Trivellazioni in mare Wwf: “Basta favorire fonti fossile e svendere la natura”

"Una sentenza non può sostituire le scelte di fondo"

Tre sentenze del Consiglio di Stato hanno sbloccato le valutazioni di impatto ambientale, approvate dal ministero dell’Ambiente e, hanno autorizzato la prospezione, con l’airgun, per la ricerca degli idrocarburi nelle acque del Mare Adriatico.

A questo proposito il WWF si domanda “dopo l’Accordo di Parigi del 2015, ancora il nostro paese intende favorire le fonti fossili a favore delle fonti rinnovabili? Nonostante gli impatti ambientali, il nostro Paese vuole, ancora, continuare ad alimentare un sistema di agevolazioni e sussidi alle aziende petrolifere?.

“Gli interventi di ricerca – evidenzia il WWF in una nota – dovranno, ora, avere delle autorizzazioni più precise per cercare, in tutti i modi possibili, di impedire questo scempio all’ecosistema marino”.

“Il 25% della piattaforma continentale italiana – continua il WWF – è interessata da attività di sfruttamento degli idrocarburi offshore.

Il greggio disponibile è di scarsa qualità e le riserve di petrolio presenti nei fondali marini sono molto limitate tanto che potrebbero soddisfare il fabbisogno nazionale solo per 7 settimane.

Inoltre, le aziende petrolifere molte agevolazioni: non pagano le prime 50mila tonnellate di petrolio estratte all’anno a mare e i primi 80 milioni di Smc di gas, hanno un prezzo molto basso per le concessioni d’estrazione di idrocarburi e godono di numerosi sussidi”.

“Le servitù petrolifere – aggiunge – mettono a rischio, nel solo nel versante Adriatico, il patrimonio naturale costituito da 112 aree protette dalle norme italiane e comunitarie: 6 aree marine protette, un parco nazionale, 10 parchi regionali, 31 riserve naturali statali e regionali e 65 siti della Rete Natura 2000 distribuiti nella fascia costiera e nelle acque territoriali italiane.

Nel solo tratto di mare dello Stretto di Sicilia sono 13 i siti tutelati dall’Europa”.

“L’air-gun – conclude – è la sorgente d’energia, oggi, più utilizzata per i rilievi sismici in mare nella fase di ricerca degli idrocarburi ed è da considerarsi tra le fonti di rumore più elevate.

Nelle attività di estrazione degli idrocarburi non vengono valutate adeguatamente le criticità geologiche.

Inoltre, nella fase operativa di estrazione degli idrocarburi vengono usati fanghi perforanti, a base di acqua, che contengono sostanze chimiche – alcune delle quali tossiche – e le acque di produzione contengono alcuni contaminanti, come i metalli pesanti e i microinquinanti organici”.