identificata in un punto compreso fra il Volga e gli Urali. L’ente nucleare russo, Rosatom, aveva allora negato i dati francesi, dichiarando che i livelli radioattivi «attorno all’intera infrastruttura nucleare russa sono nella norma e al livello della radiazione di fondo».