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Disagi nel Metapontino. L’acqua sporca è anche figlia di una discarica?

La discarica di Sant’Arcangelo venne ampliata in assenza di autorizzazione integrata ambientale e di valutazione di impatto ambientale

Oggi si fa un gran parlare dei rubinetti del Metapontino, giustamente. E qualcosa non quadra nelle dichiarazioni pubbliche dei responsabili a vari livelli nella gestione e nel controllo delle acque. Non quadra l’insistenza sul fatto imminente, sulle analisi oggi e su nessuna riflessione storica dei fatti. In sostanza, qualcuno dovrebbe risalire alla fonte dell’inquinamento acquifero, come giustamente ha fatto notare Giovanna Bellizzi. In tal caso è opportuno ricordare ciò che accadde alla discarica di Sant’Arcangelo nel 2015, quando Il Comitato Cittadino per Sant’Arcangelo e il Movimento Liberiamo la Basilicata, denunciarono la dispersione di percolato e si opposero all’ampliamento dell’impianto. Il nostro giornale allora pubblicò un loro intervento e finirono indagati Giuseppe Di Bello e Giusi Cavallo per il reato diffamazione a danno dell’allora amministratore della Società Val d’Agri spa, Francesco Copeti, poi condannato definitivamente in Cassazione per reati ambientali.

La discarica di Sant’Arcangelo, venne ampliata in assenza di autorizzazione integrata ambientale e di valutazione di impatto ambientale, le cui richieste sarebbero state registrate in data successiva all’ampliamento”. Questa vicenda fu anche oggetto di interrogazione parlamentare. Nell’interrogazione, i parlamentari chiedevano “se siano intervenute indagini sulle possibili conseguenze relative alla realizzazione dell’ampliamento della discarica in un’area posta a poche centinaia di metri dall’invaso di Montecotugno”.

Sono state fatte indagini?

A suo tempo le due associazioni facevano rilevare che “l’eccessivo cumulo di rifiuti già realizzati in agro del comune di Sant’Arcangelo dalla società Val d’Agri SpA ha posto e pone in evidenti condizioni di pericolo l’intera area vista anche l’instabilità idrogeologica, e che non si può realizzare una piattaforma polifunzionale per la realizzazione di compost. E’ assolutamente indispensabile per gli scriventi una campagna di indagine e di monitoraggio rispetto a quanto già causato sul territorio dalla discarica di località Frontoni.”.

Sono stati fatti i monitoraggi?

In sostanza ci sarebbe stato il pericolo che il percolato finisse nel torrente Fiumarello che sfocia nella diga di Monte Cotugno. E ci sarebbe l’ipotesi che i solventi utilizzati nell’acqua, compromessa dalla discarica, in uscita dalla diga possa determinare la presenza sopra soglia di derivati quali il trialometano.