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Internato dai tedeschi nel campo di concentramento PI PARK 533 in Macedonia

Alla memoria di Domenico Carlomagno, prigioniero di guerra e internato in un lager nazista, a Lauria, il 27 gennaio, verrà consegnata la Medaglia d’Onore

Accompagnato dai tedeschi in campo di concentramento PI PARK 533 in Macedonia”. È Domenico Carlomagno, nato il 31 novembre 1923 e deceduto il 17 marzo 2016, a scrivere su un foglietto di carta queste parole, insieme a tante altre date. Il figlio, Nicola Carlomagno ci ha ha fatto questo dono e noi abbiamo l’onore di riportare la vicenda di suo padre.

Alla memoria di Domenico Carlomagno, prigioniero di guerra e internato in un lager nazista, a Lauria, il 27 gennaio, Giornata della Memoria, verrà consegnata la Medaglia D’Onore.

Ricordare perché non accada mai più. Questo il senso della «Giornata della memoria», un evento che si celebra, contemporaneamente, in gran parte del mondo occidentale per commemorare le vittime dei campi di concentramento nazisti. Il 27 gennaio è una data altamente simbolica: nel 1945, infatti, le avanguardie delle truppe sovietiche raggiunsero il campo di concentramento di Auschwitz  (lodierna Oswiecim, in Polonia). Per la prima volta, lorrore della «Soluzione finale» escogitata da Hitler e dai suoi gerarchi per liberarsi, una volta per tutte, della «questione ebraica», apparve nella sua cruda, allucinante realtà.

Ad Auschwitz trovarono la morte, uccisi nelle camere a gas o dagli stenti, quattro milioni di uomini, donne, bambini. Quasi tutti ebrei. Ma furono sterminati anche zingari, omosessuali, testimoni di Geova, oppositori politici e altri «nemici» del Reich millenario. Nel complesso, le vittime della Shoah, o Olocausto, furono circa sei milioni. Anche in Italia si celebra questa tragica data. I nomi dei deportati dall’Italia e dalle isole del Dodecanneso sono10.689, pubblicati online.

Tra questi c’è anche Domenico Carlomagno, un ebreo, che ha vissuto come partigiano. Purtroppo il figlio non ricorda esattamente la sua storia. La ricostruiamo attraverso un foglio, che Domenico ci ha lasciato e che lui stesso intitola: “Notizie militari dal 7 gennaio 1943 al 2 agosto 1946. È impressionante cogliere come si ricordasse esattamente le date, i mesi e gli anni. Ed io non posso che riportare la sua vita.

A soli venti anni, il 7 gennaio 1943 – Domenico scrive – vengo chiamato alle armi dal distretto militare a Cosenza. Destinato al 9° reggimento Autieri di Bari, vengo inviato da quest’ultimo al 9° reggimento Autieri di Macerata. Da Macerata – in borghese – senza nemmeno la divisa, veniamo inviati numerosi alla 2° compagnia di Giovinazzo (Bari).

Nel febbraio del 1943 vengo trasferito, insieme agli altri, a Trani (Bari) nel 2° gruppo addestramento e faccio parte della 2° Compagnia. Nei primi giorni di Marzo del 1943, vengo mobilitato e trasferito al 3° Autoparco del 2° gruppo Auto. Raggiunto il 26° Reggimento Autieri Compagnia smistamento il 3 agosto, vengo trasferito al 162° Autoparco Pesante Posta Militare 402.

Il 9 settembre, dello stesso anno, per ordini superiori -scrive ancora Domenico- veniamo tutti costretti a consegnare le armi ai tedeschi per essere accompagnati nel campo di smistamento. Il 17 settembre, evado dal campo di smistamento, insieme a tutti i miei ufficiali ed al Colonnello Comandante del 104 Autogruppo, per far parte della Brigata Partigiani Albanese.

Il 30 novembre, in combattimento, vengo catturato dai tedeschi in località Elbasan (Albania) ed accompagnato nel campo di concentramento PI PARK 533 in Macedonia.

Il 18 settembre 1944 riesco ad evadere dal campo di concentramento e fuggo in montagna, incorporato come partigiano nella 7° Brigata Adrett partigiani Iugoslavi. Qui faccio parte ai combattimenti per la liberazione di tutta la Macedonia fino al 1945. Infatti nel dicembre del ’45 vengo inviato a Zemun (Belgrado), per far parte del Battaglione Unità Partigiani Italiani”.

“Il 26 maggio 1946 – Domenico narra il suo rientro in Patria – vengo imbarcato a Spalato. Sbarcato a Venezia il 28 e trasferito al centro alloggio 401 Pescantina (Verona). Inviato a casa dal centro alloggio con licenza di 60 giorni, ho raggiunto il distretto Militare di Cosenza per liquidazione indennità prigionia. Il 2 agosto, finalmente, inviato a casa dal Distretto Militare.

Ecco la storia di Domenico, un  lascito importante per “non dimenticare” il dramma che accomunò anime di una storia destinata a non cancellarsi mai più.