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Giovani lucani e agricoltura, gli spot non bastano se non si cambia strategia

Il presidente dell'Uci. "Basilicata agli ultimi posti per competitività"

Nonostante le perplessità che suscita la formula scelta dal Dipartimento Agricoltura di voler, quantomeno poco opportunamente, convocare in piena campagna elettorale, i giovani che hanno fatto domanda di primo insediamento, per informarli, in sostanza, su adempimenti già noti e previsti dalle procedure burocratiche per l’attuazione del Psr (Piano di Sviluppo Rurale), l’Uci (Unione coltivatori Italiani) di Basilicata assegna grande importanza all’impulso che può derivare dall’immissione di alcune centinaia di nuove leve nel tessuto imprenditoriale agricolo lucano.

Un settore moderno e sviluppato- commenta il presidente dell’Uci Basilicata, Nicola Manfredelli- non può fare a meno delle preziose energie giovanili nei confronti delle quali, tuttavia, finora abbiamo assistito soltanto a un susseguirsi di promesse e di intenti che non hanno mai trovato riscontri concreti negli orientamenti e nelle scelte della Regione, determinando, così, un ulteriore indebolimento del settore, testimoniato dalla chiusura di centinaia di aziende agricole.

Già un anno fa- continua Mandredelli- in occasione dell’avvio del programma di interventi annunciato dalla Regione, l’Uci aveva richiesto il contestuale cambiamento delle strategie agricole, troppo penalizzanti per i produttori e troppo squilibrate a favore dei grandi gruppi imprenditoriali e cooperativi che stanno colonizzando il mondo agricolo.

Non basta la semplice erogazione del contributo finanziario previsto dall’Unione Europea – ricorda il Presidente dell’Uci – per assicurare il pieno successo dell’iniziativa di ammodernamento e rilancio dell’agricoltura lucana, se non si ha la volontà e la capacità di rimuovere anche gli ostacoli finanziari, normativi e burocratici, che ne impediscono il salto di qualità in termini di lavoro e di reddito”.

La Basilicata, infatti, pur registrando un buon indice di presenza dei giovani in agricoltura, pari all’incirca al dieci per cento degli addetti, continua a rimanere agli ultimissimi posti della classifica della competitività economica e del reddito procapite conseguito.

Si possono anche comprendere gli spot del momento e la giornata di festa e di pubblicità voluta dall’assessore Braia e dagli uffici del Dipartimento, ma senza il cambiamento delle strategie agricole, da tempo atteso dagli operatori del settore, rischiano di essere vanificati sia gli investimenti che le speranze di tanti coraggiosi giovani, che per il loro impegno e il loro coraggio, meritano attenzione, considerazione e rispetto, senza nessun opportunismo o strumentalizzazione di altra natura.

Contestualmente all’avvio del programma di insediamento dei giovani in agricoltura, ufficializzato con una convocazione dei beneficiari e curiosamente propagandato come “giornata formativa”-conclude- l’UCI Basilicata sollecita la Regione a recepire e ad adottare tempestivamente le proposte avanzate nel campo della semplificazione burocratica e del sostegno alle attività produttive, indispensabili per superare l’ingiustificata condizione di settore diffusamente colonizzato e sfruttato, a cui è stato ridotto il comparto agricolo lucano.